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Lavoro a rischio per 150mila con le esternalizzazioni delle concessioni

L’articolo 177 del codice degli appalti provoca una mobilitazione trasversale di imprese e sindacati

di Davide Madeddu

3' di lettura

In 150 mila “appesi” all’articolo 177 del codice degli appalti. Si tratta dei dipendenti diretti del settore energetico, gas e ambiente, che potrebbero vedere a rischio il proprio posto di lavoro con l’esternalizzazione delle concessioni. Un fatto che ha generato una vera e propria mobilitazione trasversale e che schiera sullo stesso fronte imprese e sindacati.

Il punto di partenza

Tutto nasce con l’applicazione dell'articolo 177 del codice dei contratti pubblici che impone ai titolari di concessioni dirette di affidare una quota pari all’80 per cento dei propri contratti, mediante procedure di evidenza pubblica. Per il resto, ossia il 20 per cento, la possibilità di ricorrere a società in house o a controllate-collegate.

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Gli interessati

A fare i conti con la norma sono le aziende che operano nel settore della distribuzione dell'energia elettrica del gas e del settore dei rifiuti. «La norma e la sua interpretazione – denunciano Filctem, Flaei-Femca e Uiltec – comporterebbe la necessità per i concessionari di operare una riduzione della forza lavoro e una frammentazione del servizio, con forti ripercussioni sulla garanzia dell'efficienza dell’intero sistema».

La lettera al ministro

A chiedere un intervento del Governo, rivolgendosi (a marzo) al ministro del Lavoro Andrea Orlando, sono Agostino Re Rebaudengo presidente di Elettricità futura e Michaela Castelli presidente Utilitalia. «Oltre a presentare manifesti profili di incostituzionalità – scrivono i due presidenti –, l’attuazione della norma così interpretata avrebbe enormi riflessi negativi sull’organizzazione delle imprese, alcune anche quotate in borsa e con importanti apporti di capitale privato, e sull’efficienza e la qualità dei servizi pubblici gestiti dalle stesse». Rimarcando il fatto che i servizi «grazie alla competenza delle imprese che li gestiscono non sono venuti meno nemmeno nei giorni più bui del lockdown» i due presidenti evidenziano come «il trasferimento coatto della quasi totalità dei servizi verso l’esterno comporterebbe seri rischi per la continuità degli stessi durante la fase di esternalizzazione (che potrebbe durare mesi) con un costo economico e sociale elevato dovuto alla necessità per i concessionari di operare una riduzione della forza lavoro».

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La mobilitazione

Per Sorrentino si pone anche un problema per la sicurezza e il servizio. «Qui ci sono aziende che, anche fuori dal Pnnr investono miliardi sulle reti. Se esternalizzi vuol dire che sta frammentando e rallenti anche l'attività». E proprio mentre si guarda alla transizione, per il sindacalista è necessario «uno straordinario ammodernamento delle reti e lo sviluppo delle reti intelligenti». Non è pensabile in questa fase, per cui sono previsti parecchi miliardi di investimenti - argomenta Sorrentino -, assistere alla destrutturazione di soggetti industriali con competenze, qualità e sicurezza del lavoro di comprovata eccellenza”. E cita, giusto per fare un esempio, quanto accaduto durante lo scorso lockdown, quando il «servizio è stato garantito e ci ha permesso di avere l'energia elettrica e del gas sempre e comunque senza nessun rischio per gli ospedali, per le sale di rianimazione ma anche banalmente nelle nostre case, dove lo stress di una situazione tragicamente nuova e pericolosa è stato sicuramente attenuato».

I costi

Eppoi i costi. Perché per tra gli aspetti messi in evidenza nelle diverse prese di posizione c’è anche questo aspetto. «Si potrebbe assistere, come già ipotizzato dall’Arera – denuncia Francesco Garau segretario regionale Filctem Sardegna –, a un’impennata dei costi che andrebbero a riverberarsi sulle bollette pagate da famiglie e imprese».

Il pronunciamento e gli appelli

Sul caso anche il pronunciamento del Consiglio di Stato che «ha sollevato diversi dubbi scegliendo di rivolgersi direttamente alla Corte costituzionale. I giudici amministrativi – aggiunge Garau – hanno spiegato in un parere come la nuova disciplina sia capace di ledere il principio costituzionale della libera iniziativa economica, e di minare il buon andamento e l’efficienza dei servizi di interesse economico generale». Quindi un appello affinché ci sia in Senato il sostegno dei parlamentari all’ordine del giorno che «impegna Palazzo Chigi a non esternalizzare i servizi di interesse economico generale e a tutelare gli attuali concessionari».

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