la protesta degli allevatori sardi

Latte di pecora, perché sono crollati i prezzi

di Nicoletta Cottone


Crollo del prezzo del latte sardo di pecora: ecco tutti i numeri

3' di lettura

«Da 60 centesimi a un minimo di 1 euro al litro, è questo dove spero di arrivare questa sera e non mi alzerò dal tavolo sul latte fino a quando non lo ottengo». Anche il vicepremier Matteo Salvini interviene sull’annosa questione delle proteste degli allevatori sardi di latte ovino. Nell'isola, continua Salvini «si deve poter tornare a mungere, vendere e viaggiare in macchina e non tollero che per altre settimane ci siano strade bloccate».

La protesta dei pastori che chiedono una giusta remunerazione del prezzo del latte pagato alla stalla è sbarcata a Roma già da qualche giorno dopo che la mobilitazione ha coinvolto tutta la Sardegna. Con latte gettato in strada per protesta dall’Oristanese alla Gallura, dal Sulcis al Campidano. Attualmente i proprietari dei caseifici di pecorino romano pagano 60 centesimi al litro il latte di pecora, mentre gli allevatori dicono che servirebbe almeno un euro al litro.

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Da una parte gli industriali parlano di crisi del mercato del pecorino romano e di eccedenze nei magazzini, dall’altra gli allevatori presentano i conti in rosso delle loro attività: perdono 14 centesimi per ogni litro di latte venduto. «Nonostante sia un settore sostenuto da premi - spiega Raffaele Borriello, direttore generale Ismea - i margini delle aziende produttrici in Sardegna sono negativi perché il prezzo di vendita del latte agli industriali è troppo basso».

Il governo studia interventi
Intanto il governo sta studiando interventi di sostegno ai pastori per le perdite economiche, legate alla mancata produzione e ai bassi prezzi, e ha sospeso le attività del Consorzio di tutela del pecorino romano dop, finalizzata all’approvazione di un nuovo piano di produzione.

NUMERI ALLA MANO, ECCO I PERCHÉ DEL CROLLO DEI PREZZI DEL LATTE SARDO DI PECORA
NUMERI ALLA MANO, ECCO I PERCHÉ DEL CROLLO DEI PREZZI DEL LATTE SARDO DI PECORA
NUMERI ALLA MANO, ECCO I PERCHÉ DEL CROLLO DEI PREZZI DEL LATTE SARDO DI PECORA

Crollo costante dei prezzi dal 2018
Il crollo dei prezzi del latte ovino sardo si era fatto pesantemente sentire già nel 2018: da luglio a dicembre il prezzo - Iva inclusa - è costantemente sceso da 0,79 euro a 0,62 euro di fine anno. E l’anno è iniziato a gennaio con 0,63 euro al litro nelle prime tre settimane è ulteriormente sceso a quota 0,60 euro nelle ultime tre settimane. Nello stesso periodo però i costi variabili di produzione hanno raggiunto i 70 centesimi, segnando un margine negativo di 14 centesimi nella differenza fra prezzi alla stalla e costi variabili. In sette mesi, da luglio a gennaio, persi 19 centesimi al litro sul fronte dei prezzi alla stalla.

Se il pecorino romano italiano non è
Il pecorino romano - secondo i dati Ismea - è destinato per il 42% negli Stati Uniti, per il 39% in Italia e per il 19% in Paesi europei ed extra Ue (12% nell’Unione europea e il 7 % in altri Paesi). Il problema è racchiuso nel crollo delle esportazioni di pecorino romano nel nostro mercato di riferimento, gli Stati Uniti. Dove non sono diminuiti i consumi, ma sono cambiati i Paesi di approvvigionamento. L’Italia nei primi 10 mesi 2018, secondo i dati Istat, ha esportato il 46% in meno di pecorino romano rispetto al 2017. Scalzata dalla crescita delle esportazioni di pecorino da grattugia di paesi come Bulgaria (+36,4%), Romania (+7%), Francia (+45%) e Spagna (+12%) . Lì vengono prodotti formaggi dai nomi italianissimi, ma senza latte made in Italy.

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