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Lavorare all’estero: i paesi dove si trova più occupazione

di Francesca Barbieri


Trasferirsi per lavoro? Il 60% dei nostri giovani direbbe di no

3' di lettura

È lunga quasi quattromila chilometri la rotta immaginaria che unisce le isole felici del lavoro in Europa, Islanda e Malta, tra i paesi con il tasso di disoccupazione più basso. Mentre in Italia si discute e ridiscute di come far funzionare i centri per l’impiego per far trovare un lavoro ai futuri destinatari del reddito di cittadinanza (6 milioni), ci sono paesi distanti anni luce dal problema della disoccupazione, con percentuali di persone alla ricerca di un lavoro dal 4% in giù.

Partiamo dall’Islanda, che è una delle nazioni che offre la qualità della vita migliore, terza al mondo nella classifica stilata da The Boston Consulting Group su 152 paesi, dopo Norvegia e Svizzera. Poco più di 300mila abitanti, è prima per tasso di occupazione sullo scacchiere europeo (88,7%) e anche per livello di disoccupati, con un tasso dimezzato - dal 5,4% al 2,7% - dal 2013 al 2017.

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Chi fosse interessato a espatriare alla ricerca di un lavoro, dal portale Eures ci si può fare un’idea delle opportunità attualmente disponibili, in tutto 25: si cercano chef e camerieri, agenti per security, addetti al controllo vendite, ma anche manovali per l’edilizia e installatori di impianti di refrigerazione. Non è specificato che tipo di contratto sarà proposto ai candidati prescelti, ma c’è da dire che è molto più facile trovare un lavoro stagionale (per il quale basta dimostrare la conoscenza dell’inglese e avere un curricula in linea con i requisiti professionali richiesti) piuttosto che trovare subito un lavoro a tempo indeterminato (che presuppone spesso la conoscenza dell’islandese).

Lavorare a Malta? Ecco chi ha più chance

Da un’isola all’altra sulla rotta del lavoro, sbarchiamo a Malta - isola con 460mila abitanti - dove il tasso di occupazione è salito dal 66% a oltre il 72% dal 2013 al 2017 e quello di disoccupazione è passato - nello stesso periodo - dal 6,1 al 4 per cento. Le posizioni aperte sul portale Eures sono oltre 600, quasi tutte full-time: restringendo l’obiettivo sui laureati, ci sono opportunità per traduttori, dirigenti nei servizi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, contabili, dirigenti dell’edilizia e dei servizi finanziari, avvocati, ingegneri meccanici e sviluppatori web e multimediali. Requisito fondamentale anche in questo caso è l’ottimo livello di inglese.

IL CONFRONTO CON L'ITALIA

Medici e infermieri «in fuga» verso la terra d’Albione

Tra le destinazioni più ambite dagli italiani, soprattutto in ambito sanitario, la Gran Bretagna non ha rivali. Nella terra d’Albione il tasso di occupazione è del 77,6% e quello di disoccupazione è di poco superiore al 4 per cento.

A segnalare posizioni aperte a cui si possono candidare lavoratori italiani è l’agenzia specializzata Orienta che è sulle tracce di medici, infermieri e figure socio-assistenziali. A tutti è offerto un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Per i medici è necessario essere in possesso del diploma di formazione specifica in medicina generale per strutture pubbliche inglesi ed è richiesto un inglese fluente. In tutto le posizioni aperte sono una cinquantina tra cui molti infermieri. «Dopo i fasti del passato - spiega Giuseppe Biazzo, amministratore delegato di Orienta - , in cui la professione infermieristica in Italia era una garanzia di occupabilità, oggi ci ritroviamo con molti laureati in scienze infermieristiche e meno offerte di lavoro. Per contro, ci sono Paesi come la Gran Bretagna e l'Irlanda, ma non solo, che hanno una forte e continua necessità di importare queste professionalità».

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