Osservatorio Domina

Lavoro domestico, boom del «Libretto di famiglia» nella fase più dura della pandemia Covid

I lavoratori pagati tramite questo strumento nel 2020 sono stati infatti 580 mila (+559 mila rispetto al 2019, con un aumento di 27 volte), per un volume economico di 687 milioni di euro a fronte di 63 milioni di ore lavorate

di Andrea Carli

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3' di lettura

Un boom del “Libretto famiglia” nel lavoro domestico nella fase più complessa della pandemia sanitaria Covid-19. A segnalarlo è l’Osservatorio Domina. Il Libretto Famiglia è uno strumento entrato in vigore nel 2017, in sostituzione dei cosiddetto “Voucher”. L'attuale normativa sulle prestazioni di lavoro occasionale (legge 96/2017) prevede infatti un libretto nominativo prefinanziato, composto da titoli di pagamento del valore nominale orario 10 euro, spendibili per tre tipi di attività: piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità e, infine, insegnamento privato supplementare.

Il boom nel 2020: +559 mila lavoratori pagati con il Libretto rispetto al 2019

Analizzando i dati relativi al periodo 2019-2020, dal focus viene fuori che se prima della pandemia, il Libretto famiglia era utilizzato dalle famiglie italiane per poche categorie di lavori (nel 2019 i lavoratori domestici assunti tramite questa soluzione erano poco più di 21 mila), dal 2020 - essendo stato scelto dal legislatore per la gestione del bonus baby sitter -, questo strumento ha visto una crescita esponenziale.I lavoratori pagati tramite libretto nel 2020 sono stati infatti 580 mila (+559 mila rispetto al 2019, con un aumento di 27 volte), per un volume economico di 687 milioni di euro a fronte di 63 milioni di ore lavorate. Secondo Domina, questo incremento è stato determinato sia dall'incentivo statale che dai comportamenti delle famiglie per gestire la chiusura delle scuole a causa della pandemia.

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Picco improvviso a marzo 2020, calo a partire dai mesi estivi

Nel 2019 il numero di lavoratori domestici assunti tramite Libretto Famiglia aveva sempre oscillato tra 6 mila e 11 mila unità mensili, senza scostamenti di rilievo. Nel 2020, invece, questo indicatore ha registrato un picco improvviso nel mese di marzo (primo lockdown), superando le 100 mila unità, e ha continuato a crescere fino a giugno, quando ha superato le 300 mila unità. Nei mesi estivi è iniziato un calo, fino a tornare nell'ordine delle 10-13 mila unità a partire da settembre.

Tra i lavoratori beneficiari netta prevalenza di donne

Tra i lavoratori beneficiari del Libretto famiglia, l’Osservatorio Domina rileva una netta prevalenza di donne (oltre 70%). Tuttavia - mette in evidenza il report -, questa incidenza ha avuto un andamento poco costante: nel 2019 ha registrato un picco nei mesi di giugno e luglio, sfiorando l'85%, mentre nel 2020 ha registrato una progressione continua, arrivando a sfiorare il 90%.

Maggiore utilizzo in Lombardia, Veneto, Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna

È possibile, inoltre, analizzare i dati a livello regionale. Confrontando la media di beneficiari mensili tra il 2019 e il 2020, l'aumento è stato di 11,5 volte, con picchi nelle regioni del Sud, di oltre 30 volte.Nel III Rapporto annuale Domina sul lavoro domestico 2021 si riscontra che le regioni con un utilizzo maggiore sono state Lombardia, Veneto, Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna. Se prima del Covid in queste regioni l'utilizzo del libretto lavoro non superava i 1.300 lavoratori mensili, nell'anno della pandemia si sono superate le 8 mila unità mensili per Piemonte ed Emilia Romagna, arrivando alle 10 mila per Lazio e Veneto. In Lombardia nel 2020 sono stati pagati tramite libretto di lavoro 19 mila lavoratori al mese.A livello di crescita sono le regioni del Sud ad indicare quella maggiore, dove l'utilizzo mensile è stato in media 30 volte maggiore. In Basilicata nel 2019 mensilmente si sono registrati solo 20 lavoratori domestici pagati tramite libretto famiglia, nel 2020 sono stati 744. Lo stesso per la Sicilia (dai 150 ai 4.591) o per Calabria (dai 61 ai 2040).

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