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Lavori pubblici, a rischio 23mila cantieri. Extracosti per 5 miliardi

Praticamente tutti presentano un rischio crescente di paralisi o di forte rallentamento, con seri danni alle imprese appaltatrici, per effetto dell’aumento dei prezzi dei materiali e dei forti rincari dell’energia

di Giorgio Santilli

Il settore delle costruzioni e la sfida della sostenibilità

3' di lettura

Sono 23mila in questo momento i cantieri di opere pubbliche aperti in Italia per un investimento di 162 miliardi e praticamente tutti presentano un rischio crescente di paralisi o di forte rallentamento, con seri danni alle imprese appaltatrici, per effetto degli extra costi causati prima dall’aumento dei prezzi dei materiali e ora dai forti rincari dell’energia. Gli attuali meccanismi di compensazione sono lenti e incerti e a fine anno scadranno anche quelli, lasciando nel vuoto assoluto di certezze l’intero settore.

È l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, a stimare per la prima volta l’entità dei lavori pubblici in corso, il flusso annuale dei pagamenti previsti di circa 33 miliardi e l’impatto, calcolato in cinque miliardi, provocato dagli extracosti direttamente sulle imprese.

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Sono le imprese appaltatrici, infatti, fin dal 2021, ad aver anticipato la copertura dei costi aggiuntivi per mandare avanti i cantieri e questo ha permesso di evitare chiusure massicce.

Le contromisure restano quasi sempre solo sulla carta

Alla tenuta del sistema hanno contribuito anche le norme varate dal governo per compensare i costi aggiuntivi del 2021 e per adeguare i prezzari nel 2022. Promesse di rimborsi che in pochi casi si sono tradotti nell’esborso concreto delle somme. La pressione sulle imprese si fa sempre più forte. «Queste misure - denuncia l’associazione dei costruttori - rimangono in gran parte sulla carta e hanno tempi di attuazione troppo lunghi rispetto all’emergenza». La percentuale di imprese che hanno ricevuto il pagamento delle somme anticipate è irrisoria. «La situazione - dice l’Ance - sta diventando insostenibile finanziariamente ed economicamente per le imprese che, ad oggi, non hanno nessuna certezza di vedere effettivamente ristorate un giorno le spese già sostenute da tempo, in molti casi più di un anno e mezzo fa».

I tre problemi dei Sal

I problemi sul tavolo sono numerosi. Per gli stati di avanzamento dei lavori (Sal) rilasciati nel corso del 2021 si sommano tre problemi: la lentezza dei rimborsi che arrivano, quando arrivano, con 18 mesi e oltre di ritardo; la rinuncia, da parte di molte stazioni appaltanti, a presentare la richiesta per i fondi compensativi a causa della complessità della procedura e della documentazione richiesta; la copertura molto parziale delle compensazioni definite dalle rilevazioni Mims rispetto alla reale entità degli extracosti (su questo punto c’è un contenzioso innescato dai ricorsi di Ance e altre organizzazioni contro il Mims e le prime pronunce del Tar Lazio danno ragione alle imprese). In altre parole, le compensazioni arrivano tardi, in molti casi non arrivano e comunque coprono solo una parte delle spese sostenute.

Per quanto riguarda i Sal liquidati nel corso del 2022, l’impianto normativo messo a punto dal governo con il decreto Aiuti è più solido, con la revisione dei prezzari fatta a luglio (ma anche qui diversi prezzari regionali sono stati aggiornati più per forma che per sostanza) e lo stanziamento complessivo di 3.020 milioni di cui 1,7 miliardi per opere Pnrr e 1.320 milioni per le altre opere. L’allarme Ance non si rivolge tanto alle opere Pnrr, su cui c’è un’attenzione straordinaria, quanto agli altri cantieri.

Procedure troppo complesse

L’impianto normativo più solido infatti non significa affatto rimborsi automatici e rapidi come avviene con i meccanismi di revisione prezzi negli altri grandi Paesi europei. Significa, invece, ancora procedure e documentazioni complesse come quelle che hanno dovuto affrontare le stazioni appaltanti nel mese di agosto per presentare richiesta di accesso alla prima tranche del Fondo (per opere non Pnrr disponibili 770 milioni). Così complesse che molte stazioni appaltanti - fra cui anche alcuni grandi comuni - hanno rinunciato, magari provando in certi casi a percorrere strade alternative (né più rapide né più fluide) per coprire gli extracosti. Per le stazioni appaltanti che hanno presentato richiesta, invece, le somme dovrebbero arrivare a fine anno e poi essere trasferite alle imprese.

Due problemi per il governo che verrà

Il nuovo governo si troverà subito a fronteggiare due problemi: il primo è gestire le procedure e le richieste per la seconda tranche dei rimborsi 2022, da agosto a dicembre, provando a velocizzare i pagamenti che possono contare su 550 milioni per opere non Pnrr; il secondo è pensare a un meccanismo di compensazione o aggiornamento prezzi per il prossimo anno. Le norme del decreto Aiuti per il 2022 sono straordinarie e scadono al 31 dicembre. Al 1° gennaio le lancette dell’orologio torneranno indietro di un anno, strumenti e fondi validi per il 2022 saranno azzerati e nessun meccanismo è previsto per ristorare le imprese. «Dal 1° gennaio - dice l’Ance - rischiamo un vero black out dei cantieri».

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