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LAVORO E POVERTÀ/A rilento su politiche attive ed esclusione sociale

A CHE PUNTO SIAMOSulle politiche attive del lavoro stanno finalmente partendo le prime lettere indirizzate a circa 25mila disoccupati da coinvolgere nella sperimentazione dell’assegno di ricollocazione, i primi di una platea potenziale di mezzo milione. Riceveranno un ticket da spendere in servizi presso il centro per l’impiego o l’agenzia per il lavoro accreditata, che saranno pagati solo dopo la firma del contratto. Con 32 milioni si finanziano assegni di importo tra 250 e 5mila euro.

Sul contrasto alla povertà, dopo un lungo iter, la settimana prossima il Senato dovrebbe varare in via definitiva il Ddl delega e il riordino delle misure di assistenza sociale che farà decollare il Piano nazionale per la lotta alla povertà. La delega sarà operativa con un solo decreto legislativo, già predisposto. Per quest’anno ci sono 1,6 miliardi, mentre dal 2018 il Fondo sulla povertà avrà risorse a regime per 1,8 miliardi. Si prevede di raggiungere nel primo anno 400mila famiglie.

CHE COSA MANCA
Per favorire l’occupabilità dei senza lavoro manca il coordinamento tra le diverse realtà territoriali. La nuova Agenzia per le politiche attive del lavoro dovrà creare una piattaforma di informazione unificata per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. I centri per l’impiego vanno potenziati, riescono a trovare lavoro solo al 3% delle richieste. Bisogna favorire il dialogo tra sistema pubblico e agenzie private.

In Italia nel 2015 il tasso di rischio di povertà è al 28,7% (17,5 milioni di persone), sopra la media Ue (23,7%). Un bambino italiano su tre è a rischio povertà; Bruxelles sollecita il “Reddito di inclusione” dopo il programma avviato con il sostegno per l’inclusione attiva che garantisce un sussidio mensile a 70mila famiglie.

il ritardo: basso

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