AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùI dati Istat

Lavoro, a febbraio più occupati ma solo a tempo e autonomi

In chiaro scuro la fotografia sui giovani: il tasso di senza lavoro nella fascia under25 è sceso al 24,2% (-8,4 punti sull’anno), ma restiamo in fondo alle classifiche internazionali

di Claudio Tucci

(foto Agf)

3' di lettura

Il mercato del lavoro sembra non risentire ancora (del tutto) delle difficoltà in atto, legate a rincari e problemi negli approvvigionamenti dovuti alla guerra tra Russia e Ucraina. A febbraio, un po’ a sorpresa, il numero di occupati è registrato in aumento di 81mila unità rispetto a gennaio. L’Istat, nei dati provvisori sull’occupazione (relativi al mese di febbraio) diffusi ieri, ha certificato anche -30mila disoccupati (sempre nel confronto congiunturale), con il tasso di disoccupazione sceso all’8,5% (24,2% tra gli under25) e -79mila inattivi. Tuttavia il clima di incertezza che sta caratterizzando il periodo inizia a vedersi: la crescita degli occupati sul mese è infatti interamente addebitabile ai rapporti a termine (+133mila unità) e agli autonomi (56mila indipendenti in più su gennaio), mentre il lavoro permanente, a tempo indeterminato, è letteralmente crollato (-109mila posizioni).

Il segno positivo a febbraio degli occupati, dopo due mesi di sostanziale stabilità, porta il tasso di occupazione al 59,6%, +0,6 punti rispetto ai livelli pre pandemia (a febbraio 2020 il tasso di occupazione era al 59 per cento - a livelli assoluti siamo ancora con 91mila occupati in meno). Il 59,6% è comunque il tasso di occupazione più alto registrato dall’inizio delle serie storiche dell’Istat (ma restano grandi distanza di genere: il tasso di occupazione degli uomini è al 68,7%, quello delle donne è di poco superiore al 50%, 50,4% per l’esattezza - c’è una distanza di oltre 18 punti percentuali).

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Rispetto a gennaio 2021, si registrano quasi 850mila occupati in più; oltre la metà sono dipendenti a termine con una stima che sfiora i 3 milioni e 200mila unità, il valore più alto dal 1977 (ma la quota di occupati a tempo determinato è circa il 14% del totale occupati, 17% dell’occupazione dipendente, valori assolutamente in linea a livello intrnazionale). Sempre nel confronto con i livelli pre-pandemia (febbraio 2020), il tasso di disoccupazione è sceso dal 9,6% all’8,5% mentre il tasso di inattività, al 34,8%, è più elevato di 0,2 punti.

In chiaro scuro la fotografia sui giovani: il tasso di senza lavoro nella fascia under25 è sceso al 24,2% (-8,4 punti sull’anno), ma restiamo in fondo alle classifiche internazionali, peggio dell’Italia, ci ha ricordato Eurostat, Grecia (31,1% di tasso di disoccupazione giovanile) e Spagna (29,8%), e restiamo lontanissimi dai primi della classe, la Germania, stabile al 5,7% grazie al sistema di formazione duale che qui da noi non si riesce a far decollare.

Gli effetti collegati alla guerra tra Russia e Ucraina si vedranno sul mercato del lavoro italiano, probabilmente, nei prossimi mesi come uno degli effetti più diretti della frenata dell’economia (le principali stime indicano prima metà dell’anno); i settori industriali sono i primi infatti ad essere andati in sofferenza con una riduzione di attività e ore lavorate per via della ripresa della cassa integrazione. A seguire ne risentiranno i servizi, e qui, nonostante le nuove norme sugli ammortizzatori in vigore da gennaio, si rischia una contrazione dell’occupazione.

Del resto, non è un caso che tutti i commenti alla fotografia Istat di febbraio sul mercato del lavoro siano stati piuttosto “prudenti”.

Pur di fronte ad alcuni segnali positivi, ha sottolineato l’ufficio Studi di Confcommercio, sono mesi che ormai si osserva «come una volta riassorbite le posizioni lavorative a tempo indeterminato nella prima metà del 2021, la nuova occupazione sia sostanzialmente a termine, a testimoniare le incertezze degli imprenditori sulla durata e intensità della ripresa». Sulla stessa linea il sindacato: «La nostra preoccupazione è che questa fase positiva venga interrotta dalle ricadute del conflitto ucraino e della instabilità internazionale», ha detto il numero uno della Cisl, Luigi Sbarra; e la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, ha chiosato: «La ripresa dell’occupazione è debole e precariaUn segnale troppo fragile per indurre all'ottimismo specie oggi con il peggioramento dello scenario socio-economico a seguito del conflitto in Ucraina, all'incremento dei costi energetici e delle materie prime».

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