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Materie prime, allarme delle imprese sul rincaro dei prezzi

Le aziende non sono più in grado di reggere la crescita a doppia cifra del costo di energia e materie prime. E «scaricano» sui clienti

di Enrico Netti

Aumento costi energia e materie prime mette in difficoltà imprese

3' di lettura

I contorni sono sempre più quelli di una emergenza nazionale che rischia di colpire l’industria di trasformazione. Le aziende, soprattutto le Pmi, non sono più in grado di reggere all’urto dei rincari a doppia cifra dell’energia e delle materie prime e sono costrette a trasferirli a valle, ai consumatori. Una prospettiva che allarma, tra gli altri, i produttori dei beni del largo consumo confezionato in pieno braccio di ferro con le catene della moderna distribuzione nella fase di rinegoziazione dei listini 2022.

Il tema degli aumenti delle materie prime, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, sabato pomeriggio è stato al centro di una riunione straordinaria alla presenza dell’intero Consiglio direttivo di Centromarca. L’associazione rappresenta oltre 200 aziende attive in Italia con 118mila dipendenti che producono quasi i due terzi dei beni del largo consumo confezionato di marca. «È un momento di particolare complessità a causa di una esplosione dei costi inaspettata e al di fuori delle logiche dell’economia - premette Francesco Mutti, presidente Centromarca -. I listini di tutte le materie prime vedono rincari a doppia cifra oltre a gravi problemi di reperibilità delle merci. I produttori sono in una situazione di significativa difficoltà e non sappiano per quanto tempo durerà questa situazione ma sono passati mesi dai primi allarmi. Serve, per questo, l’impegno di tutti gli stakeholder, incluso il Governo, per garantire il corretto rapporto qualità-prezzo dei beni del largo consumo». In altre parole il presidente chiede che ogni componente della filiera faccia la propria parte.

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Una parte dei rincari arriverà nel carrello della spesa

Così, in una nota di Centromarca diffusa lunedì 22, viene evidenziato come «la moderna distribuzione dovrebbe porre la massima attenzione agli effetti negativi che questa straordinaria anomalia dei mercati internazionali genera su un sistema produttivo strategico per il Paese». In tutti i casi viene dato per scontato che una parte dei rincari arriverà nel carrello della spesa. «L’altro interlocutore è poco propenso a condividere i rincari - sottolinea Mutti che rivolto al Governo chiede - una presa d’atto di questa situazione emergenziale e interventi mirati per ammortizzare e cercare di neutralizzare con l’aiuto della mano pubblica questi aumenti, con la riduzione delle accise e altri interventi mirati ad assorbire i rincari».

Da Centromarca si rimarca inoltre come la Gdo non voglia ammortizzare i rincari, una posizione che potrebbe avere molte conseguenze. «Una crisi dell’industria italiana dei beni di largo consumo avrebbe pesanti ripercussioni sull’indotto a monte e a valle, con ricadute occupazionali negative in un contesto già di per sé critico» avverte Mutti.

Sutter: «I rincari non li può sopportare solo l’industria»

Aldo Sutter, presidente e ad dell’azienda di famiglia (detergenti e prodotti per la casa) definisce “devastanti” le conseguenze dei rincari. «Quest’anno è aumentato tutto con un incremento medio del 20% ed è un problema globale - spiega l’ad -. I rincari non li può sopportare solo l’industria». La Pmi piemontese ha 200 lavoratori diretti mentre l’indotto sul territorio conta altri 600 addetti. L’essere una Pmi, un tempo sinonimo di flessibilità, oggi mette in una condizione di svantaggio quando si tratta di negoziare con i fornitori. «Serve uno sforzo di tutta la filiera per trovare una via d’uscita e salvare le Pmi - avverte Sutter che aggiunge -. Le Pmi sono la spina dorsale dell’imprenditorialità, creano e danno occupazione in Italia e vanno aiutate a superare questa particolare fase perché questi aumenti non li può supportare solo l’industria». Per finire l’ad ricorda, con un certo senso di frustrazione, che altri settori riversano gli aumenti sui consumatori. Il punto è che le Pmi manifatturiere da mesi stanno lottando contro continue ondate di rincari con le loro sole forze. Sono troppo piccole e soffrono per la mancanza di potere contrattuale nel trattare con i fornitori. Una posizione di svantaggio che potrebbe indebolirle ulteriormente.

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