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Lavoro, imprese a caccia di 370mila laureati introvabili

Nel 2022 è cresciuta la richiesta di economisti, medici, ingegneri, matematici. Ma quasi una selezione su due è risultata difficile per pochi candidati e competenze inadeguate.

di Claudio Tucci

(Studio Romantic - stock.adobe.com)

3' di lettura

economisti agli ingegneri. Dal personale medico-sanitario ai matematici, passando per gli esperti in informatica e i filosofi. Lo scorso anno è cresciuta la domanda di personale laureato da parte delle imprese. Ma quasi in un caso su due la ricerca è risultata particolarmente difficile. I numeri che pubblichiamo qui a fianco, che ci arrivano da Unioncamere-Anpal, attraverso il sistema informativo Excelsior, mostrano come il “mismatch” abbia raggiunto livelli impressionanti anche tra i “dottori”, specie quelli “Stem”, vale a dire nelle discipline scientifico-tecnologiche.

Un laureato su due introvabile

Nel 2022, entrando un po’ più nel dettaglio dei numeri, la ricerca di laureati ha superato le 780mila unità, 782.720 per l’esattezza, arrivando a rappresentare il 15,1% del totale dei contratti che le imprese intendevano stipulare lo scorso anno, in aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al 2021. Il problema è che le selezioni dei “colletti bianchi, in quasi un caso su due, si sono rilevate particolarmente complesse. Il 47,3% di questi profili, infatti, è risultato difficile da trovare, richiedendo alle imprese un’attività di “scouting” che ha impegnato anche 4-5 mesi. I motivi alla base del “mismatch” sono essenzialmente due: la mancanza di candidati che si presentano ai colloqui (soprattutto nelle selezioni di profili “Stem”) e la preparazione non adeguata alle richieste delle imprese (ormai trasversale anche tra le lauree).

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LE LAUREE PIÙ RICHIESTE
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Selezioni sempre più difficili

La difficoltà di trovare laureati da parte delle aziende è persino superiore al già elevato dato medio riferito a tutte le entrate programmate nel 2022. Infatti, a fronte di una crescita significativa delle entrate previste lo scorso anno (5,2 milioni di ingressi preventivati, in aumento dell’11,6% rispetto al 2021 e del 12,2% rispetto all’anno prima della pandemia), il “mismatch” ha superato la quota del 40% delle entrate complessive, oltre 8 punti in più rispetto allo scorso anno e 14 in più rispetto al 2019. In quest’ottica, il 47,3% dei laureati introvabili è quindi una percentuale superiore di sette punti al dato medio. E la difficoltà di reperimento dei laureati ricercati nel 2022 è cresciuta di molto anche nel confronto tendenziale: si passa dal 37,9% di quota di introvabili nel 2021 all’attuale 47,3%, con una crescita di oltre 9 punti. «Il mancato incontro tra domanda e offerta è una delle grandi strozzature del mercato del lavoro italiano - ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Anche per questo abbiamo lanciato nei mesi scorsi la piattaforma excelsiorienta, con l’obiettivo di aiutare gli studenti a conoscere ed orientarsi meglio nel mondo del lavoro, in modo da scegliere il percorso di studi più adeguato alle proprie attitudini e alle esigenze delle imprese».

I titoli più ricercati

Per famiglie e ragazzi, pertanto, alle prese fino a fine mese con la scelta dei percorsi scolastici superiori forse è utile sapere che, lo scorso anno, i profili più richiesti dalle aziende sono stati gli economisti, con quasi 207mila entrate previste. Ma di queste assunzioni preventivate, il 36%, pari a 74.300 posizioni sono risultate di difficile reperimento. Nella classifica del “mismatch” al primo posto tra le lauree introvabili spicca l’indirizzo medico-odontoiatrico con il 68,7% di difficoltà. A seguire, intorno al 60% di irreperibilità, ci sono alcune specializzazioni di ingegneria (industriale, elettronica e dell’informazione), i laureati in chimica-farmaceutica, i matematici, i fisici, gli informatici. Insomma, per la gran parte si tratta di profili scientifico-tecnologici che sono ancora scelti da pochi studenti. In Italia (fonte Ocse, 2021) i laureati Stem fra i 25 e i 34enni sono appena il 6,7% (con una quota minima tra le donne); contro una media Ocse del 12,2%.

Migliorare orientamento e corsi

C’è un tema di mancato orientamento, ma anche di scarsa preparazione alle superiori, che probabilmente scoraggia per il proseguo universitario. Secondo l’Invalsi (ultimo rapporto, 2022) il 51% dei maturandi esce da scuola senza aver raggiunto la soglia minima di competenze in matematica (era il 42% nel 2019. In alcune regioni del Sud, la percentuale sale oltre il 70%).

«Scontiamo due gravi problemi - ha chiosato Maurizio De Conte, professore di diritto del lavoro all’università Bocconi di Milano -. Da un lato manca un sistema di orientamento dei ragazzi affidabile e diffuso su tutto il territorio. Dall’altro lato continuiamo ad avere una programmazione dell’offerta formativa universitaria sostanzialmente lasciata alla autonomia dei singoli atenei, che troppo spesso attivano corsi di laurea in funzione degli interessi di carriera dei propri docenti. Ciò si traduce in un danno gravissimo per il futuro del nostro paese. Occorre rivedere il sistema di finanziamento statale degli atenei, incentivando i percorsi di cui c’è obiettiva carenza e tagliando quelli ridondanti».

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