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Lavoro, servono 3mila macchinisti per i treni merci

I piani di assunzione delle compagnie private nei prossimi tre anni. Le imprese chiedono di raddoppiare i contributi pubblici alla formazione

di Marco Morino

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I piani di assunzione delle compagnie private nei prossimi tre anni. Le imprese chiedono di raddoppiare i contributi pubblici alla formazione


4' di lettura

C’è un settore che ha fame di lavoratori. Le ferrovie cargo presenti in Italia, cioè le compagnie ferroviarie private specializzate nel trasporto merci, sono pronte ad assumere 3mila macchinisti nei prossimi tre anni, dopo che 2mila addetti alla circolazione ferroviaria sono già stati assunti nel precedente triennio 2017-2018-2019. La stima è di Fercargo, l’associazione che riunisce le imprese ferroviarie merci italiane concorrenti di Fs.

Si tratta di una stima prudenziale, con tendenza ad aumentare. Al momento, la quota di mercato del cargo ferroviario in Italia è pari a circa il 10% rispetto al volume totale delle merci movimentate (la modalità prevalente è, di gran lunga, quella stradale). In Francia e Germania la quota modale del cargo ferroviario oscilla tra il 16 e il 18% e questo dimostra che anche in Italia gli spazi per crescere non mancano, tenuto conto delle politiche messe in atto dall’Unione europea per trasferire in misura cospicua le merci dalla strada alla ferrovia nel prossimo decennio.

Un settore in crescita
L’obiettivo dell’Europa è consentire al traffico ferroviario delle merci di raggiungere, entro l’anno 2030, una quota del 30% dei movimenti totali. Nel caso dell’Italia, per aumentare in misura significativa il trasporto ferroviario merci è prioritario completare i corridoi europei, perché il cargo ferroviario ha come mercato naturale l’Europa. Lo conferma la storia di questo settore.

Il primo treno merci privato nasce nel settembre del 2001, quando un convoglio delle Ferrovie Nord Cargo parte da Melzo diretto a Zebrugge (Belgio), seguito subito dopo dalla prima impresa ferroviaria privata nata dal nulla, la Rail Traction Company, che effettua il viaggio del primo convoglio sulla linea del Brennero tra Verona Quadrante Europa e Monaco di Baviera. A fine 2019, il traffico merci delle imprese ferroviarie aderenti a Fercargo rappresenta circa il 50% del mercato nazionale (l’altro 50% fa capo a Mercitalia, la compagnia merci del gruppo Fs) e circa il 70% del traffico internazionale. Tra le imprese associate a Fercargo ci sono: Captrain, Cfi (Compagnia ferroviaria italiana), Db Cargo Italia, Fuorimuro, Gts Rail, Hupac, Interporto Servizi Cargo, InRail, Rail Traction, Sbb Cargo e altre.

La storia di questi anni racconta la lunga avventura delle imprese ferroviarie merci nate dopo la liberalizzazione, che - nel 2008 - sono partite con una quota minoritaria del mercato e oggi contendono all’operatore incumbent Fs la presenza sul mercato nazionale (praticamente diviso a metà) e superano quasi di un terzo lo stesso operatore sul mercato internazionale. In dieci anni - spiegano gli addetti ai lavori - lo scenario del trasporto merci ferroviario è notevolmente mutato e - soprattutto dopo l’istituzione dell’Autorità di regolazione dei trasporti - da una fase iniziale di pura contrapposizione si è passati a una visione più matura, di competizione concorrenziale volta soprattutto a uno sviluppo complessivo di sistema.

Più fondi alla formazione
Per formare un macchinista, spiegano gli operatori privati, sono necessari 15 mesi tra formazionale teorica e pratica sul campo, per un costo di circa 30mila euro a lavoratore. «Per questa ragione - dicono al Sole 24 Ore fonti delle compagnie cargo private - stiamo portando avanti una proposta di proroga della legge 96/2017 che contribuisce in parte alla formazione dei macchinisti. A oggi è previsto un fondo di 2 milioni di euro l’anno da ripartire tra le imprese. Questo fondo, nel triennio 2017, 2018 e 2019 ha permesso la formazione e l’assunzione di 2mila nuovi occupati nel settore. Tutti a tempo indeterminato con contratti collettivi nazionali. L’intero sistema, privati e Mercitalia, chiede la proroga dei contributi per gli anni 2020, 2021, 2022 e il raddoppio dell’importo del fondo da due a quattro milioni di euro l’anno. Anche il ministero dei Trasporti si è detto favorevole alla proposta».

L’accordo Gts-Rail Academy
Investire nella formazione come risposta alla domanda, sempre più alta, di macchinisti ferroviari: così il gruppo Gts di Bari, operatore europeo del trasporto intermodale delle merci, annuncia la collaborazione con Rail Academy, finalizzata alla formazione di nuove risorse per l’attività di conduzione di treni e locomotori. Rail Academy è un centro di formazione riconosciuto dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria che organizza, gestisce ed eroga corsi di alta formazione professionale nel campo ferroviario. «Anche Gts – dichiara il ceo Alessio Muciaccia - è alla ricerca di macchinisti: 10 primi agenti, cioè con piena responsabilità del convoglio, da assumere subito a tempo indeterminato e altri 10 entro fine anno».

I corsi della Rail Academy – spiega Roberto Salamone, della direzione tecnica, «forniscono conoscenze professionali su attività di sicurezza quali manutenzione dei veicoli, preparazione dei treni e, con avvio già fissato al 30 marzo 2020, il percorso relativo alla condotta dei treni. Tutti gli allievi avranno la possibilità di provare sul campo quanto acquisito in aula, con attività di laboratorio ed esercitazioni presso le aziende del settore».

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