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Lavoro: 1,2 milioni di posti da coprire subito, ma pochi i profili adeguati

Nuovi ingressi in crescita sul 2020 e in parte sul 2019. Richieste concentrate sui livelli d’istruzione più bassi. Grande mobilità in tutti i settori

di Serena Uccello

Parità di genere, ecco la strategia del governo: dall'occupazione alla riduzione del gap salariale

3' di lettura

Un mercato del lavoro nuovamente in movimento dopo mesi di stallo. È questa la previsione che emerge, per la ripresa dopo la pausa estiva, da due osservatori diversi ma che sul punto convergono. Il primo è una rilevazione di tipo numerico ed arriva dal Bollettino Excelsior Informa realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal. Il secondo invece è un’analisi sulle dinamiche ed è di Aiso, l’associazione che raggruppa le principali società di outplacement.

I numeri

Intanto partiamo dai dati: ci dicono che per il periodo agosto-ottobre 2021 sono stati calcolati 1.220.870 nuovi ingressi (di questi 256.820 si sono concentrati in agosto). L’aspetto positivo è che questo dato segna un incremento di ben 422.250 nuovi ingressi rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. L’altro elemento confortante è che, almeno per il mese di agosto, il 30% di questi ingressi ha riguardato i giovani, ovvero lavoratori sotto i 29 anni. Possiamo ipotizzare la stessa proporzione per settembre ed ottobre.

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Quanto ai settori il grosso degli ingressi - 604.790 - si concentrerà in quella che viene definita «Area produzione di beni ed erogazione del servizio», seguono l’«Area commerciali e della vendita» (222.630), l’«Area tecniche e della progettazione» (172.250), l’«Area della logistica» (128.170), l’«Area Direzione e servizi generali» (46.940), l’«Area amministrativa» (46.090).

Le criticità

Il punto meno confortante è che a fronte di questa richiesta per alcuni settori emergono delle forti difficoltà di reperimento di figure professionali. L’industria metallurgica lamenta quasi in egual misura tanto la mancanza di candidati quanto una preparazione adeguata. Il digital soffre soprattutto l’assenza di profili ad hoc, come anche le costruzione e la meccanica.

Il 36% di questi nuovi ingressi non avrà un titolo di studio, il 21% avrà una qualifica professionale, il 31% il diploma e solo il 10% la laurea. Uno spaccato che insinua una evidenza: sul mercato le opportunità in questa fase sembrerebbero esserci soprattutto per i profili a più bassa scolarizzazione. Evidenza, questa, in apparente contraddizione con il fatto che tutti i settori, se pur in misura diversa, nello stigmatizzare le difficoltà di reperimento delle figure più adatte hanno segnalato la preparazione inadeguata. Torna così uno strutturale vulnus del nostro mercato: l’assenza di correlazione tra domanda e offerta.

L'OCCUPAZIONE IN AUTUNNO
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La previsione

«Ci lasciamo alle spalle – spiega Cristiano Pechy de Pechujfalu, presidente di Aiso - un anno e mezzo di grande difficoltà, in cui circa 1,2 milioni di persone hanno perso il lavoro. Secondo alcune analisi almeno la metà di queste non ritroverà un’occupazione prima della fine dell’anno prossimo. Tuttavia non ci aspettiamo un cataclisma. Le uscite hanno riguardato per lo più figure a cui è stato proposto un esodo incentivato o i contratti a termine che non sono stati più rinnovati. Ed allora quello che ci aspettiamo è una grande mobilità trasversale a tutti i settori e a tutte le figure, dagli operai ai manager. Nelle prossime settimane si rimetteranno infatti in gioco professionisti che sono usciti perché appartenenti a settori in crisi ma anche professionisti che, al contrario, lavorando per settori in forte espansione in questo momento - come la logistica e il digital - hanno lasciato il lavoro che avevano proprio per sfruttare al meglio il momento e compiere un salto, perché hanno visto aumentare la propria employability».

Sostanzialmente quella che ci aspetta è una ristrutturazione dei percorsi professionali individuali ma anche una ristrutturazione delle aziende. «Il blocco dei licenziamenti che bene ha certamente fatto – prosegue – ha tuttavia rinviato quei processi di riassetto che le aziende avrebbero in ogni caso compiuto. Di fatto sono state bloccate le uscite traumatiche ma sono state bloccate anche le assunzioni».

Centrali a questo punto saranno i servizi in grado di sostenere i lavoratori in questa transizioni: «Il Governo ha finanziato un fondo di 10 milioni di euro proprio per l’outplacement: è un segnale importante. Certo il passaggio successivo dovrebbe essere la digitalizzazione di Anpal così da permettere, sul modello francese, la profilazione dei lavoratori. Se funzionasse, ci permetterebbe di indirizzare meglio anche le risorse per la formazione. Facciamo infatti ancora troppa formazione di base, di fatto assai poco utile tanto alle aziende quanto ai lavoratori».

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