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Lavoro: la moda cerca tecnici. Servono modellisti e prototipisti

Secondo un’indagine presentata a Pitti da Sistema moda Italia (Smi) nei prossimi quattro anni il sistema moda avrà bisogno di 48mila figure tecniche

di Giulia Crivelli


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2' di lettura

Nei prossimi quattro anni il sistema moda avrà bisogno di 48mila figure tecniche. Nuovi posti di lavoro preziosi in un Paese come l’Italia, in perenne emergenza disoccupazione, in particolare giovanile: ieri l’Istat ha certificato che in novembre la percentuale è salita al 28,6% (+0,4% rispetto a ottobre).

Le prospettive di occupazione sarebbero quindi una buona notizia, se non fosse che il fabbisogno non potrà essere coperto dalle ragazze e dai ragazzi che oggi frequentano le scuole tecniche e professionali, gli Its e le scuole di moda. Parliamo non solo di sbocchi nell’abbigliamento e accessori, ma anche nei settori tessile, concia, occhiali e gioielli. Volendo dirlo in italiano, dovremmo parlare di mancato incontro tra domanda e offerta, in inglese si usa il più efficace mismatch.

Documentato da un’indagine appena presentata a Pitti da Sistema moda Italia (Smi), finanziata da Fondirigenti e realizzata in collaborazione con il centro di ricerca e consulenza PTSClas di Milano. L’indagine ha coinvolto un campione molto ampio di imprese del tessile-abbigliamento di tutte le dimensioni e comparti produttivi: sono arrivate circa 250 risposte, da più di 300 imprese rappresentative di circa 500 unità produttive sparse sul territorio nazionale, per oltre 44mila dipendenti. Per l’area tecnica, i profili considerati più importanti sono: modellista, disegnatore industriale (tessile e fashion), tecnico del controllo del prodotto finito, specialista e-commerce; per l’area operativa le imprese hanno e avranno bisogno soprattutto di addetti alla produzione, nobilitazione e stampa tessuto (il cosiddetto finissaggio), addetti alla produzione per tessitura e tintura tessile e prototipisti.

Nonostante il mismatch, Marino Vago, presidente di Smi, resta ottimista, sperando anche nel contributo che l’indagine potrà dare: «La formazione del nostro settore deve riuscire a coniugare l’arte degli antichi mestieri con l'evoluzione sempre più veloce dello scenario digitale. La sfida è appassionante, decisamente accattivante per i nostri giovani, che potranno essere artefici del loro futuro, in base alle scelte “fuori dagli schemi” che faranno. Le potenzialità di professionisti sempre più specializzati sono infinite e ancora tutte da codificare – conclude Vago –. L’importante è far capire ai giovani e alle loro famiglie che le figure del tessile-moda del presente e del futuro sono molto diverse dall’idea che ancora molti ne hanno e che anche dal punto di vista economico e di crescita professionale negli anni possono dare grandi soddisfazioni».

I risultati dell’indagine sono ora a disposizione di tutto il sistema: delle imprese e delle loro associazioni ai vari livelli, di tutto il mondo della formazione, delle istituzioni.

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