Lavoro, -300mila posti dalla pandemia. Penalizzati donne e contratti a termine
Oltre al turismo, il calo dei consumi di alcuni beni, ad esempio l'abbigliamento, incide su tutta la filiera. Dall’alimentare segnali positivi
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Nei primi due mesi del 2021 l'occupazione dipendente regolare ha complessivamente ristagnato e alla fine di febbraio l'occupazione dipendente regolare è all'incirca sugli stessi livelli di dicembre. Dall'avvio della crisi pandemica, da marzo 2020 a febbraio 2021 sono stati creati circa 300.000 posti di lavoro in meno rispetto a un anno prima (dopo il punto di minimo raggiunto a metà giugno, con quasi 600 mila posti di lavoro in meno è stata recuperata circa la metà del divario).
Non recuperano i contratti di lavoro temporaneo
Il blocco dei licenziamenti e gli incentivi alle assunzioni e alle trasformazioni introdotti dal decreto “Agosto” sostengono le posizioni di lavoro a tempo indeterminato; non recuperano invece i contratti di lavoro temporaneo. Bankitalia pubblica la Nota congiunta con il ministero del Lavoro nell'ambito della collaborazione avviata a gennaio 2021 al fine di produrre analisi periodiche relative alla instaurazione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro alle dipendenze, sulla base dei dati amministrativi delle comunicazioni obbligatorie.
Dove la crisi morde di più
La crisi colpisce alcuni settori più di altri. Oltre al turismo, il calo dei consumi di alcuni beni, ad esempio l'abbigliamento, incide su tutta la filiera, dalla produzione alla vendita. Al contrario, la filiera alimentare mostra segnali positivi. Resta elevata la domanda di lavoro nelle costruzioni; la forte crescita dell'e-commerce traina il comparto del trasporto merci su strada. In un anno (tra marzo 2020 e febbraio 2021) i posti di lavoro occupati da uomini sono aumentati di 44 mila unità rispetto all'anno prima, quelli delle donne sono diminuiti di 76.000 unità, portando di divario di genere a -120.000 posizioni. Solo il 60% del divario è riconducibile alla composizione settoriale della domanda di lavoro: il resto potrebbe dipendere dalla minore partecipazione delle donne, su cui incide anche le difficoltà di conciliazione tra attività lavorativa e carichi familiari.
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