La ricerca MeglioQuesto e Tecnè

Lavoro agile, il 40% di imprese continua a usarlo anche nel post emergenza

Durante la pandemia un’azienda su 4 ha dovuto cambiare l’organizzazione dei processi produttivi e di vendita. Per il 52,9% dei datori di lavoro è migliorata la produttività

di Cristina Casadei

(Phanie / AGF)

2' di lettura

A mano a mano che la pandemia allenta la sua morsa, sembra sempre più chiaro che il lavoro agile non rimarrà solo una soluzione di emergenza, ma sarà una modalità sempre più diffusa e, per tutti coloro che svolgono attività compatibili con il lavoro da remoto, la next way of working. Ci sono molti sondaggi che lo confermano. L’ultimo realizzato da MeglioQuesto e da Tecnè (realizzato a febbraio 2022 su un campione di 2.000 lavoratori e 500 imprese), verrà presentato questa mattina nel corso della smart conference La Vita Agile, lavorare al futuro, organizzata da MeglioQuesto insieme all’Associazione Lavoro & Welfare, a cui parteciperanno tra gli altri il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando, il sindaco di Milano Beppe Sala, il vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro e alle Relazioni Industriali, Maurizio Stirpe. Oltre al sondaggio sarà anche presentato uno scenario internazionale ed europeo del lavoro agile curato da Fausta Guarriello, professore ordinario di diritto del lavoro dell’Università Chieti e Pescara. Ma vediamo i risultati della ricerca.

L’apprezzamento dello smart working

La ricerca di MeglioQuesto e Tecnè ha misurato l’apprezzamento dello smart working che negli ultimi due anni si è rivelato uno strumento indispensabile per affrontare la crisi. Grazie allo smart working le imprese sono diventate più competitive e hanno innovato prodotti e servizi migliorando la marginalità. Rispetto al periodo pre-covid il 23,4% delle imprese ha cambiato l’organizzazione dei processi di produzione e vendita, il 20,2% ha avviato la produzione di nuovi beni o servizi, il 9,6% ha dismesso linee di produzione ritenute non più interessanti. La ricerca ha evidenziato che nel 2020 per fronteggiare l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica il 56% delle imprese del campione ha fatto ricorso al “lavoro agile”, rispetto al 15,6% che ha invece utilizzato la cassa integrazione, il 12,2% che ha ridotto l’orario di lavoro dei dipendenti e il 4% che ha tagliato il numero di addetti.

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Il post emergenza

Finita la fase più acuta della pandemia, nel 2021 il 39,2% delle imprese hacontinuato a utilizzare lo smart working coinvolgendo nel lavoro da remoto il 28,9%degli addetti. Per il 76,5% delle imprese il rapporto tra azienda e lavoratori non ha subito sostanziali modifiche. Solo il 4,4% dei lavoratori impegnati nel lavoro da remoto non si è recato mai in azienda mentre il 74,4% vi si reca almeno una volta al mese. Il 66,7% va sul posto di lavoro uno o due volte a settimana. In larga misura i lavoratori apprezzano lo smart working. L’81% del campione apprezza il risparmio sui costi di spostamento, il 73% lo apprezza perché si evitano i pasti fuori casa e il 52,2% per la migliore conciliazione dei tempi di vita familiari. Infine per il 52,9% perché migliora la produttività.

«Dalla seconda metà del 2021 - commenta Carlo Buttaroni presidente di Tecnè - sembrano prendere forma nuovi paradigmi produttivi: l’utilizzo dello smart working sta cambiando le aziende, oltre ad aver cambiato la vita di milioni di italiani». «È cambiata l’organizzazione del lavoro - aggiunge Felice Saladini Ceo di MeglioQuesto -. Oggi abbiamo una visione più comunitaria e meno gerarchica. Abbiamo riscoperto il valore della fiducia della formazione e l’importanza del dialogo sociale».

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