Crisi nelle campagne

Latte, riesplode la protesta dei pastori sardi: «Siamo in ginocchio»

Lunedì 14 febbraio riparte la mobilitazione: a tre anni dalla “guerra del latte” effetti sui prezzi cancellati dagli aumenti di mangimi e concimi, gasolio ed energia elettrica

di Davide Madeddu

Quote latte, la Corte di giustizia Ue da' ragione agli allevatori sulle multe

3' di lettura

Di nuovo in strada. A tre anni dalla guerra del latte riesplode la protesta dei pastori sardi. La tregua, siglata nel 2019 e da cui è scaturito un incremento del prezzo pagato agli allevatori, è finita. Lunedì 14 febbraio il mondo delle campagne rilancia la mobilitazione e riparte con una manifestazione che si preannuncia pacifica, dal ponte sulla strada Bitti Sologo “dove tutto è cominciato nel 2019”, quando ci stati i primi sversamenti di latte sull’asfalto.

Peggio di prima

«Oggi la situazione è anche più grave di quella che si viveva allora - premette Gianuario Falchi, portavoce dei pastori indipendenti -. Diciamo pure che è drammatica perché l'effetto calmierante del prezzo del latte, che in qualche caso ha superato un euro a litro è stato cancellato dagli aumenti che riguardano mangimi e concimi, gasolio ed energia elettrica». Crisi cui si aggiungono anche i problemi provocati dalla siccità. «Non abbiamo piu soldi per dare da mangiare alle greggi e non c'è nessun segnale da parte della politica e sindacati per chiedere lo stato di calamità naturale - aggiunge -. A questo dobbiamo aggiungere poi gli incendi e la lingua blu».

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Un settore che vale quasi mezzo miliardo di euro

Crisi che va a interessare un settore che vale il 5 per cento del Pil, e sfiora ma non raggiunge il mezzo miliardo di euro, e che conta 12 mila aziende in in cui sono occupati, tra diretti, indiretti e indotto circa 50 mila persone. Poi un patrimonio di 3 milioni di capi tra pecore e capre che, complessivamente, garantiscono una produzione annua media di 300 milioni di litri di latte.

Aziende in vendita per la crisi

A descrivere quanto sia drammatica la situazione è Nenneddu Sanna, altro portavoce del movimento autonomo dei pastori sardi e promotore dell'appuntamento di lunedì. «In passato abbiamo raggiunto il risultato del prezzo del latte, ma non è servito, oggi siamo tutti in ginocchio - dice -. Basti pensare un dato: un'azienda che mediamente pagava 380 euro al mese di energia elettrica, questo mese si è vista recapitare una bolletta da 900 euro. E non parliamo dei rincari che riguardano, gasolio, concimi e mangimi che non possiamo portare perché il trasporto costa più della materia prima». Non solo: «Basta guardare sui social per vedere quante aziende o capi di bestiame sono in vendita. Il settore è allo stremo».

Pastori a processo

E mentre riparte la protesta si celebrano i processi per i fatti del 2019. «Centinaia di pastori vennero denunciati per quelle manifestazioni - argomenta Sanna - e ora sono sotto processo». Il 23 febbraio a Nuoro si celebrerà il processo per alcuni pastori che occuparono la strada. «Ora cercheremo di far sentire la nostra voce e far sì che possa essere messo in sicurezza un settore. Perché quest'anno tocca a noi ma se la crisi continua a camminare non risparmierà neppure le altre regioni».

Le altre mobilitazioni

Ad annunciare la ripresa della mobilitazione non ci sono solamente i pastori “indipendenti”, ma anche le associazioni. Per il 17 febbraio la Coldiretti ha annunciato l'avvio dei primi presidi davanti alle prefetture. «Lo tsunami del caro prezzi che si sta abbattendo sul mondo imprenditoriale sta facendo schizzare i costi di produzione - sostiene ancora l’organizzazione - Con l’energia elettrica che cresce di giorno in giorno registrando aumenti record. A questi si aggiungono quelli del gasolio e dei mangimi (intorno al +40%). Aumenti che il mondo agricolo paga alla fonte ma che spesso non trova riscontro a valle quando porta sul mercato i propri prodotti, come per esempio il latte vaccino venduto in media a 35 centesimi al litro piuttosto che i carciofi».

Serve un intervento istituzionale

Ad auspicare un sostegno per dare «ossigeno alle aziende in affanno», sollecitando anche «interventi strutturali» è Luca Saba, direttore della Coldiretti che rimarca: «Gli strumenti ci sono e ne abbiamo indicato diversi anche noi, concreti e operativi nel breve periodo. Nella società della tecnologia con unaagricoltura sempre più aperta alle innovazioni è paradossale affidarsi ad una pubblica amministrazione arcaica che ignora l’informatizzazione divenuta ormai ordinaria negli altri settori sempre della pubblica amministrazione».

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