Occupazione e svolta fiscale

Lavoro, la mappa delle regioni più danneggiate dalla plastic tax

Anche la filiera emiliana del packaging rischia di essere danneggiata

di Ilaria Vesentini

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(Ansa)

Anche la filiera emiliana del packaging rischia di essere danneggiata


3' di lettura

Trema l'industria italiana della plastica di fronte allo scenario aperto dalla “plastic tax” domestica inserita nella legge di bilancio.

Perché se la direttiva europea che dal luglio 2021 vieta l’uso di articoli in plastica usa e getta (stoviglie, cannucce, cotton fioc) ha già ridotto del 20% le vendite (e quindi la produzione) di questi articoli ancor prima di entrare in vigore, il raddoppio (abbondante, +110%) dei costi reali per le aziende italiane che trasformano i polimeri e dovranno anticipare trimestralmente la tassa di 1 euro al kg rischia di diventare un vero tsunami.

E i primi a pagarne il prezzo saranno i 162mila occupati del settore, rappresentato in Italia da 10mila imprese attive che fatturano quasi 32 miliardi di euro.

LE AZIENDE DELLA PLASTICA

Dati a settembre 2019. (Fonte elaborazione Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna)

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Sarà la Lombardia a fare i conti più delle altre regioni con gli effetti della misura del Governo Conte, perché un'impresa e un occupato su tre dell'industria italiana della plastica si trova proprio qui (dati elaborati per il Sole-24 Ore dal Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna), tra chi produce articoli in plastica, chi imballaggi, chi serramenti, chi parti in plastica per calzature e moda, chi articoli di cancelleria. Il Veneto è al secondo posto (15%), l'Emilia-Romagna al terzo, con il 10% del tessuto produttivo italiana.

In quattro regioni il 70% del settore
L'area Lover (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) da sola vale quasi il 60% dell'industria nazionale della trasformazione di plastica. Se si aggiunge il Piemonte ci si avvicina al 70% della produzione italiana: significa che il 70% della plastic tax graverà sempre sulle solite quattro regioni industriali, quelle che tenacemente trainano il Pil del Paese.

Tra Piacenza e Rimini l'impatto economico sarà più amplificato che altrove per la fortissima concentrazione dei costruttori di macchinari per il confezionamento e l'imballaggio (dalle bottiglie alle pellicole avvolgi-pallet, i settori clienti che hanno la plastica come materiale chiave del processo rappresentano oltre il 60% dei volumi).

Solo nel packaging 20mila lavoratori
Nella packaging valley emiliana operano quasi due aziende su tre di questa nicchia meccanica tricolore e garantiscono in regione quasi 20mila posti di lavoro e 5 miliardi di euro di fatturato l'anno.

Numeri che, se sommati ai 16mila addetti delle imprese di trasformazione plastica della via Emilia (che generano più di 3,1 miliardi di euro di ricavi), danno la misura della filiera che la plastic tax, in modo diretto o indiretto, fa vacillare dalle fondamenta: in ballo ci sono lungo la via Emilia oltre 36mila posti di lavoro e più di 8 miliardi di giro d'affari che avrebbero vita più facile traslocando oltreconfine, dove non ci sono balzelli improvvisati per sanare i conti pubblici a compromettere l'equa concorrenza.

Senza contare tutta l'industria chimica a monte, dal polo Eni di Ravenna a quello LyondellBasell di Ferrara. «Gli altri Paesi europei stanno affrontando il problema dell'inquinamento introducendo piani quinquennali di incentivi al riciclo della plastica e alla riduzione di plastica non riciclata. Un provvedimento come quello annunciato dal Governo italiano è invece immediato e penalizzante per consumatori, lavoratori e per le imprese, e impedisce la possibilità di pianificare e di investire in sistemi e prodotti innovativi», rimarca Fabio Storchi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, il primo distretto della gomma-plastica della via Emilia (quasi 3mila addetti e mezzo miliardo di fatturato), dove la materia prima incide il 50% sul prezzo del prodotto venduto.

Le aziende: non demonizzare la plastica
Il mito della biodegradabilità e dei materiali considerati, spesso demagogicamente, più naturali, ha fatto perdere di vista qual è la vera sostenibilità ambientale, economica e sociale dei diversi materiali. È il primo esempio che Claudio Mingozzi, referente della filiera chimica di Confindustria Emilia porta per spiegare le lenti sbagliate con cui tutti stiamo guardando al mondo vastissimo della plastica, demonizzandola.

Il materiale plastico è flessibile, durevole, leggero, economico, non marcisce, non viene attaccato dai batteri e se finisce in mare è perché qualcuno ce lo butta, non perché ci arriva da solo, rimarca Mingozzi. Se la plastica ha battuto tutti i materiali concorrenti per contenere cibo, bevande, medicine è per tutte le qualità che oggi sembrano non esistere più per il motivo che imprese e cittadini non riescono a investire su una economia circolare.

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