gli spazi del business

Lavoro flessibile, oltre 13 milioni di valore aggiunto per ogni spazio aperto

Secondo un’analisi di Regus la Flex Economy applicata agli uffici creerà 254 miliardi di dollari di benessere extra per le economie locali nel prossimo decennio.

di Evelina Marchesini


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5' di lettura

Più di 13 milioni di euro di valore aggiunto per l’economia locale per ogni nuovo spazio di lavoro flessibile che viene aperto. Di più. Nel prossimo decennio la Flex Economy applicata agli uffici genererà 254 miliardi di dollari alle economie locali, con relativi benefici in termini di posti di lavoro. I dati emergono da un’analisi commissionata da Regus del gruppo Iwg a un team di economisti indipendenti, che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare in esclusiva per l’Italia.

L’analisi ha preso in esame 19 Paesi tra cui l’Italia, approfondendo l’impatto economico e sociale degli spazi di lavoro flessibili nelle città di provincia e nelle aree suburbane. L’indagine copre un “vuoto” in un'area prospetticamente strategica, visto che la crescente migrazione di luoghi e spazi di lavoro flessibili in aree al di fuori delle principali città metropolitane sta dando vita a quella che si sta già definendo la “flex economy”.
La crescita economica a livello locale è in gran parte guidata dalla presenza di grandi aziende, sempre più inclini ad adottare politiche di lavoro flessibile e ad abbandonare il vincolo di un'unica sede centrale, a favore di spazi di lavoro flessibili al di fuori dei grandi hub metropolitani. Oltre a consentire ai dipendenti di lavorare più vicino a casa, aumentare la produttività e risparmiare, ciò determina risvolti importanti anche a livello dell'economia locale, pari appunto a una stima di 254 miliardi di dollari nel prossimo decennio.

I moltiplicatori

Nei 19 Paesi analizzati da Regus, l’inaugurazione di uno spazio di lavoro flessibile porta mediamente allo sviluppo di 218 nuovi posti di lavoro. Una cifra che comprende i lavori temporanei della fase di allestimento, i ruoli permanenti legati alla gestione del centro (reception, manutenzione, pulizia ecc.) e i posti di lavoro legati all'occupazione dello spazio da parte delle diverse aziende.
La cifra può variare nei diversi Paesi, in base alla dimensione media degli spazi, alle normative e ai fattori culturali. In Germania, ad esempio, un’alta densità di scrivanie è mal tollerata. Il Giappone, invece, è la nazione in cui un singolo centro ospita il più alto numero di postazioni di lavoro in assoluto: ben 274. «Lo studio mette in evidenza uno spostamento dei posti di lavoro e della crescita del capitale dal centro delle città – spiega Steve Lucas di Development Economics, autore del rapporto – verso la periferia, con vantaggi per le imprese e per le persone, che vanno dal miglioramento della produttività, alla riduzione dei tempi di spostamento a beneficio di salute e benessere».
Oltre alla creazione di posti di lavoro, i benefici per le aree locali derivanti dal lavoro flessibile si traducono anche in un aumento del Valore aggiunto lordo (Val), la misura del valore di beni e servizi prodotti in un’area. Si stima che uno spazio di lavoro flessibile medio generi 16,47 milioni di dollari ogni anno, con un’iniezione media di 9,63 milioni di dollari a livello dell'economia locale (legati in parte alle necessità di aziende e dipendenti, in parte alle migliori possibilità di carriera e guadagno per residenti e aziende dell’area). I Paesi presi in considerazione sono Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cina, le Filippine, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Sud Africa, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.

Italia, 200 posti di lavoro per ogni apertura

In Italia, si stima che ogni qual volta si apre uno spazio di lavoro flessibile i posti di lavoro che vengono a crearsi siano 200. Di questi, 110 sono a diretto beneficio dei residenti dell'area o della città che ospita lo spazio.
In Italia il valore aggiunto si attesta su livelli grossomodo in linea con la media, pari a 13,82 milioni di euro (15,23 milioni di dollari) per anno, di cui 7,48 milioni di euro (8,24 milioni di dollari) “trattenuti” a livello locale. Gli Stati Uniti registrano il valore di Val più alto, con 18,88 milioni di dollari immessi a livello locale per singolo spazio. «Quando i professionisti si spostano verso le città più grandi, il loro potere di spesa si sposta insieme a loro: questo studio dimostra che dare la possibilità di lavorare vicino a casa può avere un effetto enorme, non solo sulle persone, ma anche sull'area in cui vivono – evidenzia Mark Dixon, Ceo di Regus- Iwg –. Stiamo assistendo a un aumento della domanda da parte di aziende di ogni dimensione per spazi di lavoro flessibili anche nelle città più piccole. Le aziende più grandi stanno infatti optando per un modello “hub and spoke”, mentre le piccole imprese vogliono fare networking e scelgono quindi gli spazi di lavoro flessibili per essere vicine alle altre aziende».

