Occupazione

Lavoro, con il Pnrr arrivano 730mila posti, 200mila per la transizione digitale

Di qui al 2026 Randstad prevede un impatto del +3,2% sul tasso di occupati rispetto allo scenario in assenza del piano, ma, dice il ceo group Ceresa «serve un impegno congiunto di istituzioni, mondo formativo e imprese»

di Cristina Casadei

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2' di lettura

Se le sei missioni del nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza saranno portate a compimento, di qui al 2026, avremo 730mila nuovi posti di lavoro (381mila donne e 132mila giovani), con un impatto del +3,2% sul tasso di occupati rispetto allo scenario in assenza del piano.

«Oltre che un’opportunità per rendere il nostro paese più efficiente, innovativo e sostenibile è una formidabile occasione di rilancio dell’occupazione, ma per coglierla serve un impegno congiunto di istituzioni, mondo formativo e imprese», ci dice Marco Ceresa, group ceo di Randstad, l’agenzia del lavoro che ha elaborato le stime.

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Trasformazione digitale e green

Gli impatti più forti saranno generati dalla trasformazione digitale che porterà 200mila nuovi occupati e dalla rivoluzione green che ne porterà oltre 180mila. A proposito dei settori citati e dell’impegno congiunto di diversi soggetti, è un modello particolarmente significativo il programma “Energie per crescere” per la formazione e l’avvio professionale di 5.500 giovani che Enel ha lanciato proprio ieri 7 febbraio con l’ente di formazione Elis. Il piano prevede che l’inserimento nella rete di fornitori di Enel sia preceduto da 5 settimane di formazione coordinate da Elis, con l’obiettivo di rispondere al fabbisogno di tecnici specializzati per la transizione energetica e la digitalizzazione delle reti.

Tornando alle stime di Randstad e andando a vedere il dettaglio dei posti missione per missione, un quarto, come detto, saranno proprio nella missione 2, quella relativa alla transizione ecologica, a cui vengono attribuiti 182mila nuovi posti, con una crescita dello 0,8%. Nello specifico, 68mila saranno nel campo di energie rinnovabili, idrogeno, rete e mobilità sostenibile, altri 68mila per efficienza energetica e riqualificazione degli edifici, 23mila per economia circolare, agricoltura sostenibile, tutela del territorio e della risorsa idrica. Le previsioni di Randstad si soffermano in particolare anche sulla Missione 1, su innovazione, competitività, cultura e turismo che ha la dotazione finanziaria più robusta e in cui è prevista una crescita dell’occupazione di 205mila unità (+0,9%).

Da Randstad il progetto «Coesione»

Quanto alle altre missioni, sono 46mila i posti della numero 3 (infrastrutture per una mobilità sostenibile), 114mila per la 4 su istruzione e ricerca, ben 137mila i posti potenzialmente creati con la missione 5 su inclusione e coesione e 46mila dalla 6 dedicata alla salute. In questo contesto, nel proprio piano per il Pnrr, Randstad Italia ha lanciato diversi progetti, tra cui il “Progetto Coesione”, con cui aprirà sedi in contesti geografici fragili, sia al nord che al sud. Così come il progetto Medical dedicato alla missione 6 e il progetto Cross Boarding, con cui l’agenzia punterà al reclutamento all’estero di profili specializzati per contrastare il fenomeno della scarcity dei candidati in alcuni settori,tra cui sanità ed edilizia, dove Randstad prevede, entro il 2026, il reclutamento all’estero di 2.815 profili.

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