ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùViolenza sulle donne

Lavoro e autonomia: ecco la strada per uscire dalla violenza

Tre proposte di legge all'esame della commissione Lavoro della Camera per facilitare l'inserimento lavorativo delle donne che subiscono violenza di genere

di Barbara Nepitelli

(AdobeStock)

I punti chiave

  • L'obiettivo dell'indipendenza economica
  • Donne vittime di violenza tra le categorie protette
  • Sgravi contributivi triennali alle aziende che assumono

3' di lettura

L’inserimento nel mondo del lavoro delle donne che subiscono di violenza di genere è una delle strade per favorirne l’indipendenza economica. Verso questo obiettivo, in linea con la Convenzione di Istanbul, si muovono tre proposte di legge all'esame è della commissione Lavoro della Camera. L’iniziativa a prima firma della vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni (M5S), punta ad inserire le donne vittime di violenza fra le categorie protette da cui le aziende devono scegliere una quota di dipendenti.

L'obiettivo è l'indipendenza economica

Strada analoga a quella perseguita dalla proposta a prima firma di Gian Mario Fragomeli (Pd) che propone anche l’ampliamento a tutte le imprese private della possibilità di fruire dello sgravio contributivo già previsto a favore delle cooperative sociali per le assunzioni a tempo indeterminato di donne vittime di violenza di genere. Ed è questa anche la previsione contenuta nella proposta di legge a prima firma di Paola Frassinetti (FdI). La relatrice Tiziana Ciprini (M5S) ha sottolineato in Commissione che l’avvio dell’esame delle proposte avviene significativamente alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale per la eliminazione della violenza contro le donne. La relatrice ha richiamato poi le disposizioni della Convenzione di Istanbul sul cui solco si inseriscono queste iniziative legislative: l’articolo 18 comma 3 che richiama l’esigenza che gli Stati adottino misure volte ad accrescere l’autonomia e l’indipendenza economica delle donne vittime di violenze e l’articolo 20 comma 1 che richiede agli Stati firmatari di adottare misure legislative o di altro genere per garantire che le vittime abbiano accesso, tra le altre cose, alla formazione e all’assistenza nella ricerca di un lavoro.

Loading...

Donne vittime di violenza tra le categorie protette

In proposito, richiamando la Convenzione, Spadoni sottolinea che «le donne maltrattate hanno diritto ad essere tutelate e supportate dallo Stato, anche nell'inserimento nel mondo del lavoro. Mi auguro – aggiunge - che l'approvazione di questa legge possa avvenire quanto prima». Nello specifico, l’inserimento nelle categorie protette riguarda l’articolo 18 della legge 68 del 12 marzo 1999 che prevede una quota di riserva sul numero di dipendenti dei datori di lavoro pubblici e privati che occupano più di 50 dipendenti a favore di determinati soggetti ‘fragili’ come gli orfani o i coniugi superstiti di morti per causa di lavoro, guerra o servizio. La misura è stata estesa, nel 2018, ai figli orfani di un genitore a causa di omicidio commesso dal coniuge o dal partner (quindi anche agli orfani di femminicidio) e, nel 2020, a coloro che al compimento della maggiore età vivono fuori della famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Sgravi contributivi triennali alle aziende che assumono

La norma prevede che i datori di lavoro che occupano fra i 50 e i 150 dipendenti devono assumere una unità di personale da queste categorie protette mentre se si superano i 150 dipendenti la quota di riserva si applica nella misura dell’1 per cento. Con le modifiche proposte sarebbero incluse anche le «donne vittime della violenza di genere beneficiarie di interventi di protezione debitamente certificati dai servizi sociali del Comune di residenza ovvero dai centri anti-violenza o dalle case rifugio» (Pdl Fragomeli) ovvero le «donne vittime di violenza domestica inserite nei percorsi di protezione attivati dai servizi sociali» (Pdl Spadoni). Per quanto riguarda gli sgravi contributivi triennali previsti in favore delle cooperative sociali dalla legge di Bilancio del 2018 per i contratti a tempo indeterminato certificati dai servizi sociali o dai centri anti-violenza, si propone il riconoscimento a regime e la loro estensione «a tutti i datori di lavoro privati» che assumono donne vittime di violenza di genere (Pdl Fragomeli) ovvero «alle imprese di qualunque dimensione» (Pdl Frassinetti).


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti