gap da colmare

Lavoro, 88mila assunzioni hi-tech entro il 2020. Ma non ci sono laureati

di Valeria Uva


Paradosso Italia: il lavoro c'è, ma il 33% dei posti resta vuoto

2' di lettura

Per i professionisti dell’information and communication tecnology (Ict) il lavoro non conosce crisi: fino a 88mila posti in più saranno disponibili per questi profili dal 2018 e fino al 2020. E la richiesta di competenze digitali aumenta anche nei servizi, che sono il secondo settore (dopo l’Ict vero e proprio) a richiedere profili digitali. All’interno di questo variegato mondo poi si affacciano ruoli e professioni del tutto nuovi, quali il cyber security officer, lo specialista dei big data e il service development manager.

A fare i conti sulle prospettive di mercato dei profili Ict è l’edizione 2018 dell’Osservatorio delle competenze digitali 2018 , condotto in pool da Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia, con il supporto di Cfmt, Confcommercio, Confindustria.

LA TOP TEN DIGITALE NEI SERVIZI Professioni digitali più richieste per settore in %

La ricerca - che sarà presentata il 3 dicembre a Milano - si basa sull’analisi di oltre 64mila annunci di lavoro per l’Ict pubblicati in rete nel 2017(+ 7% rispetto al 2016), di cui sono analizzate, oltre alle aree geografiche di provenienza, i settori di destinazione, le skill richieste e le retribuzioni offerte. Con una crescita del 19% sull’anno precedente sono gli sviluppatori a guidare la classifica dei ruoli più ricercati, seguiti dai consulenti Ict, richiesti in un annuncio su 6.

Per i servizi invece il profilo più gettonato è quello di Ict operations manager, che ha il compito di supervisionare attività, persone e risorse complessive per le operazioni Ict: oltre un annuncio su due proviene dal terziario. A livello territoriale, il maggiore incremento si concentra nel Nord-Ovest (soprattutto in Lombardia) che da solo assorbe quasi la metà (il 48%) del totale Italia e che cerca soprattutto i nuovi profili del Big data specialist e service development manager.

Secondo le stime dell’Osservatorio il gap tra domanda e offerta di lavoro è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Ma non in modo uniforme: a mancare davvero saranno i laureati specializzati. Solo per il 2018 il fabbisogno indicato dalle aziende oscilla tra i 12.800 e i 20.500 tecnici l’anno (a seconda dello scenario, più o meno espansivo) mentre l’Università dovrebbe laurearne poco più di 8.500: di fatto quindi più di una ricerca su due è destinata a rimanere inevasa.

Opposta la situazione per i diplomati: il fabbisogno previsto è di circa 12.600, con un surplus rispetto alla domanda di circa 3.300 unità. In altre parole l’università non tiene il passo con le competenze digitali in continua evoluzione. L’Osservatorio lancia 4 strategie di intervento per colmare il mismatch. Al primo posto - si legge nel dossier - l’aumento dei laureati informatici e Stem «attraverso la fidelizzazione degli studenti Ict e la maggiore attrattività per lauree diplomi superiori». Inoltre è necessario rinnovare i percorsi di studio soggetti a «rapida obsolescenza». Serve anche l’aggiornamento permanente per diminuire i disoccupati che qui aumentano dopo i 35 anni. Infine servono nuovi modelli di interazione tra domanda e offerta di lavoro perché per attrarre talenti digitali è necessaria una sempre «maggiore cooperazione tra aziende e scuole e università».

LE PROFESSIONI ICT PIÙ RICHIESTE

Numero e ripartizione delle vacancy per professione. Valori in unità e percentuale 2017. (Fonte: WollyBl)

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