lotta al sommerso

Lavoro, dal 1° luglio stop alle buste paga in contanti. Tutti i divieti sull’uso del cash

di Enrico Bronzo


Buste paga, dal 1° luglio stop al pagamento in contanti

3' di lettura

Dal 1° luglio scatta l'obbligo della tracciabilità dello stipendio previsto dalla legge di Bilancio, fatti salvi i rapporti di lavoro con la P.a. e i lavoratori domestici come colf, baby sitter o badanti. La misura, pensata per prevenire gli abusi, vale anche per i co.co.co. e tutte le forme di contratto delle cooperative con i propri soci. Le retribuzioni andranno corrisposte via bonifico, strumenti di pagamento
elettronico, pagamenti in contanti allo sportello, assegni, pena sanzioni da 1.000 a 5.000 euro.

Con la nuova legge di bilancio (legge 205/2017), quindi, i datori di lavoro o i committenti non potranno più corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente ai dipendenti.

1) Qual è l’esigenza della norma?
L’obiettivo del legislatore è quello di arginare la prassi, diffusa tra datori e committenti, di corrispondere ai propri dipendenti uno stipendio inferiore ai limiti fissati dalla contrattazione collettiva, in modo da tutelare il lavoratore che riceva importi non corrispondenti a quanto scritto in busta paga

2) Quali forme di pagamento saranno consentite?
Il datore di lavoro potrà versere le retribuzioni con:
a) bonifico;
b) strumenti di pagamento elettronico;
c) assegno bancario o circolare consegnato;
c) anche in contanti ma solo presso uno sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.

3) Quali contratti sono previsti della normativa?

Si tratta di rapporti:
a) lavoro subordinato;
b) co.co.co;
c) cooperative.

La firma del lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione

4) Riguarderà tutti i settori?
No. La tracciabilità dei pagamenti non si applicherà:
a) ai rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione;
b) a badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro (rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici);

5) Negli anni scorsi si era già parlato di stop all’uso del contante. Di che cosa si trattava?
La normativa antiriciclaggio - l’articolo 49 del Dlgs n. 231/2007, da ultimo modificato dal Dlgs n. 90/2017 - vieta:
a) il trasferimento di denaro contante, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano essi persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento sia complessivamente pari o superiore a 3mila euro. Prevista una sanzione da 3mila a 50mila euro;

b) per i trasferimenti attraverso “money transfer” la soglia è ridotta a mille euro;
c) la soglia dei 3mila euro vale anche per i “cambiavalute”.

Il trasferimento superiore al predetto limite è ovviamente vietato anche quando viene effettuato con più pagamenti, inferiori alla soglia, che appaiano artificiosamente frazionati.

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