audizione al senato

Latte: chiesti ritiro del surplus e clausola di salvaguardia per garantire un euro ai pastori

di Nicoletta Cottone


Crollo del prezzo del latte sardo di pecora: ecco tutti i numeri

3' di lettura

Serve una clausola di salvaguardia che garantisca di raggiungere un euro al litro per il prezzo del latte pagato ai pastori sardi da parte degli industriali, che sono i diretti beneficiari delle consistenti misure di sostegno per quasi 50 milioni di euro messe in campo da governo e Regione. La richiesta è giunta dal presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel corso di un’audizione dinanzi alla commissione Agricoltura della Camera sulla crisi del prezzo del latte ovino. Prandini ha anche ricordato che l’acconto non può essere in alcun modo inferiore ai costi di produzione. I pastori sardi protestano perché attualmente i proprietari dei caseifici di pecorino romano pagano 60 centesimi al litro il latte di pecora, con una perdita per gli allevatori di 14 centesimi per ogni litro di latte venduto. Hanno rifiutato l’offerta di 72 centesimi al litro: l’obiettivo è arrivare a un euro.

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Consorzio di tulela: si dimette Palitta
Intanto ha rassegnato le dimissioni Salvatore Palitta, presidente del
Consorzio di tutela del pecorino romano. L’annuncio con un post via Facebook. Il 22 febbraio sarebbe scaduto il suo mandato.

Il Pecorino romano non è tutelato
Per Prandini è importante intervenire sul Consorzio di tutela del pecorino romano che «non ha svolto adeguatamente i compiti di tutela e promozione». É anche necessario garantire con una riforma la presenza almeno del 30% dei pastori ai quali vanno assegnate le quote di produzione. Vanno anche intensificati i controlli sul grattugiato per evitare che venga spacciato per pecorino romano formaggio importato dall'estero. Importante, inoltre, tutelare il pecorino dalle imitazione nell'ambito degli accordi di libero scambio. É stato anche ricordato che il termine Pecorino Romano non è tutelato in quello stipulato recentemente con il Giappone Jefta.

Confagricoltura, subito ritiri di mercato per fermare crisi
«L'unica soluzione per tamponare la crisi del latte in Sardegna è procedere con i ritiri dei surplus dal mercato. Per il Pecorino Romano c'è un surplus di 100mila quintali. In una seconda fasa bisogna poi migliorare la programmazione e garantire il rispetto delle quote di produzione. Infine, da parte dei pastori si può migliorare la produzione di latte di qualità», ha detto in audizione il rappresentante di Confagricoltura.

Agrinsieme: programmare primo step per uscire da crisi
Le organizzazioni di Agrinsieme - Cia, Copagri, Legacoop, Alleanza delle Cooperative e Confagricoltura - per uscire dalla crisi del latte sardo,
hanno presentato un pacchetto di proposte nel corso dell’audizione alla commissione Agricoltura della Camera. Chiedono programmazione, aggregazione e rispetto delle regole, cambiando le norme. « É necessario trovare una soluzione immediata e programmare azioni a lungo periodo - ha sottolineato Copagri - guardando soprattutto alla tracciabilità e incentivando l'export. Serve anche una modalità per il ritiro del surplus e un tavolo di filiera di confronto continuo, oltre a una griglia unica per un contratto tipo». Secondo Cia Sardegna è importante legare la produzione a regole certe, con un contratto di campagna che stabilisca la quantità di latte per stagione, tenendo conto delle condizioni climatiche favorevoli che possono far superare la quantità prevista.

Per Confagricoltura Sardegna per evitare surplus di produzione, è indispensabile avere i dati: «aiuterebbe ad avere una conoscenza maggiore del settore. Ora - aggiunge - la necessità è ritirare dal mercato il prodotto in eccesso ma poi, in una seconda fase, occorre trovare un sistema per rispettare le quote dove è fondamentale avere una sistema di vigilanza e coordinamento tra enti».

I pastori sono 12mila, i trasformatori 35
Legacoop, nel sottolineare che i pastori sono meno di 12 mila e i trasformatori 35, fa notare che la sovrapproduzione di latte e pecorino romano impone un cambio di norme. «Dobbiamo rifondare il sistema programmando uno sviluppo indipendentemente dall'aiuto pubblico - precisa Legacoop - ma anche puntare su diversificazione e destagionalizzazione». A parlare più specificatamente dei consorzi è l'Alleanza delle cooperative, «se ci sono segnalazioni di reati occorre denunciare ma non dobbiamo creare falsi allarmismi».

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