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Lavoro: nomadi digitali, una norma per attirare talenti dall’estero

Con l’approvazione del decreto Sostegni Ter arriva il permesso di soggiorno per lavoratori extra-Ue che svolgono attività «altamente qualificata» con strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto

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3' di lettura

Con il decreto Sostegni ter alle categorie di lavoratori stranieri a cui può essere rilasciato il nulla osta al lavoro per casi particolari si aggiungono i “nomadi digitali” e lavoratori da remoto. Sono cittadini di un Paese extra-Ue che svolgono attività lavorativa altamente
qualificata attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto in via autonoma o per un'impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano.

Permesso di soggiorno di un anno

A questi lavoratori è consentito l’ingresso in Italia al di fuori delle quote previste ogni anno dal decreto flussi: non sarà richiesto il nulla osta al lavoro e verrà rilasciato il permesso di soggiorno della durata di un anno a condizione che il titolare abbia la disponibilità di un’assicurazione sanitaria (a copertura di utti i rischi nel territorio nazionale) e che vengano rispettate le disposizioni di carattere fiscale e contributivo vigenti dell’ordinamento nazionale.

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Tra i requisiti da definire il reddito minimo

Spetterà a un decreto interministeriale definire modalità e requisiti per il rilascio del permesso, comprese l’indicazione delle categorie di lavoratori altamente qualificati che possono beneficiare del permesso. Da stabilire anche i limiti minimi di reddito del richiedente e le modalità per la verifica dell’attività lavorativa da svolgere.

M5S: «Attraiamo talenti dall’estero»

«Con il permesso soggiorno “remote workers” attraiamo talenti dall'estero» hanno sottolineato i deputati del Movimento 5 stelle, Luca Carabetta e Anna Laura Orrico, che «grazie a un emendamento al decreto sostegni-ter approvato al Senato, accogliendo una nostra proposta, l’Italia sarà maggiormente in grado di attrarre talenti da Paesi esteri e a costo zero». In realtà sui costi nel dossier del Servizio studi della Camera si fa notare che mancano «dati ed elementi utili a valutare la potenziale ampiezza del fenomeno e l’eventuale impatto finanziario in termini di costi sociali e sanitari relativi a prestazioni per il cui godimento il presupposto è la residenza regolare sul territorio italiano».

A rivendicare la paternità della misura è anche la Lega che aveva presentato a sua volta un emendamnto poi recepito dal ministero dell’Economia in fase di conversione del decreto di sostegno per l’emergenza da Covid e per il contenimento dei prezzi nel settore elettrico.

La procedura

Come detto i “nomadi digitali” si aggiungono alle tipologie di lavoratori altamente specializzati o peculiari per il loro tipo di attività (dai professori universitari ai lavoratori dei circhi e spettacoli viaggianti passando per i marittimi e gli infermieri professionali) che possono entrare nel nostro Paese al di fuori delle quote previste ogni anno dal decreto flussi. Il loro ingresso è comunque subordinato al rilascio di un nulla osta al lavoro che deve essere richiesto dal datore di lavoro.

La procedura prende l’avvio con la richiesta, da parte del datore di lavoro, di
nulla osta all'ingresso del lavoratore, presentata allo Sportello Unico competente. Ottenuti i pareri della Questura e della Direzione Provinciale Territoriale del Lavoro, ha luogo il rilascio/ o il diniego dell’autorizzazione richiesta. Il cittadino straniero, una volta ricevuta la notizia del rilascio del nulla osta, deve recarsi, entro 180 giorni, presso la Rappresentanza Diplomatica o Consolare italiana per richiedere il visto di ingresso. Ottenuto il visto ed entrato in Italia, il lavoratore straniero, entro otto giorni, dovrà recarsi, accompagnato dal datore di lavoro, presso lo Sportello Unico dell'Immigrazione per sottoscrivere il contratto di soggiorno e richiedere il permesso di soggiorno per lavoro.

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