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Lavoro, record di contratti scaduti: 14 milioni in attesa di rinnovo

Confindustria: rinnovo nella cornice di regole del patto della fabbrica. Nelle piattaforme sindacali, il focus delle richieste è in prevalenza sui minimi

di Cristina Casadei

Contratto scaduto per 10 milioni, nessun rinnovo

Confindustria: rinnovo nella cornice di regole del patto della fabbrica. Nelle piattaforme sindacali, il focus delle richieste è in prevalenza sui minimi


5' di lettura

Di questo passo il 2020 ce lo ricorderemo come l’anno del record dei lavoratori con il contratto collettivo nazionale di lavoro scaduto. È un tema ormai trasversale come spiega Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl: «La fase cruciale che attraversa il paese assegna un ruolo determinante alla partita contrattuale, sia nei settori pubblici che privati. Sono tanti i comparti ancora impegnati nei negoziati, a partire da metalmeccanici, alimentaristi, sanità privata, per citarne solo alcuni: oltre 14 milioni le persone coinvolte».

Cgil, Cisl e Uil

Le tre confederazioni, Cgil, Cisl e Uil hanno una posizione molto netta e compatta sul rinnovo dei contratti. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini afferma che «è un diritto di tutti i lavoratori, di tutti i settori, del nostro Paese». Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, spiega che «il contratto nazionale è un istituto fondamentale per la redistribuzione della ricchezza e per la garanzia dei diritti dei cittadini. Se non si rinnovano i contratti, lo scontro sarà inevitabile. Non ci saranno sconti per nessuno». Per Sbarra «bisogna arrivare alla buona chiusura di tutti i tavoli, garantire rinnovi che facciano progredire tutele e competitività, partecipazione e buona flessibilità incrementando il protagonismo sociale nelle dinamiche di crescita e coesione».

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La rosa dei contratti

Nel manifatturiero i sindacati hanno presentato numerose piattaforme, ma in nessun settore – fatta eccezione per l’intesa separata dell’alimentare e per quella del vetro – si è arrivati a una conclusione. Nell’orbita di Confindustria, per esempio, ci sono 57 contratti, che vanno dai più piccoli e relativi a professioni molto specializzate come quelle del mondo dello spettacolo, fino al maggiore, quello della meccanica che riguarda quasi un milione e 500mila addetti. Nel novero dei 57 ci sono alcuni contratti che hanno da sempre una storia travagliata, dovuta anche al fatto che si intreccia con quella degli stessi comparti pubblici: è il caso dei servizi ambientali o della sanità privata, dove la mancanza di garanzie sulla parte di risorse pubbliche a copertura del rinnovo ha fatto saltare la ratifica della preintesa siglata da Aiop (Confindustria) e Aris (associazione religiosa istituti socio-sanitari) e dai sindacati.

Piattaforme: focus sui minimi

Del novero dei contratti di Confindustria una parte consistente è scaduta nel 2019, dalla meccanica, all’alimentare, alla cartotecnica, al legno arredo, alla ceramica. Quest’anno sono arrivati a scadenza tessili, calzature, terme, minerario, orafi solo per citarne alcuni. Le piattaforme sindacali ci sono già e alcune sono in fase di discussione. Prendendole in rassegna il filo rosso è che le richieste di aumento sono fatte con focus prevalente sui minimi e sono di molto superiori rispetto all’Ipca. Nella meccanica Fiom, Fim e Uilm hanno chiesto un aumento del salario dell’8% sui minimi contrattuali per il periodo 2020-2022 che va molto al di là dell’indicizzazione secondo l’Ipca e che resta il cuore della richiesta salariale, per via della scarsa diffusione della contrattazione di secondo livello nel settore. Ci sono poi numerosi altri capitoli che vanno dalla salute e sicurezza al welfare, ma tra questi il diritto alla formazione continua, già formalmente introdotto nel precedente rinnovo, è uno di quelli di cui i sindacati in questa tornata rivendicano l’attuazione. Il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia dice che «il rinnovo dei contratti nazionali deve essere l’occasione per qualificare il lavoro e rilanciare le attività produttive. Serve interpretarli senza blocchi o tatticismi. Non si esce dalla crisi con una contrattazione più debole o ridotta».

