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Lavoratori stagionali, allarme per il Coronavirus

Troppe incertezze sulla riapertura delle campagne a primavera

di Micaela Cappellini

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(Agf)

Troppe incertezze sulla riapertura delle campagne a primavera


2' di lettura

I primi lavoratori stagionali cominciano già a telefonare: non sanno se potranno venire, dicono, alla riapertura delle campagne a primavera inoltrata. Un po' hanno paura. E un po' temono, una volta arrivati in Italia, di non poter più rientare nei loro Paesi d'origine: per ora, la Romania richiede la quarantena di 14 giorni a chi ritorna dall'Italia, ma un domani chissà, come potrebbero peggiorare le cose, cominciano a dire i lavoratori.

Agrintesa Faenza

Così, all'Agrintesa di Faenza, 300 milioni di euro di fatturato e 4mila soci agricoltori quasi tutti in Emilia Romagna, cominciano ad essere preoccupati: «Ai primi di maggio ricomincerà la raccolta nei campi - dice il direttore generale della cooperativa, Cristian Moretti - tra i lavoratori stagionali gli stranieri sono ormai il 60-70% e fra di loro i rumeni sono una quota importante. Non voglio nemmeno pensare a dovermi attrezzare per trovare una alternativa».
Dai magazzini di Agrintesa passano uva, kiwi, pesche, nettarine, pere, ma anche patate, cipolle e altre verdure. Fissi, ci lavorano in 200, poi ci sono i 1.800 stagionali, che prestano i loro servizi prevalentemente tra maggio e dicembre. E più o meno 1.800 sono anche gli stagionali nei 17mila ettari di campi dei soci della cooperativa. Si occupano di tutto, dalla raccolta all'irrigazione, dalla potatura alla concimazione.

La manodopera

«Recuperare la manodopera a tempo è sempre più difficile - racconta Moretti - sono due anni, per esempio, cioè dal 2018, che con il decreto flussi facciamo fatica a poter richiedere tutti i lavoratori che ci servono, e questo per quanto riguarda le quote di lavoratori provenienti dai Paesi extra-Ue. Se ora ci aggiungiamo anche il rischio che i lavoratori comunitari non sceglieranno più di venire da noi, il problema rischia di diventare davvero serio. Alcuni dei nostri braccianti che a novembre hanno finito la stagione e se ne sono tornati a casa ci hanno già fatto sapere di essere incerti, se ritornare o no. Per loro andare in Francia, in Germania o in Spagna in fondo è lo stesso. Per noi, invece, significa nei prossimi mesi avere nei campi frutta non raccolta».

L’assalto ai supermarket

In Emilia Romagna non hanno ancora finito di combattere contro la cimice asiatica che ora si ritrova alle prese anche con il Coronavirus. «Lunedì ci siamo risvegliati con una marea di ordinativi provenienti dal mercato nazionale - racconta ancora Moretti - per via della corsa alle scorte nei supermercati. Così, fino a martedì abbiamo lavorato come matti. Ora invece, gli ordini sono tornati ai ritmi soliti, anche se sul mercato estero riscontriamo più freddezza da parte dei clienti europei della grande distribuzione. Per ora ci chiedono solo di attenerci con scrupolo ad alcune norme comportamentali. Ma se l'eccesso di controlli o le difficoltà logistiche dovessero continuare, corriamo il rischio che i nostri clienti europei vadano a rifornirsi in Spagna o in Grecia, che sono Paesi ormai più competitivi di noi».

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