en plein air

Lavinia Biagiotti, la sfilata romana celebra rinascimento e mecenatismo

Una collezione eclettica in piazza del Campidoglio, in anticipo rispetto alla fashion week milanese, con spettacolo di musica e danza. E con l’annuncio del restauro della Fontana della dea Roma ,in partnership con Intesa SanPaolo

di Angelo Flaccavento

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(Paolo Caprioli/Ag.Toiati)

Una collezione eclettica in piazza del Campidoglio, in anticipo rispetto alla fashion week milanese, con spettacolo di musica e danza. E con l’annuncio del restauro della Fontana della dea Roma ,in partnership con Intesa SanPaolo


2' di lettura

La parola d'ordine, nella moda che si appresta a vivere uno dei suoi topici consessi stagionali in condizioni quanto mai incerte - e con la contezza che una fashion week come video festival è cosa poca e inane - è ripartenza. O rinascita. C'è voglia di ottimismo, con le comprensibili forzature del caso: senza l'urgenza di osare nonostante tutto, la moda italiana non sarebbe proprio esistita. Adesso va rifondata, con una diversa consapevolezza.

Lavinia Biagiotti Cigna parla di nuovo rinascimento romano e inaugura la stagione delle sfilate presentando la nuova collezione, per la prima volta nei cinquantacinque anni di storia del marchio fondato dai genitori, proprio nella Città Eterna, invece che a Milano. Una sfilata-evento dalla simbologia forte, resa possibile dalla collaborazione della municipalità capitolina: al tramonto, sulla piazza del Campidoglio, intorno alla statua equestre di Marco Aurelio, con un omaggio sonoro a Ennio Morricone e performance finale di Eleonora Abbagnato e le ballerine del Teatro dell'Opera di Roma. E, a latere, la sponsorizzazione, d'accordo con Intesa SanPaolo, del restauro della Fontana della dea Roma, perché senza mecenatismo che rinascimento è?

Laura Biagiotti sfila in Campidoglio, ripartenza illuminata di bianco con tinte vivaci

Laura Biagiotti sfila in Campidoglio, ripartenza illuminata di bianco con tinte vivaci

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La sfilata è spettacolare, ma non c'é nulla di invasivo o inutilmente grandioso come una passerella o una quinta scenica. È la bellezza del luogo, cosí ricco di strati di storia come solo a Roma, a offrire un contesto che nobilita abiti per il resto alquanto semplici, pensati per una dimensione quotidiana; abiti che non gridano moda. «Ci siamo lasciati a porte chiuse, ci ritroviamo in piazza. Il sipario si alza e la vita ricomincia» racconta la Biagiotti, sintetizzando in una immagine immediata lo sconvolgimento di questi sei mesi, iniziati con una sfilata a porte chiuse nel momento critico e risolti en plein air, in una celebrazione di bellezza come speranza, a chilometro zero - il gruppo Biagiotti ha sede a Guidonia, e made in centro è il suo mantra. Aggiunge, «il Made in Italy è l'enzima del paese».

Senza l'industria della moda, una voce importante del bilancio italiano verrebbe a mancare. La voglia di ripartenza è in una sfilata che apre in bianco, colore simbolo della maison, per illuminarsi di tinte vivaci, mentre le linee aeree e staccate dal corpo - altra cifra ricorrente - diventano ora corte, ora danzanti, ora strutturate. Non tutto, ma di tutto: un eclettismo compatibile con i tempi e le condizioni in cui questi abiti sono stati pensati, creati, prodotti. Vincente è il bianco vaporoso, perchè se rinascita deve essere, che la si possa scrivere senza limiti, sondando le infinite possibilità di una pagina intonsa, anche solo metaforicamente.

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