sale in zucca

Lavoro, l’Italia deve “lavorare di più”. Sull’emergenza

Una situazione complessa anche perché le imprese, non trovando sul mercato personale con i requisiti giusti, non riescono a coprire un milione di posti

di Giancarlo Mazzuca


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(© SCIENCE PHOTO LIBRARY)

2' di lettura

Lavorare poco per lavorare tutti. L'idea, che nei giorni scorsi era stata attribuita alla giovane premier finlandese Sanna Marin (essere occupati quattro giorni alla settimana, sei ore in tutto al giorno), è stata subito smentita dal governo di Helsinki: si sarebbe trattato solo di uno “slogan” che il nuovo primo ministro avrebbe buttato lì, nell'agosto scorso, quando era ministro dei Trasporti. Insomma, una “boutade” o quasi anche perché di difficile attuazione.

L'idea, ad ogni modo, non è passata inosservata. Anche perché non c'è nulla di nuovo sotto il sole: già gli antichi greci sostenevano che la vita avrebbe dovuto essere un “mix” tra “otium” e “negotium”. E pure in Italia c'è stata qualche eco alla pseudo-proposta finnica considerando anche i nostri problemi nonostante i dati pubblicati in questi giorni che registrano un aumento del tasso d'occupazione.

Secondo l'ultima radiografia dell'Istat di novembre, è stato, in effetti, raggiunto il livello del 59,4% che è il valore più alto dal 1977. Si è trattata certamente di una buona notizia che però non serve a risolvere più di tanto il problema di fondo dei senza lavoro per il semplice motivo che la disoccupazione resta ancorata al 9,7%

Il “trend”, dunque, non ha invertito la rotta anche se, per il sesto mese consecutivo, la percentuale dei senza lavoro è stata comunque sotto la soglia psicologica di “quota 10”.

Una situazione molto complessa tenendo anche presente che le imprese, non trovando sul mercato personale con i requisiti giusti, non riescono a coprire un milione di posti di lavoro: tante caselle libere mentre continua a crescere il numero dei giovani che emigrano all'estero per cercare un'occupazione.

Continuiamo, così, a combattere contro i mulini a vento con una situazione complessa che presenta tante sfaccettature diverse. Il governo giallorosso, se non sarà costretto ad abdicare, dovrà dunque affrontare di petto la situazione tenendo conto che possiamo ancora contare su qualche “atout”.

Un esempio: iI “made in Italy” è competitivo anche grazie al costo del lavoro che è più basso di quello tedesco e francese. Per non parlare di quello cinese: se un tempo quest'ultimo era 40 volte inferiore rispetto al nostro, oggi è poco meno della metà. E, allora, senza farci affascinare dalle sirene finlandesi, è proprio il caso di “lavorare” sulla nostra emergenza-lavoro.

Per approfondire:
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