Meccanica

Laurini, arriva da Busseto la macchina escavatrice più grande d’Europa

di Ilaria Vesentini

Officine meccaniche. Marco Laurini, al vertice dell'azienda di famiglia

3' di lettura

Quando è entrato nell’officina meccanica del padre nel 1996, con il sogno di diventare cuoco e la passione del volo, l’azienda Laurini aveva 7 dipendenti e fatturava 300 milioni di vecchie lire (150mila euro). Nei primi tre anni ha moltiplicato i ricavi per dieci superando i 3 miliardi di lire grazie alla prima macchina per cantiere brevettata, la “Grub” (bruco) per raccogliere materiali di scavo e sminuzzarli. E oggi, dopo 25 anni, Marco Laurini è alle prese con l’ennesima espansione del sito produttivo di Busseto (nella frazione Spigarolo), in provincia di Parma, perché non ha spazi per stare al passo degli ordini di macchinari, tra cui il più grosso escavatore per demolizione mai costruito in Europa, un bestione da 150 tonnellate, per un cliente bergamasco.

«Dal primo capannone costruito qui nel 1999 a oggi, ogni quattro anni abbiamo dovuto ampliare il sito, l’ultima area è quella assemblaggio, realizzata nel 2016. Ora passiamo da 6mila a 9mila mq coperti (+50%), con un investimento da 4,5 milioni, per spingere lo sviluppo delle macchine per demolizione. Ogni volta mi dico che sarà l’ultimo ampliamento, ma solo tra 2019 e 2020 siamo cresciuti di oltre il 25%, da 16 a 20,5 milioni di euro di fatturato. Quest’anno non potremo fare molto di più perché siamo completamente saturi, abbiamo già in casa ordini per oltre 20 milioni, stiamo rimandando i clienti al 2022», precisa l’archimede-chef, che non ha fin qui ceduto alle lusinghe di fondi e player industriali preferendo la strada più lenta della crescita interna.

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Un antesignano nel settore non solo per le macchine innovative per le pipeline (dai nomi evocativi come Vulcano, la più venduta in assoluto, e Sansone) ma per l’utilizzo pionieristico di web e social a fini commerciali. «La nostra forza è l’ufficio tecnico, in sei mesi (contro i due anni dei competitor) riusciamo a studiare e realizzare macchine su misura per i nostri clienti, oltre la metà dei ricavi è fatta di soluzioni customizzate», spiega Laurini, che lavora per nomi come Saipem, i vicini di casa Sicim e Bonatti fino ai coreani di Doosan, per cui costruisce in esclusiva le nuove, grandi macchine per demolizione.

In realtà nel 2017 il conterraneo di Giuseppe Verdi aveva aperto una trattativa per cedere il 51% del capitale a un competitor statunitense, con un option agreement da esercitare entro ottobre 2020. «Il Covid è stato una fortuna, perché gli americani non sono potuti venire a firmare e ha fatto crollare il loro fatturato del 40%, come azionisti di controllo sarebbero diventati dei parassiti», racconta il titolare, che ha invece in programma di acquisire il partner storico parmense che fornisce tutta la componentistica elettrica a bordo macchina e nel frattempo sta cercando altri 20 giovani da assumere, dopo i 20 già inseriti negli ultimi due anni (oggi ha 70 dipendenti).

«Sono ottimista – conclude Marco Laurini - ho appena consegnato in Arabia Saudita l’ultima innovazione, Tunnel Goat, macchina completamente elettrica, ricaricabile e smontabile per essere trasportata a pezzi in container che serve a posare tubi dell’acqua in tunnel che attraversano cinque montagne. E qui nel cortile ho pronta la Apollo, una macchina per la posa di tubi senza usare i classici sideboom inventata nel 2015 ma troppo innovativa allora per il mercato. E se proprio mi va male aprirò un ristorante».

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