I dati Istat di luglio

Lavoro, segnali di ripresa per i giovani e l’effetto sblocco licenziamenti non c’è

Le imprese hanno firmato più contratti stabili, sia a termine sia a tempo indeterminato, sfruttando i segnali positivi dell'economia. E a entrare sono soprattutto under35; per la fascia centrale della forza lavoro 40-50 anni la situazione resta difficile. Così come per gli autonomi

di Claudio Tucci

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

L'effetto negativo sul mercato del lavoro derivante dal primo sblocco dei licenziamenti (dal 30 giugno, industria e costruzioni - tranne tessile-moda-calzaturiero) non c'è stato.
Anzi. Le imprese hanno firmato più contratti stabili, sia a termine sia a tempo indeterminato, sfruttando i segnali positivi dell'economia. E a entrare sono soprattutto giovani under35; per la fascia centrale della forza lavoro 40-50 anni la situazione resta difficile. Così come per gli autonomi.

Da gennaio occupazione in salita

A luglio, ha appena reso noto l'Istat, si sono registrati, su giugno, 24mila dipendenti in più, 12mila a termine, altri 12mila a tempo indeterminato. Complessivamente, però, a luglio l'occupazione è scesa di 23mila unità, ma sono esclusivamente lavoratori autonomi (-47mila), a testimonianza delle difficoltà che questo segmento importante del mercato del lavoro (e poco tutelato dalle misure emergenziali) stia ancora pagando gli effetti (lunghi) della crisi. Da gennaio l'occupazione è tuttavia salita di 550mila unità, confermando una dinamica positiva alla stregua dei buoni dati economici del periodo.Insomma, il rischio di perdere un milione di posti di lavoro per via dello sblocco dei licenziamenti non si è concretizzato (per il terziario e piccole imprese il blocco degli atti di recesso vige fino al 31 ottobre, come pure per moda-tessile-calzaturiero).

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Il quadro non è completamente positivo

Da inizio Covid (febbraio 2020) l'occupazione è ancora in terreno negativo di oltre 260mila unità. A luglio scendono i disoccupati -29mila unità, ma risalgono gli inattivi +28mila posizioni, il che fa pensare alle difficoltà ancora presenti per l'ingresso nell'occupazione di diverse categorie, soprattutto autonomi. Rispetto a luglio 2020, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-6,9%, pari a -173mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,5%, pari a -484mila), che era aumentato in misura eccezionale all'inizio dell'emergenza sanitaria.Sempre sull'anno l'occupazione è in netta risalita, +440mila unità, grazie all'aumento dei dipendenti sia permanenti sia a termine (rispettivamente dello 0,8% e del 14,4%); gli autonomi invece diminuiscono (-1,2% pari a -62mila occupati).

Segnali di ripresa per i giovani

Il tasso di disoccupazione degli under25 scende al 27,7 per cento. Restiamo sempre agli ultimi posti nell'area Euro (peggio di noi Spagna e Grecia), ma iniziamo a distanziarci dalla soglia psicologica del 30%.Ovviamente, c'è molto da fare, dopo mesi di sole misure anti crisi, con cig per tutti e divieti e vincoli vari. Il governo Draghi ora deve procedere a un rapido cambio di passo sul lavoro e mettere in campo misure utili per favorire nuova occupazione (specie di qualità) e accompagnare la ripresa economica in atto, eliminando, ad esempio, tutti i vincoli sui contratti a termine e in somministrazione, e rendendo più appetibile il contratto a tempo indeterminato. Su quest'ultimo punto, la crescita e le prospettive economiche aiutano, ma occorre sostenere le imprese, abbattendo, è un altro esempio, il costo del lavoro. L'operazione taglia cuneo era partita. Ora il dossier va ripreso.


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