Meno pendolari

Oltre all’impatto finanziario diretto, gli spazi di lavoro flessibile generano anche benefici “sociali”, sia per i lavoratori, sia per la regione che li ospita. Tra questi, la riduzione del tempo dedicato agli spostamenti, con 7.416 ore di pendolarismo mediamente risparmiate all’anno. In Italia, la cifra si attesta a 6.735 ore. Gli americani, nuovamente, spiccano per il massimo beneficio, “salvando” 10.892 ore all'anno.
Un ufficio ubicato in un’area facile da raggiungere, inoltre, ha anche altri vantaggi a livello sociale giacché offre opportunità occupazionali anche a chi altrimenti avrebbe difficoltà o non sarebbe in grado di recarsi in un ufficio, come nel caso di persone diversamente abili o di chi ha responsabilità di assistenza.

In dieci anni…

Oltre a valutare l’impatto dei singoli spazi, lo studio ha anche esaminato il potenziale di qui a 10 anni per ciascun mercato, tenendo conto degli attuali trend di sviluppo degli spazi di lavoro flessibile, dei cambiamenti demografici, tecnologici e nelle pratiche aziendali. Si stima che la “flex economy” possa generare 3 milioni di posti di lavoro – l’equivalente di una città come Buenos Aires – con un'iniezione di valore aggiunto lordo a livello locale pari a 254 miliardi di dollari.
Per l’Italia, la preview è di oltre 110.000 persone impiegate negli spazi di lavoro flessibili locali, con un valore aggiunto lordo per anno stimato in oltre 7.800 miliardi di euro (8.678 miliardi di dollari), di cui 4.093 (4.512 miliardi di dollari) “trattenuti” dalle economie periferiche.

Il gruppo Iwg

Regus, fondata nel 1989, è stata una fra le prime aziende a dedicarsi al settore degli spazi di lavoro flessibili, aiutando le imprese a scegliere il modo di lavorare più adatto ai loro dipendenti. La rete globale di Regus, ora estesa in tutto il mondo con oltre 3.000 sedi, offre spazi di lavoro luminosi e di grande ispirazione per consentire alle aziende moderne di lavorare in modo più agile dove, quando e come vogliono. Regus garantisce alle aziende la flessibilità di cui hanno bisogno per crescere senza rischi o impegni a lungo termine e si rivolge a una rete diversificata di 2,5 milioni di utenti, da liberi professionisti e piccole e medie imprese a grandi aziende di punta. Regus è un marchio operativo di Iwg plc, il gruppo proprietario di numerosi importanti fornitori di spazi di lavoro. Altri marchi del portfolio Iwg sono Spaces, HQ, No18 e Signature by Regus.
Iwg è presente in Italia con i marchi Regus, Spaces e (da pochissimi giorni) Signature by Regus, il nuovo format presentato per la prima volta in Italia il 14 novembre scorso. Si tratta di spazi di lavoro che si distinguono per il prestigio degli ambienti e delle location, situate in zone strategiche delle principali città. L’obiettivo? Rendere accessibile l’esclusività, spiegano dall’azienda, unendo la storia di location prestigiose all’innovazione dei modelli lavorativi di oggi. Dopo l’apertura del primo centro a Roma, sono già in programma per i prossimi mesi altre aperture in centro a Milano.

In franchising

A marzo 2019 Regus ha lanciato anche in Italia il progetto Franchising, un format innovativo che offre un'opportunità di investimento totalmente inedita e innovativa per il real estate: per la prima volta, lo Smart Working si unisce al Franchising. Nel 2019, Iwg in Italia ha aperto circa 10 nuovi spazi di lavoro flessibili e a oggi ci sono 52 centri Regus , 4 centri Spaces e il nuovo centro Signature a Roma.

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