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Lavoro, ipotesi aumenti retributivi detassati per sbloccare i rinnovi contrattuali

Allo studio del governo la proposta del ministro del Lavoro che però deve fare i conti con problemi di coperture

di Giorgio Pogliotti

Salario minimo, Calderone: "Obiettivo della contrattazione è assicurare livelli adeguati"

3' di lettura

Detassare gli aumenti retributivi frutto dei rinnovi contrattuali per favorire la chiusura delle trattative e sostenere le retribuzioni dei lavoratori, il cui potere d’acquisto è eroso dall’inflazione crescente. È il duplice obiettivo della misura allo studio del governo, secondo quanto anticipato dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, che avrebbe un impatto rilevante considerando che oltre la metà dei 13 milioni di lavoratori privati hanno il contratto scaduto, e alcune categorie, come in vigilantes, attendono il rinnovo del Ccnl da ben 7 anni. Il ministro si è detta disponibile anche a convocare le parti per supportare la chiusura delle vertenze ferme da più tempo.

Calderone: strumenti normativi per aiutare i rinnovi

«Stiamo valutando le modalità con cui adottare strumenti normativi che facilitino l’efficace soluzione dei contratti collettivi scaduti che in alcuni casi si protrae da diversi anni» ha detto il ministro del Lavoro, Marina Calderone in risposta ad un’interrogazione promossa dal Pd alla Camera, riferendosi, tra l’altro, «all’estensione ai rinnovi contrattuali, e alle relative clausole in materia di aumenti reddituali, di forme di tassazione agevolata sulla scia e ad implementazione di quanto già fatto recentemente con la legge di Bilancio».

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Il precedente dell’aliquota dimezzata per i contratti di produttivit

Come è noto la manovra per il 2023 ha dimezzato la cedolare secca che si applica ai premi di risultato, frutto della contrattazione di secondo livello (aziendale o territoriale), portando l’aliquota dell’imposta sostitutiva dal 10 al 5%. È stata confermata anche quest’anno la soglia di 3mila euro di importo oggetto della detassazione e la fascia di redditi entro gli 80mila euro. Si tratta di un precedente importante. Attraverso una leva fiscale resa ancora più favorevole si offre un sostegno alle retribuzioni dei lavoratori delle realtà produttive in cui si fa contrattazione decentrata.

Il freno della Rgs: il problema dei costi

L’ipotesi allo studio è di “premiare” fiscalmente anche il primo livello contrattuale, o meglio quelle trattative bloccate da anni, su cui le imprese non riescono a trovare un accordo. L’incentivo fiscale potrebbe contribuire a sbloccare i negoziati, se ad esempio il “quantum” chiesto dai sindacati è considerato troppo oneroso dalle imprese, le organizzazioni sindacali potrebbero rivedere le richieste, sapendo di poter contare su un recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni grazie all’incentivo fiscale.

Tuttavia non è la prima volta che viene avanzata questa proposta, che finora è sempre stata respinta al mittente per problemi di copertura sollevati dalla ragioneria generale dello Stato. Resterebbe poi il tema della “penalizzazione” fiscale dei lavoratori delle imprese che hanno rinnovato puntualmente i contratti collettivi nazionali.

Welfare aziendale: non prorogato il limite di 3mila euro

Nella stessa direzione va l’impegno del ministro Calderone, per il sostegno alla contrattazione decentrata e al welfare aziendale. Il problema in questo caso è che il tetto dei fringe benefit è stato innalzato dal governo Draghi prima a 600€, e poi il governo Meloni con il Decreto Aiuti Quater lo ha portato a 3mila euro, ma per le somme trasferite ai lavoratori entro il 12 gennaio 2023 (il periodo d'imposta è il 2022). Il campo d’applicazione della soglia di esenzione contributiva e fiscale è stato esteso alle utenze domestiche, per il pagamento delle bollette contro il caro energia. Ma il governo Meloni in legge di Bilancio non ha confermato anche per il 2023 l'innalzamento a 3mila euro, dunque si torna ai precedenti 258,23 euro. Si tratta di capire come e se si concretizzerà questo impegno, o se resterà solo sulla carta.

Confermato l’impegno alla riduzione del cuneo fiscale

Il ministro Calderone ha anche riaffermato l’impegno a ridurre il cuneo contributivo e fiscale di cinque punti percentuali nel corso della legislatura, percorso già iniziato con gli interventi adottati con la manovra che ha confermato l’esonero contributivo del 2% per redditi fino a 35mila euro varato dal governo Draghi, portandolo al 3% per i redditi fino a 25mila euro. Nelle linee programmatiche la premier, Giorgia Meloni, ha annunciato un taglio del cuneo contributivo e fiscale di due terzi lato lavoratore e un terzo lato azienda come obiettivo di legislatura.

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