Il Patto della fabbrica

Per i rinnovi uno slittamento di qualche mese, data la fase molto complessa, deve essere messo in conto, ma è chiaro che per le imprese i contratti collettivi nazionali rimangono uno strumento importante. «Nel rispetto degli accordi fatti con i sindacati confederali, devono però essere rinnovati nella cornice di regole definite con il Patto della fabbrica. Il contratto, è bene ricordarlo, non è un fine ma uno strumento – spiega il direttore dell’area lavoro di Confindustria, Pierangelo Albini -. Oggi che cambia il mondo anche i contratti devono cambiare e non si può immaginare una contrattazione come quella del passato. Il Patto della fabbrica ha definito un trattamento economico minimo che va indicizzato secondo l’Ipca e un trattamento economico complessivo in cui rientrano tutti i diversi istituti che fanno parte del contratto, compreso il welfare. La somma fa il totale, ma data l’incertezza delle future possibili scelte del legislatore e le ipotesi che spesso ritornano a circolare sul salario minimo legale, per le imprese diventa importante non caricare eccessivamente i minimi che, tra l’altro, hanno un effetto moltiplicatore su molti istituti, e demandare il recupero della produttività là dove viene prodotta ossia al secondo livello, nelle aziende». Il sindacato, però, da tempo, ha avanzato la proposta di detassare gli aumenti dei contratti collettivi e ragiona molto di più sulla contrattazione nazionale che sul secondo livello.

Le richieste di aumento

Ma tornando ai contratti le richieste di aumento sono tutte al di sopra dei 100 euro. Per i 130mila addetti della gomma plastica i sindacati chiedono 100 euro sui minimi, nella ceramica (25mila addetti) 125 euro. Per il contratto del legno arredo che interessa 150mila addetti, la trattativa va avanti da un anno e mezzo ormai, e nei giorni scorsi si è verificato un nuovo stop. Federlegnoarredo spiega che i sindacati «reiterano le loro proposte per la regolamentazione della parte normativa, non tenendo assolutamente conto del periodo storico derivante dalla pandemia». Per esempio, Federlegnoarredo fa notare che nelle richieste del sindacato «le limitazioni inerenti il tempo determinato e il tempo determinato somministrato, già duramente imposte dal decreto dignità, verrebbero ancor più appesantite con la richiesta di riduzione delle percentuali». Inoltre «la richiesta di obbligatorietà di iscrizione al fondo sanitario Altea per tutti i lavoratori in forza e solo a carico delle aziende e le importanti e pesanti richieste di aumenti contrattuali, oltre che manifestare volontà dirigistiche, risultano del tutto incompatibili con gli accordi interconfederali già sottoscritti dalle stesse sigle sindacali e fuori da ogni logica rispetto alla situazione economica in essere». I segretari nazionali Salvatore Federico della Filca Cisl, Gianni Fiorucci della Fillea Cgil e Fabrizio Pascucci della Feneal Uil, però, hanno annunciato lo stato di agitazione perché «mancano ancora le risposte su temi a noi cari».

Nella moda chiesti 115 euro

Nel grande comparto della moda sono arrivate le piattaforme di Filctem, Femca e Uiltec per il rinnovo di tessili (400mila addetti), calzaturieri (80mila), occhialeria (20mila), pelli e succedanei, ombrelli e ombrelloni (40mila) : la richiesta delle diverse piattaforme è di un aumento sui minimi di 115 euro oltre agli incrementi su previdenza e sanità complementari e alla revisione di molti istituti, con diverse specificità. Nel caso del tessile, Smi, nella sua lettera di riscontro ha spiegato ai sindacati che le loro richieste «non tengono in alcuna considerazione la gravissima crisi economica e produttiva», causata dall’emergenza sanitaria. Il segretario generale della Femca Cisl, Nora Garofalo, osserva però che «nei nostri settori ci sono circa 700mila lavoratori in attesa del rinnovo del contratto, che in alcuni casi è scaduto da oltre un anno. Si tratta di un’attesa inaccettabile e che non è giustificata dall’emergenza legata al Coronavirus. Ci appelliamo al buon senso delle controparti, perché si acceleri il confronto per dare ai lavoratori un contratto dignitoso e moderno».

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