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«Lavorar cantando», per i 50 anni dello Statuto e i cento anni dalla nascita di Brodolini

Le canzoni dei lavoratori e un confronto, per giovani e meno giovani, con giuslavoristi e docenti universitari per capire cosa è cambiato a 50 anni dal varo dello Statuto dei diritti

di Patrizia Maciocchi

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Le canzoni dei lavoratori e un confronto, per giovani e meno giovani, con giuslavoristi e docenti universitari per capire cosa è cambiato a 50 anni dal varo dello Statuto dei diritti


4' di lettura

Il lavoro che verrà

«Mi raccomando che rimanga lo statuto dei lavoratori non dei lavativi!». Con questo monito il ministro del lavoro Giacomo Brodolini, lasciava al capo dell’ufficio legislativo Gino Giugni, il compito di rendere operativo il disegno di legge da lui presentato il 24 giugno del ’69, sullo Statuto dei diritti dei lavoratori, approvato nel maggio del 70 dal neo ministro del lavoro Carlo Donat Cattin, a pochi mesi dalla morte di Brodolini.

L’armonizzazione dei diritti

Uno Statuto per armonizzare diritti già riconosciuti in Italia, a macchia di leopardo, da alcuni contratti collettivi, e dargli forza di legge. Il cinquantenario, di quella che è considerata una pietra miliare del diritto del lavoro, cade a cento anni dalla nascita del socialista Giacomo Brodolini, che ha concretizzato un’idea, anticipata nel ’21 da Filippo Turati e

poi ripresa da Giuseppe Di Vittorio nel Congresso della Cgil del ’52. Ad organizzare un evento per i cento anni del suo ministro, è Recanati la città dove “Ninetto”, come lo chiamavano i coetanei del posto, è nato. La manifestazione che si terrà il 19 luglio è dedicata al politico-sindacalista che nel “curriculum”, oltre allo Statuto dei lavoratori, ha anche la prima riforma delle pensioni, e l’abolizione delle “zone salariali”, in un tempo di lotte operaie e sindacali che sfoceranno nell’autunno caldo del ’69 . «Sarà un giorno non solo di commemorazione ma di confronto - spiega il sindaco Antonio Bravi - tra giuslavoristi e cittadini, alle prese con le incognite sul futuro lavorativo, reso ancora più incerto in tempi di pandemia».

L’omaggio di Musicultura

A fare da colonna sonora uno spettacolo, aperto al pubblico, di Musicultura in piazza Giacomo Leopardi, ideato ed arrangiato da Piero Cesanelli e scritto con Carlo Latini, per raccontare la storia del movimento operaio attraverso le canzoni. Ma cosa resta a 50 anni dall’approvazione di uno statuto, che passò senza modifiche dal Senato alla Camera, con la sola astensione del Partito comunista della sinistra indipendente e del Movimento sociale italiano?

Il fil rouge con il libro bianco di Biagi e Sacconi

Per Maurizio Sacconi, ex ministro del lavoro e relatore della legge sullo smart working, esiste un fil rouge tra Brodolini, il testimone della sua volontà Gino Giugni e Marco Biagi, con il quale Sacconi ha scritto il libro bianco del mercato del lavoro «La scuola è la stessa, Biagi immaginava uno statuto dei “lavori”, al plurale, dipendenti e indipendenti. Delle norme volute da Brodolini rimane attuale la parte sussidiaria, per la forza che riconosce alla contrattazione collettiva - dice Sacconi -meno al passo con i tempi, la netta separazione tra lavoro subordinato e autonomo. Certo molto è cambiato, il lavoro di domani non si valuterà più in base all’orario, ma al risultato, con una flessibilità sui luoghi e sui tempi. A Brodolini, grande ministro del lavoro, ho dedicato, come a Donat Cattin, una sala del ministero».

L’approvazione dello Statuto

Giorgio Benvenuto, leader storico della Uil e presidente della Fondazione Bruno Buozzi, ricorda l’adesione di Brodolini alla resistenza, al partito d’Azione e la grande vicinanza ai lavoratori. Ai braccianti di Avola ai quali promise che non ci sarebbero stati più morti, come

avvenuto nel ’68, durante uno scontro con la polizia per la protesta dei contadini, che costò la vita a due manifestanti. Con gli operai di una fabbrica occupata, la Apollon, Brodolini trascorse in strada la notte di San Silvestro del ’68 a via veneto, nel cuore della Dolce vita. Lo Statuto dei diritti è l’eredità morale del politico di Recanati. «Con l’approvazione dello Satuto dei lavoratori - sottolinea Giorgio Benvenuto - è stato dato un segnale di unità, nel momento in cui non si poteva essere divisi.

L’adesione di Cisl e Confindustria

Per Benvenuto Brodolini, malgrado il breve ministero, ha lasciato dei segni straordinari: dall’intervento sulla sperequazione dei salari tra nord e sud, alla creazione delle premesse per portare a casa lo Statuto: una proposta che si era arenata anche con il governo Moro-Nenni. A Carlo Donat Cattin, democristiano, va riconosciuta la scelta lungimirante di confermare la squadra voluta dal socialista Brodolini lasciando al loro posto, Gino Giugni, Federico Mancini e Tiziano Treu. «Giugni fu un grande mediatore - sottolinea Giorgio Benvenuto - riuscì a superare anche le resistenze della Cisl che voleva delegare tutto al contratto. Alla fine lo Statuto trovò l’adesione di tutte le sigle sindacali e di Confindustria, allora presieduta da Angelo Costa». Resta sul “varo” dello Statuto anche l’ex sindacalista ed economista Giuliano Cazzola. «Per quanto mi riguarda, ricordare quell'evento è motivo di orgoglio perché posso affermare: “'io c’ero'”. Ero componente della segreteria nazionale della Fiom, dove per anni ho avuto l’opportunità di lavorare con leader sindacali che non appartengono solo alla storia ma alla leggenda, come Bruno Trentin, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto. In quel ruolo partecipai al rinnovo del contratto dei metalmeccanici del 1969, che, soprattutto nelle norme riguardanti i diritti sindacali, anticipò lo Statuto. Ho incontrato Brodolini due volte - dice Cazzola - una fu al congresso della Cgil del ’69, dove era arrivato, come disse, «in tempo per spegnere le luci» poco prima di partire per la Svizzera dove è morto. In quell’occasione Brodolini ricordò che chi sceglie i suoi amici sceglie anche i suoi nemici. E lui aveva scelto i suoi carissimi».

Renato Brunetta, dall’80 al ’95 presidente della fondazione Brodolini, cita una frase dell’ex ministro recanatese: «Giacomo Brodolini diceva, che un ministro socialista sta da una parte sola, quella degli operai. È un’affermazione che nel tempo è diventata la mia bussola».

Il Brodolini privato

A svelare una possibile ragione che può aver indotto Brodolini a difendere di chi lavora è il nipote, l’ingegnere Francesco Brodolini «La famiglia di mio zio non era di umili origini, anzi. Il padre di Giacomo, che non ha mai lavorato, era molto facoltoso e amava giocarsi al casinò, dove arrivava in carrozza, le sue proprietà. Forse questo ha convinto Giacomo ad impegnarsi in favore di chi i soldi li guadagna». Un adesione totale alla causa che ha portato Brodolini a rinunciare alla paternità «Giacomo ha scelto di non avere figli perché considerava il ruolo di genitore non compatibile con l’impegno politico - rivela il nipote - ma con noi “piccoli” era magnifico. Quando veniva a trovarci era una festa, scherzava sempre, giocava e disegnava benissimo».

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