diario di bordo dell'economia - centro studi tagliacarne

Lavoro, la regione perde punti nel confronto Ue

2' di lettura

Anche in Lombardia il Covid-19 ha avuto i suoi effetti sul mercato del lavoro. Nel corso del 2020 il tasso di occupazione della popolazione da 15 anni e oltre si è fermato a quota 50,9%, in decisa frenata rispetto agli ultimi quattro anni che avevano fatto registrare valori molto prossimi ai massimi storici valutabili intorno al 52,5% e osservati alla vigilia della precedente crisi economica. E se la situazione può ritenersi quanto meno soddisfacente in rapporto al contesto nazionale dove la Lombardia è in pesante ritardo solo nei confronti dell’Alto Adige, il confronto è più problematico con il resto delle regioni europee. Oggi la Lombardia si colloca nella fascia bassa della classifica occupazionale delle regioni europee, assestandosi solo al 155° posto (su 245 regioni), peggior risultato di sempre, e come accade per il complesso del paese, la crisi viene decisamente più da lontano. Già fra 2018 e 2019 il posizionamento lombardo aveva raggiunto valori inediti (sempre dopo il 150° posto) ben distante sia dal 75° posto del 2004 (che però va visto come un exploit isolato) che dai piazzamenti compresi fra il 90° e il 100° posto che avevano contraddistinto la regione prima della precedente crisi economica. In particolare, il confronto con la Germania evidenzia un quadro di profonda difficoltà. Nel 2005 solo 19 regioni tedesche su 38 si collocavano davanti alla Lombardia mentre oggi tutte fanno decisamente meglio. E anche il confronto con altre grandi aree europee penalizza la regione. In particolare, oltre a Berlino (che sopravanza la regione di circa 8 punti percentuali) si evidenzia l’Ilè de France (la regione di riferimento di Parigi, +5 punti percentuali) e anche la Comunidad de Madrid (+3 punti percentuali) a cui si aggiunge l’area di Stoccolma che addirittura fa meglio di oltre 20 punti.Va peraltro detto che anche sul discorso occupazionale così come per altre variabili come, ad esempio il valore aggiunto appare sempre più evidente una Lombardia a due velocità: città metropolitana da una parte e resto della regione dall’altra. Lo conferma non tanto il tasso di occupazione appena esaminato dove la città metropolitana si stacca dal resto della regione ma non in modo così vistoso (52,4%) quanto le più recenti informazioni congiunturali tratte dal sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere-Anpal e che consentono di monitorare con cadenza mensile le entrate di lavoratori nelle imprese. La città metropolitana di Milano è al top in Italia con un rapporto fra numero di entrate previste per il periodo settembre-novembre 2021 e popolazione 15-64 anni pari a 71,2 per mille. Un valore doppio rispetto alla media del resto della regione che si divide tra un buon livello di offerta di lavoro nell’area Bergamo-Brescia (con particolare riferimento a quest’ultima realtà che arriva a quota 47,3 per mille) e una debole richiesta che proviene da quasi tutta la fascia padana della regione, con la parziale esclusione di Mantova a cui si aggiunge Lecco.

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