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Lavoro, sempre più carenza di profili sul mercato: mancano medici, farmacisti e biologi

La ricerca dei Consulenti del lavoro: quasi 1,5 milioni a rischio irreperibilità nei prossimi 4 anni

3' di lettura

La carenza di lavoratori sul mercato, con la difficoltà crescente che le imprese incontrano nel trovare i profili di cui hanno bisogno sta diventando un’emergenza nazionale: a giugno 2022, su quasi 560mila entrate al lavoro previste, 219mila (39,2%) risultavano di difficile reperimento. Nello stesso mese del 2019, il valore si attestava al 25,6%. A crescere, è stata la carenza di candidati (23,7% contro il 12,2% del 2019), mentre la quota di aziende che associa la difficoltà di reperimento alla preparazione inadeguata degli stessi è rimasta simile (11% circa).

È quanto emerge dalla ricerca “Il lavoro che c’è, i lavoratori che non ci sono” realizzata dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro e illustrata Bologna in occasione della conferenza stampa di presentazione del Festival del lavoro 2022. Secondo la ricerca tra i profili divenuti sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro spiccano i farmacisti, i biologi e gli specialisti nelle scienze della vita e i medici.

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Sempre meno in cerca di lavoro, anche tra gli immigrati

A pesare sono diversi fattori, a partire dal calo demografico. Tra 2018 e 2021, la popolazione in età da lavoro, dai 15 ai 64 anni, si è ridotta di misura, con una perdita di 636mila residenti (-1,7%) di cui 262mila con meno di 35 anni (-2,1%). A questo si è aggiunta una ricomposizione interna di tale fetta di popolazione: si è ridotta la componente attiva di chi ha un lavoro e lo cerca (-831mila per un decremento del 3,3%) e, di contro, è aumentato il numero di quanti non cercano lavoro o sono scoraggiati a farlo (+194mila, per un incremento dell'1,5%).

Secondo i consulenti si tratta di un dato importante, che certifica un fenomeno più generale di allontanamento dal lavoro, prodotto da cause diverse, tra cui il rifiuto di lavori a bassa remunerazione, la crescita di forme di lavoro irregolare, l'aumento del numero dei percettori di sussidi pubblici avvenuta durante la pandemia o, più semplicemente, una revisione delle priorità di vita nel dopo pandemia, che ha portato ad una visione diversa del lavoro nella vita delle persone. Anche tra le componenti tradizionalmente più vitali, come gli immigrati, si riscontrano le stesse tendenze, in forma anche più marcata. A fronte, infatti, di una crescita della popolazione di origine straniera in età attiva (+1,6%), le forze lavoro sono diminuite del 3,5%, mentre è cresciuta esponenzialmente l'area dell'inattività (+14,4%).

Cercasi farmacisti e medici

Farmacisti, i biologi e gli specialisti nelle scienze della vita da una parte e i medici dall’altra sono tra i profili sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro: per entrambi questi gruppi professionali, considerati irreperibili rispettivamente dal 76,1% e 63,2% delle aziende, il tasso di carenza sul mercato è cresciuto di quasi 50 punti percentuali rispetto al 2019. A seguire, i tecnici della sanità e dei servizi sociali vedono crescere significativamente la concorrenzialità sul mercato: il 54,6% dei profili risulta irreperibile, ma nel 2019 la percentuale si attestava al 32,4%.

Carenza anche per operai specializzati e nel commercio

Anche tra gli operai specializzati e conduttori di impianti, si registra una crescente difficoltà delle aziende, soprattutto nell'edilizia (il tasso di irreperibilità passa dal 29,1% al 49,9%), per gli operai metalmeccanici, chimici e conduttori di mezzi di trasporto: qui la crescita è stata dal 34,3% al 50,8%. Ma mancano sempre più all'appello anche i lavoratori per quelle professioni che non richiedono particolari titoli ed expertise: è sempre più difficile, rispetto al giugno 2019, trovare personale generico nelle costruzioni (dal 6,2% al 30,7%) e nelle attività commerciali e di servizio (dal 5% al 24,5%).

Rischio irreperibilità per 1,5 milioni di profili fino al 2026

«C’è l’esigenza - si legge nel rapporto - di intervenire in tempi rapidi sulle tante variabili di un mercato che ha voglia di crescere e le cui condizioni potrebbero essere favorevoli anche a soddisfare il desiderio degli italiani di un lavoro migliore». Il rischio che di qui ai prossimi quattro anni, la situazione possa diventare più critica: il rapporto previsivo di Unioncamere Excelsior sui fabbisogni occupazionali a medio termine (2022-2026) prevede una domanda di circa 4,3 milioni di lavoratori. Già oggi è possibile prevedere che almeno 1 milione 350mila possano andare in fumo per assenza di candidati. E, sottolineano i Consulenti del lavoro, si tratta di «una stima prudenziale»

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