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Lavoro: più occupati, ma vince il part-time

L’occupazione è tornata ai livelli pre-crisi. Ma ci sono 867mila lavoratori a tempo pieno in meno e quasi 1,2 milioni di tempo parziale in più. Per i giovani il part-time involontario sale del 71,6%

di Cl.T.

Censis, lo tsunami demografico e il grande esodo dal Sud

L’occupazione è tornata ai livelli pre-crisi. Ma ci sono 867mila lavoratori a tempo pieno in meno e quasi 1,2 milioni di tempo parziale in più. Per i giovani il part-time involontario sale del 71,6%


2' di lettura

Tra il 2007 e il 2018 l’occupazione è aumentata di 321mila unità, con una
variazione positiva dell’1,4%. La tendenza è continuata anche nel corso di quest’anno. Nei primi sei mesi del 2019 si è registrato un incremento di
mezzo punto percentuale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’occupazione, è scritto nel rapporto del Censis, è quindi tornata ai livelli pre-crisi. Ma va tutto bene così? Ni. Il risultato finale, visto attraverso la lente dell’orario di lavoro, è l’esito della riduzione di 867mila occupati a tempo pieno e dell’aumento di quasi 1,2 milioni di occupati part time: nel periodo 2007-2018 questa tipologia di lavoro è cresciuta del 38% e anche nella dinamica tendenziale (primo semestre 2018- 2019) è aumenta di 2 punti. Oggi, ogni cinque lavoratori, uno è impegnato sul lavoro per metà del tempo.

Boom del part-time involontario
Ancora più critico è poi il dato del part time involontario. Il numero di occupati che è obbligato senza alternativa a lavorare a mezzo tempo ha superato la soglia dei 2,7 milioni, passando tra il 2007 e il 2018 dal 38,3% del totale dei lavoratori part time al 64,1%. L’incremento in termini assoluti
è stato superiore al milione e mezzo.

Meno ore lavorate, specie tra i giovani
L’input di lavoro si riduce di 959mila unità e parallelamente il volume di ore effettivamente lavorate diminuisce di oltre 2,3 miliardi. La piramide demografica rovesciata dell’occupazione italiana riflette una sorta di rigetto nei confronti dei giovani, che sono certo di meno rispetto al 2007 (circa 2 milioni), ma sono anche costretti in buona parte a rinunciare a un lavoro a tempo pieno e a piegarsi - con il part time involontario, che sale per i giovani del 71,6% - ad accettare impieghi non soddisfacenti rispetto alle proprie aspirazioni.

Produttività al palo
L’equazione “più occupati, meno lavoro” condiziona, inoltre, sia la dinamica della produttività, sia quella della disponibilità di reddito. Il Pil per unità di lavoro si riduce tra il 2007 e il 2018 di 339 euro e la diminuzione appare anche più evidente se si prende in considerazione il Pil per occupato interno: in questo caso gli euro persi in undici anni diventano 3.259, con una variazione reale negativa di 4 punti e mezzo. L'impatto avverso sulle retribuzioni del lavoro alle dipendenze è altrettanto consistente, pari al 3,8%: oltre mille euro in meno.

Per approfondire:
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