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Las Vegas è nel pieno di una crisi coniugale

Cambiano i tempi, ci si sposa sempre meno e nella capitale mondiale dei matrimoni il business non è più quello di una volta

di Marco Dell'Aguzzo

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L'ingresso del Tunnel of Love della Little White Chapel di Las Vegas, per convolare a nozze a bordo di un'auto e ritrovarsi marito e moglie senza scendere dall'abitacolo

Cambiano i tempi, ci si sposa sempre meno e nella capitale mondiale dei matrimoni il business non è più quello di una volta


4' di lettura

La Little White Wedding Chapel è forse la cappella più famosa di Las Vegas, con centinaia di migliaia di unioni celebrate dal 1951 a oggi. Davanti al suo altare, si sono sposati Frank Sinatra e Mia Farrow, Bruce Willis e Demi Moore, Michael Jordan, Britney Spears, Pamela Anderson e, recentemente, anche Sophie Turner (Sansa di Game of Thrones). Ma il business dei matrimoni non è più quello di una volta, e lo scorso aprile la cappella è stata messa in vendita per 12 milioni di dollari: dopo sei mesi e una sola offerta ricevuta, alla fine la sua proprietaria ha cambiato idea e deciso di ritirarla dal mercato. L'autoproclamata “Regina dei Matrimoni dell'Occidente” si chiama Charolette Richards, ha 86 anni e aveva detto – con un misto di tristezza e di sollievo – che sarebbe andata presto in pensione.

La triste sorte della Little White Wedding Chapel dice molto della crisi che sta vivendo l'industria dei matrimoni di Las Vegas, anche conosciuta – tra i suoi tanti soprannomi – come The Marriage Capital of the World. Oltre che di gioco d'azzardo, la città è sinonimo di nozze rapide, economiche e stravaganti, magari celebrate da un sosia di Elvis Presley. Ma oggi quel fascino anticonformista si è un po' perso, rendendo incerto il futuro del modello di affari che vi è stato costruito sopra.

Per sposarsi a Las Vegas bastano un documento di identità, 77 dollari, e in una decina di minuti si ottiene una licenza. Dopodiché la coppia deve recarsi da un ufficiale alla presenza di un testimone: alcune cappelle offrono tutto il necessario, più una cerimonia semplice e un mazzo di rose, a un costo di appena 99 dollari. Ma dal 2006 gli uffici dell'anagrafe, un tempo aperti tutto il giorno, chiudono a mezzanotte: dopo quell'ora non si presentava più quasi nessuno.

L'industria dei matrimoni di Las Vegas dà lavoro a oltre diecimila persone e genera ancora numeri notevoli, nonostante tutto. Nel 2018, il turismo legato a questo settore ha prodotto 2,5 miliardi di dollari, che però sono almeno un miliardo in meno rispetto alle cifre toccate in passato. Nello stesso anno, sono stati celebrati 74.534 matrimoni nella contea di Clark (di cui Las Vegas è il capoluogo), ma nel 2004 ce ne erano stati 128.238, il 42 per cento in più.

Volete che sia Elvis Presley a officiare il vostro matrimonio? Ecco la cappella di Las Vegas che fa per voi (con tutti i sosia del caso)

Il declino si spiega innanzitutto con il fatto che i matrimoni sono in calo. Nel 2017 risultavano sposati il 50 per cento degli adulti americani contro il 72 per cento nel 1960. Una delle cause è stata la crisi finanziaria del 2008, che ha avuto un impatto negativo sulla stabilità economica delle persone, in particolare dei più giovani. Ma ci sono anche ragioni culturali. Le convivenze sono in forte aumento, per esempio, e i Millennials, quando si sposano, lo fanno a un'età più avanzata rispetto alle generazioni precedenti: preferiscono concentrarsi sul lavoro, oppure prendersi del tempo per conoscere a fondo il partner, prima di arrivare a scambiarsi gli anelli. Una visione della vita che mal si concilia con l'impulsività romantica che ha fatto la fortuna di Las Vegas. E infatti, nel 2018, le licenze rilasciate a coppie di ventenni e trentenni sono state il 40 per cento in meno rispetto a dieci anni prima. Nemmeno la legalizzazione dei matrimoni gay, che il Nevada ha autorizzato dall'ottobre del 2014, ha migliorato granché la situazione.

Dal 1960 al 2016 l’età media delle donne americane al primo matrimonio è passata da 20,3 a 27,4 anni; quella degli uomini da 22,8 a 29,5. Sposi non più giovanissimi, sui trent'anni, hanno esigenze diverse e cercano qualcosa di più elegante e meno sbrigativo di un rito a tema Elvis o hawaiano, che oggi appare datato e kitsch. Alcuni hanno dato la colpa al film Una notte da leoni per aver alimentato il mito di Las Vegas come capitale dei matrimoni tra ubriachi, da cancellare appena passata la sbornia. Una circostanza, tra l'altro, impossibile nella realtà: rilasciare una licenza e sposare una coppia annebbiata dall'alcol è illegale. Perfino la “Città del Peccato” ha le sue regole.

Molte cappelle hanno chiuso. Altre, invece, stanno cercando di svecchiare l'estetica per adeguarsi ai tempi e trasmettere un'immagine diversa della città: invece di proporre i soliti pacchetti tematici, investono nella personalizzazione delle cerimonie e nelle nuove tecnologie (soprattutto il live streaming). Altre ancora, al contrario, non puntano ad attirare una clientela di giovani, ma di cinquantenni: le cerimonie di rinnovo dei voti possono arrivare a rappresentare la metà delle entrate. Quando una coppia sposata rinnova le promesse pensa solo a divertirsi, spiega il proprietario della cappella Viva Las Vegas, la più grande della Strip, il viale dove affacciano gli alberghi e i casinò. In vent'anni di attività non ha mai cambiato approccio o fatto qualcosa di diverso dal recitare nei panni di Elvis, James Bond, Mago Merlino o Dracula. Ma con i profitti che si contraggono anno dopo anno, neanche lui sa dire quanto ancora dureranno gli affari.

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