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Lavoro, il divario di genere pesa come un macigno

2' di lettura

Le ultime risultanze che provengono dall’indagine sulle forze di lavoro realizzata da Istat evidenziano come l’attuale tasso di occupazione 15-64 anni lombardo sia pari al 68,3%.

Si tratta di un dato che risulta essere pressoché in linea con il valore massimo degli ultimi 18 trimestri (osservato nel periodo aprile-giugno 2019 e pari al 68,5%) con una fortissima caratterizzazione del lavoro alle dipendenze fra le più alte in Italia riguardando l’80,7% degli occupati, aliquota inferiore solo a quella del Friuli-Venezia Giulia. Se l’evoluzione storica (sia pure valutabile in un tempo piuttosto breve) appare quindi essere soddisfacente lo sono meno altre caratterizzazioni.

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Se ne possono segnalare due: il livello occupazionale regionale appare inferiore rispetto a quello di realtà come, ad esempio, le due province autonome di Bolzano e Trento e il Friuli-Venezia Giulia. Inoltre, permane (ed anzi rispetto alla fine del 2021 si sta accentuando) un consistente divario fra occupazione maschile e femminile. Se fra i primi il tasso di occupazione si colloca al 76,1%, fra le seconde si arriva al 60,3%. Un differenziale quindi di quasi 16 punti percentuali che è il più alto fra tutte le regioni del Centro-Nord ad eccezione di Veneto e del Lazio. In prospettiva futura, le previsioni sulle assunzioni realizzate da Unioncamere e Anpal e veicolate attraverso il sistema informativo Excelsior (excelsior.unioncamere.net) evidenziano come nel mese di settembre 2022, le aziende lombarde avrebbero dovuto prevedere l’attivazione di circa 120.000 contratti di lavoro di lunghezza pari ad almeno 3 settimane con una forte tendenza rispetto alla media nazionale ad assumere figure dirigenziale, professioni specializzate e tecniche a scapito di impiegati, professioni commerciali e servizi. Un dato che se rapportato alla potenziale domanda (che può essere approssimata con la popolazione residente 15-64 anni) vede la Lombardia al primo posto fra le regioni italiane con un tasso di 18,9 per mille che le consente di prevalere su altre sei regione del Nord.

Il primato lombardo è dovuto essenzialmente alle straordinaria performance di Milano di gran lunga primatista italiana (26 per 1.000) con tutte le altre province che si collocano al di sotto della media regionale e con Sondrio e quasi tutta la fascia padana ad eccezione di Mantova che si collocano anche sotto la media nazionale. Leggermente meno brillante e caratterizzata dagli stessi divari territoriali è la performance del mercato del lavoro a 3 mesi.

Con un tasso di entrata di 48,9 la regione cede lo scettro di area più performante alla Valle d'Aosta. Sul fronte delle province si conferma il dominio esercitato da Milano che tocca un tasso di entrata che sfiora quota 70 per mille. Le altre province si collocano ancora una volta sotto la soglia regionale e si incrementa l’elenco delle province che si colloca sotto la media nazionale visto che a quelle precedentemente elencate vanno ad aggiungersi anche Lecco, Como, Pavia e Varese.

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