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Laura Donnini: «L’editoria non è in grado di sostenere un nuovo lockdown»

Il settore da un -40%, nelle ultime settimane viaggia a -3% di vendite. Le chiusure mettono però a rischio la ripresa, secondo la ceo di Harper Collins

di Monica D'Ascenzo

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Il settore da un -40%, nelle ultime settimane viaggia a -3% di vendite. Le chiusure mettono però a rischio la ripresa, secondo la ceo di Harper Collins


3' di lettura

«Durante le settimane di lockdown il mercato era sceso del 40%. Incredibilmente ha recuperato e siamo arrivati ad un -3% la settimana scorsa grazie a tutti i grandi titoli che erano stati rinviati». Laura Donnini, ceo e publisher di Harper Collins Italia, fa il punto della situazione per l’editoria italiana durante la diretta Instagram Diamo i numeri, sull’account del Sole 24 Ore. I dati ufficiali diffusi dall’Associazione editori italiani davano un calo del 20% lo scorso aprile, ridotto al -11% a luglio e poi al 7% a settembre. Il trend di ripresa sembra continui a persistere, ma la vera incognità sarà il prossimo Dpcm.

«Sono dati che vanno letti con attenzione. se andiamo a guardare nel dettaglio c’è stato uno tsunami rispetto ai canali di distribuzione, con una forte accelerazione di un fenomeno già in atto ad esempio negli Stati Uniti. Mi riferisco alle vendite online. Circa il 45% dei libri venduti negli ultimi 10 mesi sono passati attraverso canali di ecommerce. Amazon oggi in Italia vende 3 libri su 10. Chi sta soffrendo sono, quindi, le catene di librerie e purtroppo temiamo che si farà molta fatica a recuperare i livelli degli anni scorsi» precisa la manager, che sottolinea come finora ci sia stata «una tenuta migliore da parte delle piccole librerie, ma questa è una situazione molto molto critica».

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D’altra parte il lockdown non ha portato a un aumento nelle abitudini di lettura come è avvenuto in altri Paesi: «Negli Stati Uniti ad oggi il settore ha registrato un +8% nonostante le chiusure. Il risultato è stato trainato dai libri per bambini. In Italia non è stato così. Mi auguro che i libri vengano considerati un bene essenziale nei prossimi provvedimenti» osserva Donnini.

E nei prossimi provvedimenti sembra essere prevista la chiusura di mostre, musei e centri commerciali nei prefestivi e festivi. Luoghi che hanno un impatto diretto sulle vendite di libri. «Molti dei grandi titoli sono in uscita ora e se ci chiudono fra 3 giorni non possiamo rischiare di avere titoli importanti su cui noi concentriamo investimenti importanti in un mercato a metà. Novembre e dicembre sono mesi fondamentali: le vendite natalizie valgono fra il 30 e il 40% del fatturato di un anno. Se ci dovessero chiudere, anche solo a singhiozzo, il sistema rischia di collassare. Noi non possiamo immmaginare di perdere questo periodo che è il più importante dell’anno. Tremiamo al pensiero di una chiusura» commenta Donnini, che aggiunge: «Con le vendite online, ad esempio, si perdono gli acquisti d’impulso. Il grido di allarme è che rischia di saltare un sistema perché ha fondamenta troppo fragili».

La quota di mercato dei negozi fisici è scesa al 57% dal 73% dell’anno precedente, secondo l’associazione editori italiani. Allo stesso tempo si sta affermando la vendita degli ebook con una crescita del 13% al settembre scorso rispetto all’anno precedente, ma la quota di mercato in Italia resta limitata al 5-6%. «In Italia il genere più letto è la saggistica/varia, a seguire la narrativa e poi i bambini. Quest’ultimo è il mercato che cresce in modo più stabile, ma vale ancora metà della narrativa. Si vendono inoltre di più gli autori italiani degli stranieri. Alcuni autori godono di una tale celebrità che la presentazione fisica è un’occasione di incontro, che ora è venuta a mancare. Nel lockdown sono iniziati gli incontri virtuali, che sebbene abbiano audience più ampie, hanno lo svantaggio di non avere vendite legate all’evento» osserva Donnini, che aggiunge poi: «Ogni anno in Italia vengono pubblicati 70mila titoli, ma il 90% non supera le mille copie vendute, già senza pandemia. Se i libri fossero portati in detrazioni come le medicine faremmo un grande favore a questo Paese. Molto spesso i grandi lettori sono quelli con meno risorse».

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