intervista a calzolari

Latte, Granarolo si rafforza nonostante il calo del fresco

Il presidente Granarolo: abbiamo garantito il ritiro del latte ai nostri allevatori. La coop Granlatte chiude il 2019 con fatturato a 288 mln (+7%)

di Giorgio dell'Orefice

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Nel 2020 si punta a produrre 6,93 milioni di tonnellate di latte

Il presidente Granarolo: abbiamo garantito il ritiro del latte ai nostri allevatori. La coop Granlatte chiude il 2019 con fatturato a 288 mln (+7%)


4' di lettura

«Nel corso dell’emergenza Coronavirus abbiamo continuato a lavorare come tutto il settore agroalimentare. Certo anche a noi è mancato il canale horeca, ma rimodulando il mix di prodotti più sulle esigenze della grande distribuzione siamo riusciti comunque ad assicurare uno sbocco di mercato per ingenti quantità di prodotto. Abbiamo garantito il ritiro del latte ai nostri allevatori e in questo modo abbiamo dato sicurezza alle nostre imprese».

È il quadro al tempo del Coronavirus tratteggiato da Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo e di Granlatte, la coop di allevatori che controlla Granarolo Spa (1,31 miliardi di euro di fatturato nel 2019) in occasione della presentazione dei dati di bilancio di Granlatte.

La coop ha chiuso il 2019 con fatturato a quota 288 milioni (+7%). Le quantità di latte conferito hanno raggiunto quota 6,475 milioni di quintali (+3,8%). Un trend positivo proseguito anche nei primi 4 mesi del 2020 (+12,3%) tanto che ha fine anno si stima di arrivare a tagliare il traguardo del 6,93 milioni di tonnellate (dai 4 milioni di pochi anni fa).

«La mission della nostra cooperativa – spiega Calzolari – è quella di valorizzare il latte dei soci nonostante la pesantissima emergenza. In poche ore è di fatto sparito il mercato horeca che per il nostro latte è importante soprattutto per i bar più che per i ristoranti. Mentre la grande distribuzione ha rafforzato i volumi assorbiti ma con un mix di prodotti per noi meno profittevole. Il tutto senza dimenticare che la pandemia è esplosa nel momento di maggior produzione degli allevamenti, la primavera. Insomma più latte e meno mercato che noi abbiamo comunque raccolto e trasformato a un prezzo medio di liquidazione di 48,21 euro a ettolitro Iva inclusa».

Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo e di Granlatte

State incrementando i volumi in un momento che non è favorevole al latte fresco...
Vero, dal 2010 il settore del latte fresco ha perso 420mila tonnellate ai causa dei minori consumi. Ma in totale controtendenza noi in questi mesi abbiamo recuperato un 7% di volumi su un mercato in calo e in una logica molto competitiva. Ci siamo riusciti con un grande sforzo di comunicazione e con un posizionamento di prezzo a 1,49 euro al litro che ci ha premiato

I consumi in genere però non hanno invertito la tendenza
Fermi i bar nei consumi domestici il segmento perde il 15-20%. Il punto è che il consumatore è disincentivato a fare la spesa dalle restrizioni delle scorse settimane come dalle file lunghe ai punti vendita. E così si è ancora accentuata la propensione a fare acquisti con minore frequenza, concentrandoli magari una volta alla settimana il che poi porta nella spesa a privilegiare i prodotti con una shelf life più lunga, una durata maggiore.

Si è anche arenata la vostra proposta di allungare la durabilità del latte fresco
Su quel fronte usciamo sconfitti. Sconfitti dall’indisponibilità del ministero al confronto, ma anche dei nostri colleghi produttori che preferiscono condividere una discrasia che avere un’opportunità in più. E oggi stiamo tutti perdendo anche se c'è chi perde di più di noi.

Una strada che è stata accantonata troppo presto?
Io credo sia una strada obbligata con la quale torneremo a confrontarci. Perché oggi tutti vogliono latte made in Italy e si trova un latte Uht a 0,90 centesimi. Ma più avanti il consumatore vorrà spendere di meno e con un prezzo a 0,50 centesimi dovremo necessariamente ricorrere a latte di importazione, perché a 0,50 cent non possiamo pagare adeguatamente i nostri allevatori. E allora il tema tornerà di attualità. Invece un latte fresco con una durata maggiore è la principale opportunità che abbiamo per remunerare adeguatamente gli allevatori, e gli sforzi che hanno fatto in anni recenti investendo sul benessere animale, e valorizzare il made in Italy.

Un latte fresco con una durata maggiore è la principale opportunità che abbiamo per remunerare adeguatamente gli allevatori

presidente Granarolo Gianpiero Calzolari

Basterebbe allungare la shelf life?
Non solo. Poi occorrerebbe investire in promozione per raccontare cosa significa latte fresco e latte Uht in termini nutrizionali, qual è il valore di vitamine vitali nel fresco e nel trasformato. Tranne pochi casi come il vino e i formaggi stagionati, di solito nell’alimentare il prodotto fresco è di qualità superiore rispetto a quello trasformato. Un conto è la fragola e un altro la marmellata di fragole. Il nostro latte fresco poi in termini di contenuto di grasso, di proteine e di carica batterica è nettamente sopra i valori medi proprio grazie agli investimenti fatti sul benessere e sulla formazione degli allevatori.

Come siete riusciti a compensare il crollo della domanda di bar, mense e ristoranti?
Attualmente stiamo vendendo di più nella Gdo. Abbiamo rafforzato i volumi di latte destinato a prodotti come mozzarella, ricotta e stracchino e abbiamo potenziato anche il latte Uht. E poi la necessità aguzza l'ingegno…

Cioè?
Poi ci siamo inventati la consegna on line. Avevamo fermi i furgoni che di solito lavorano per le consegne a bar e pizzerie e abbiamo allestito un servizio di delivery per le vendite on line. Siamo partiti da Bologna ma presto l'abbiamo allargato a Modena e a Milano. Certo non siamo Amazon ma abbiamo dato un servizio. E molti consumatori, fortemente legati ai nostri brand, da Granarolo a Yomo, lo hanno apprezzato. E adesso siamo convinti che quanto l'emergenza sarà finita qualcosa di questa attività resterà.

E per il futuro?
Per il futuro continueremo a investire in innovazione. Oggi il 20% dei nostri prodotti tre anni fa non c’era. Dobbiamo però guardare con attenzione alle dinamiche di consumo che si affermeranno quando questa fase di emergenza sarà passata, guardare a come ripartiranno i consumi domestici e soprattutto quelli fuori casa.

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