ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe riforme del Pnrr

Lavoro domestico, il piano anti sommerso guarda a 780mila colf e badanti. Oggi terzo round sulle paghe

L’Esecutivo punta a introdurre incentivi alle famiglie per assumere collaboratori domestici in regola. Per l’Inps i datori aumentano ma il 26% dei lavoratori in nero è nei servizi alle famiglie

di Valentina Melis e Serena Uccello

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3' di lettura

Un quarto dei tre milioni di lavoratori in nero presenti in Italia è impiegato nei servizi alle famiglie. Sono 781mila tra colf, badanti e baby sitter, che si aggiungono alla platea dei 961mila lavoratori domestici regolari censiti dall’Inps.

Escludendo questa forte componente di irregolarità dal mercato del lavoro, l’incidenza del sommerso, che oggi in Italia è del 12,9% sul totale degli occupati, diminuirebbe di tre punti percentuali. Sono i dati del Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso approvato dal Governo nell’ambito delle riforme previste dal Pnrr e in vigore dal 21 dicembre 2022.

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Il piano prevede l’introduzione di un bonus ancorato all’Isee familiare «volto a coprire parte del costo complessivo del lavoro sostenuto per i lavoratori domestici».

L’aiuto dovrebbe essere parametrato alle ore di lavoro dell’assistente familiare, prevedendo un limite di almeno 20 ore settimanali per ottenerlo interamente, e una riduzione proporzionale per contratti di lavoro più brevi. Il piano prevede anche una semplificazione delle regole del Libretto famiglia, per il lavoro domestico occasionale.

Naturalmente si tratta di misure che devono ancora essere attuate. Ma che potrebbero rappresentare un aiuto aggiuntivo rispetto alla deducibilità dei contributi fino a 1.549 euro all’anno disponibile oggi per le famiglie.

DATORI DI LAVORO DOMESTICO
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Datori regolari in aumento

Il numero dei datori di lavoro domestico in regola è aumentato del 13,3% dal 2019 al 2021, come rivela il quarto «Rapporto annuale sul lavoro domestico in Italia 2022» curato dall’associazione datoriale Domina, che sarà presentato a Roma venerdì 20 gennaio (si veda la cartina in pagina). Sono oltre un milione i datori di lavoro di colf, baby sitter e badanti noti all’Inps, con una crescita nel triennio che è del 18,3% in Lombardia ma arriva al 34,2% in Puglia. Una spinta all’emersione dei rapporti di lavoro domestico è arrivata dalla sanatoria dei lavoratori extracomunitari avviata nel 2020, ma l’aumento non copre l’intera platea delle famiglie che si avvalgono di collaboratori. Tra i datori di lavoro, i grandi invalidi sono oltre 100mila, in aumento dell’8,4% fra il 2019 e il 2021.

La retribuzione media mensile dei lavoratori domestici, che sono stranieri per il 70%, è di 962 euro per gli italiani e 911 euro per gli stranieri.

La trattativa sulle retribuzioni

Si terrà oggi, 16 gennaio, al ministero del Lavoro il terzo e ultimo incontro fra le associazioni dei datori e i sindacati del settore domestico per stabilire gli adeguamenti retributivi 2023. In mancanza di un accordo tra le parti, l’adeguamento dei minimi orari retributivi sarà pari all’80% dell’inflazione, quindi con incrementi superiori al 9 per cento rispetto al 2022.

Una situazione che potrebbe avere pesanti effetti sulle famiglie, come hanno denunciato le aziende che si occupano di somministrazione nel comparto domestico. «Sicuramente il Ccnl del lavoro domestico – spiega Danilo Arcaini, direttore commerciale di Family Care – deve riconoscere in termini salariali lo sforzo che fanno i lavoratori attivi in un settore delicato come quello dell’assistenza. Tuttavia - aggiunge - non bisogna dimenticare l’impatto che gli aumenti avranno sulle famiglie, con un passaggio da incrementi di pochi euro degli anni passati a questo aumento, soprattutto senza gradualità». Il modo per tenere insieme la tutela retributiva dei lavoratori e quella dei datori, potrebbe essere proprio un maggiore sostegno economico alle famiglie «ad esempio – prosegue Arcaini - introducendo la detrazione totale delle spese sostenute».

«La percentuale di detrazioni e deduzioni del costo dell’assistenza domiciliare in Italia è tra le più basse in Europa e non contribuisce nei fatti a ridurre i costi per le famiglie», spiega Pierluigi Morelli, presidente dell’agenzia per il lavoro Serenità. «Il Governo ha introdotto nel Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso un contributo su base mensile parametrato all’Isee ma ancora non se ne conoscono tempi, importi e modalità di erogazione».

Il timore è che un passaggio così traumatico verso retribuzioni più alte possa tradursi in un ulteriore travaso di rapporti domestici verso il sommerso.

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