alimentare

Latte fresco, Centinaio: sì alla revisione delle norme di conservazione

di Giorgio dell'Orefice


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3' di lettura

Si riapre il cantiere della shelf life del latte fresco. Una richiesta in tal senso è venuta oggi a Roma da Granarolo e la sfida è stata raccolta dal ministro delle Politiche agricole Centinaio. Granarolo che oggi a Roma ha presentato i propri tre obiettivi per la sostenibilità della filiera individuati nell'ambito dei 17 goals definiti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. E tra questi c'è la lotta agli sprechi di cibo «un capitolo – ha spiegato il presidente di Granarolo (Gruppo cooperativo con 1,3 miliardi di euro di fatturato e oltre 3mila dipendenti), Gianpiero Calzolari - nel quale un vero e proprio scoglio è la normativa che regola il latte fresco che è stata varata trent'anni fa e che non tiene conto dei miglioramenti tecnologici che sono intervenuti via via nella filiera lattiero casearia, dalle stalle alla trasformazione fino alla distribuzione. Miglioramenti che riguardano in primo luogo la gestione del freddo e che rendono obsoleti quei vincoli di legge fissati trent'anni fa costringendo spesso a buttar via quantitativi ingenti di latte che invece potrebbero ancora essere consumato».

Una sfida subito raccolta dal ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. «La durata del latte fresco – ha detto Centinaio - è definita da una normativa di 30 anni fa che è diventata obsoleta perché non tiene conto dei miglioramenti in stalla e nella trasformazione. Prima delle vacanze voglio incontrare al Mipaaft interlocutori competenti per ragionare sulla shelf-life degli alimenti, a partire da quella del latte, nell'ambito delle politiche contro lo spreco alimentare e a favore della competitività delle imprese e del Made in Italy. Obiettivo è aprire una finestra per aumentare la shelf-life dei prodotti alimentari e far sì che il cibo non venga buttato via. L'impegno contro lo spreco alimentare non è solo del Mipaaft ma di tutto il Governo».

Il tema della shelf life del latte fresco è un tema da sempre molto caldo ed è tutt'ora regolato dalla legge n.169 del 1989 che fissa la durata del latte fresco a 4 giorni oltre a quello di confezionamento. Una legge che già all'inizio degli anni 2000 si era provato a scardinare. All'epoca sotto la pressione del latte di importazione che si definiva “fresco” anche se aveva una durata fino a 8 giorni alcune imprese proposero la tecnologia della microfiltrazione che consentiva di mantenere intatte le caratteristiche del latte appena munto per un periodo superiore ai canonici 4 giorni. Ma dopo un lungo contenzioso la scelta ricadde sulla creazione di una categoria ad hoc, quella appunto del latte microfiltrato o “più giorni” che però non poteva essere definito “fresco” e non poteva essere confuso con quest'ultimo.

Adesso invece sotto la spinta delle nuove tecnologie, si apre uno spazio di riflessione per rivedere quei vincoli fissati ormai trent'anni fa.
Ma la scommessa di Granarolo sulla sostenibilità non passa solo dal latte fresco. Altri due punti chiave sono il benessere animale e la riduzione della plastica nel packaging. «Sul fronte del benessere animale - ha aggiunto il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari - abbiamo già svolto un importante lavoro di certificazione che ha riguardato i nostri allevamenti. E abbiamo creato un rating in centesimi che misura il benessere animale. Già oggi oltre il 60% delle nostre stalle è al di sopra del 70/100 e l'obiettivo è di portare tutti i nostri allevamenti al di sopra di quella soglia nel giro di pochi anni».

Infine la lotta alla plastica. «Un obiettivo che in alcune regioni del Nord - ha concluso Calzolari - qualcuno sta perseguendo anche rispolverando i vecchi contenitori in vetro. È una strada di non semplice gestione ma è percorribile e riteniamo che potrà dare risultati insperati».

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