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Lavoro, ecco le tre deroghe al blocco dei licenziamenti

Stop fino al 30 giugno ma con tre deroghe: intese individuali di uscita, cessazione dell’attività, fallimento senza esercizio provvisorio

di Claudio Tucci

Blocco dei licenziamenti: ecco proroghe e deroghe

3' di lettura

Il blocco dei licenziamenti economici andrà avanti fino al 30 giugno, per tutti. Ma riunione dopo riunione, e su pressing della maggioranza, i tecnici del governo stanno pensando di confermare anche, alla stessa data, le tre deroghe al divieto degli atti di recesso datoriali, introdotte quest’estate con il decreto Agosto, e confermate fino al 31 marzo dalla legge di bilancio 2021.

E quindi, fino al 30 giugno, resterebbero fuori dallo stop i licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa. E ancora: in caso di accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, che consente di concordare con ogni singolo dipendente (che è libero di aderire all’accordo) una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

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Ebbene, in questa ipotesi, i lavoratori escono dall’azienda e beneficiano della Naspi (e probabilmente anche di un incentivo all’esodo da parte del datore). Terzo: sono possibili i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

Blocco in vigore da un anno

Il tema è delicato; il blocco dei licenziamenti, in Italia, è in vigore da un anno, un unicum a livello internazionale, e secondo più di un esperto una ulteriore proroga generalizzata si pone in contrasto non solo con la Costituzione, ma anche con la normativa europea. Nei giorni scorsi, pure le imprese hanno sollecitato apertamente il governo a eliminare il blocco, o quanto meno “ad ammorbidirlo” per consentire le necessarie ristrutturazioni, e anche nuove assunzioni. A differenza dei sindacati, che da settimane, invece, premono nella direzione opposta, per una conferma integrale del divieto di licenziare.

Una scelta di compromesso

La scelta dell’esecutivo sembra essere di compromesso: mantenere (si ipotizza per l’ultima volta) un divieto per tutti di licenziamento, ma, al tempo stesso, ammettendo anche delle eccezioni.

«Delle deroghe al blocco generalizzato dei licenziamenti ci devono essere – ha sottolineato il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon (Lega) -. Dobbiamo far ripartire il mercato del lavoro, aiutando i lavoratori e le imprese. Lo faremo con il decreto Sostegni, ascoltando, e migliorandolo, anche con le proposte che arriveranno dal Parlamento».

Sulla stessa linea la presidente della commissione Lavoro della Camera, Debora Serracchiani (Pd): «In questa fase è importante mettere in campo tutti gli strumenti possibili per spingere l’occupazione, a cominciare dal rapido decollo delle politiche attive – ha detto la giuslavorista Dem –. Nella stesura della norma sui licenziamenti, mi aspetto che vengano confermate le attuali deroghe, e che siano espressamente esclusi dal blocco i dirigenti per i quali queste normative sono inapplicabili». Il riferimento è a una recente pronuncia del tribunale di Roma, che con una discutibile interpretazione estensiva, ha disposto la reintegrazione nel posto di lavoro di un dirigente licenziato per nullità del recesso in costanza del divieto di licenziare.

Dl Sostegni, entra la proroga della Cig d’emergenza

Sempre sul fronte lavoro, nel decreto Sostegni, il cui approdo in Cdm non è escluso che slitti ancora, a inizio prossima settimana, entra anche la nuova proroga della Cig d’emergenza, pagata dallo Stato, fino al 30 giugno per industria, e fino a fine anno per i settori oggi coperti da Cig in deroga e assegno ordinario. Costo dell’operazione: 5 miliardi.

Confermato il miliardo di rifinanziamento del reddito di cittadinanza, e il ripristino del reddito di emergenza (si discute se 2 o 4 nuove mensilità) per i nuclei più in difficoltà. Via libera anche al ripristino dei congedi retribuiti al 50% per i genitori di figli under14 costretti alle lezioni a distanza (Dad), a un potenziamento della Naspi, e a una nuova deroga al decreto dignità sulle causali per rendere meno complicati i contratti a termine. L’intero pacchetto lavoro, al momento, vale circa 10 miliardi, sui 32 complessivi.

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