Eurostat

Lavoro, cuneo da record in Italia ma il costo orario è tra i più bassi

di Davide Colombo

(ANSA)

2' di lettura

Un costo del lavoro orario al di sotto della media dell’Eurozona. Così si è piazzata l’Italia a fine 2017 secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat. Nel nostro Paese il costo orario per l’intera economia, con esclusione dell’agricoltura e della Pubblica amministrazione, ha superato di poco i 28 euro alla fine dello scorso anno, contro i 30,3 euro della media dell’Eurozona e molto sotto i livelli dei principali partner come la Germania (34,1 euro) o la Francia (36 euro).

Il costo orario del lavoro nel nostro Paese è cresciuto l’anno scorso dello 0,8%, meno della metà della crescita registrata nell’Uem (+1,9%) e dell’Ue a 28 (+2,3%). Mentre nell’anno della prima crisi finanziaria, il 2008, l’Italia viaggiava su un costo orari di 22,4 euro, anche allora ben al di sotto di Germania e Francia (dai 4 ai 6 euro in meno).

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Un distacco nonostante il super-cuneo
Il basso livello del costo orario nazionale è significativo se raffrontato con il cuneo fiscale e contributivo che da noi rimane tra i più elevati dell’Unione europea. A fine 2017 quelli che Eurostat definisce “non wage costs”, ovvero i contributi e il prelievo fiscale sui redditi lordi, era pari al 27,4% del costo totale, uno dei valori più elevati, e secondo solo al 28,3% della Lituania. Il “non wage cost” dell’Eurozona è stato, a fine 2017, il 25,9%, mentre nell’Ue a 28 s’è fermato al 24%.

COSTO ORARIO DEL LAVORO IN EURO PER L'INTERA ECONOMIA

Esclusi agricoltura e pubblica amministrazione, anno 2017

COSTO ORARIO DEL LAVORO IN EURO PER L'INTERA ECONOMIA

Sotto la lente aziene con 10 o più addetti
Le nuove stime Eurostat, che ricorstuirscono una serie storica sugli ultimi tredici anni di costo orario del lavoro nei 28 Paesi, parte da un Labour cost survey realizzato nel 2012 prendendo in esame i dati relativi ad imprese con 10 o più addetti. I Paesi in fondo alla classifica del costo orario sono la Bulgaria e la Romania - dove peralro lo scorso anno si sono registrati gli aumenti maggiori tra i paesi non euro - mentre al vertice della classifica dove il lavoro è più pagato si piazzano Danimarca e Belgio, dove i “non wage costs” sono stati, rispettivamente, del 13,8 e del 27%. Dentro l’area monetaria i maggiori aumenti del costo orario sono arrivati, l’anno scorso, nei Paesi baltici (+7% circa) mentre solo in Finlandia s’è registrato un calo (-1,5%).

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