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Lavoro: dal taglio al cuneo al salario minimo, tutti i dossier a rischio con la crisi

Con le fibrillazioni politiche possibile frenata anche per il rilancio delle politiche attive, per le semplificazioni sullo smart working e sul decollo del sistema duale.

di Claudio Tucci

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3' di lettura

La crisi politica innescata dal M5S in piena estate rischia di rallentare anche una serie di provvedimenti sul lavoro, a cominciare da quel “patto sociale” evocato più volte da Mario Draghi. Parliamo del taglio del cuneo fiscale-contributivo, che dopo anni di annunci, sembrava ormai incanalato verso una reale concretizzazione.

Ma parliamo anche del complessivo rilancio delle politiche attive del lavoro, con il ministero del Lavoro che deve ancora chiarire diversi aspetti attuativi, a cominciare dal ruolo dei privati e dei fondi interprofessionali. C’è poi la discussione aperta su un rafforzamento della cig “scontata” (viste le conseguenze della guerra in Ucraina) e il decollo del sistema duale. Ma andiamo con ordine.

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Taglio al cuneo

Dopo il pressing delle parti sociali e l’ok praticamente di tutto l’arco parlamentare il governo Draghi ha deciso, nella prossima legge di Bilancio, di agire (finalmente) sul taglio al costo del lavoro. Secondo le prime simulazioni dei tecnici del Mef, per l’operazione sarebbero sul piatto al momento 4-5 miliardi; e si ipotizza di concentrare l’intervento sulle fasce di reddito medio-basse, quindi sotto i 35mila euro, per rendere la misura un pò più tangibile in busta paga.

Del resto, la necessità di abbattere il cuneo fiscale-contributivo è ormai una urgenza condiviso, anche perché, come ha ricordato di recente l’Ocse, ha raggiunto vette insostenibili: siamo al 46,5%, sfioriamo il 50 per cento, se aggiungiamo oneri e contributi sociali. Siamo al 60%, come anticipato da questo giornale, se facciamo riferimento alla massa salariale. Insomma, una zavorra oramai insostenibile (e indifendibile). Non a caso la proposta forte di Confindustria è un intervento strutturale sul cuneo da 16 miliardi che avrebbe il vantaggio di mettere nelle tasche dei lavoratori fino a 35mila euro di reddito 1.223 euro, vale a dire una mensilità in più.

Il dibattito su salario minimo e contratti

La crisi di governo, nei fatti, frena anche il dibattito sul salario minimo e sui contratti. Nell’ultimo incontro con le parti sociali, l’esecutivo Draghi ha annunciato l’intenzione di intervenire per aumentare le retribuzioni. L’ipotesi di lavoro prevederebbe l’estensione del Tec, trattamento economico complessivo, dei contratti leader dei singoli settori produttivi. Una proposta divisiva, e che, secondo alcuni esperti, smonterebbe il nostro sistema di contrattazione collettiva, che la stessa Europa ha recentemente citato come best practice.

Rilancio delle politiche attive

Anche sul fronte politiche attive, un esecutivo “in crisi” risulta poco incisivo. Il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) è partito, sulla carta, con gli atti preparatori. Poche le regioni che hanno avviato le azioni previste. L’obiettivo è raggiungere entro dicembre almeno 300mila soggetti interessati a Gol (addirittura il governo parlava di 600mila). Ma in questo caos politico potrebbero uscire sorprese.

Il tema Cig

Accanto alle politiche attive, si ragiona anche di Cig. In questi primi mesi dell’anno, la riforma Orlando, in vigore da gennaio, ha mostrato più ombre che luci; e già il governo Draghi è dovuto intervenire con diverse deroghe che sono costate circa 400 milioni. Se la guerra in Ucraina proseguirà e il gas proveniente dalla Russia sarà ulteriormente tagliato, le imprese rischiano frenate molto forti (a settembre si rischia di dover decidere quali codici Ateco possono continuare a lavorare, e quali invece chiudere). Di qui la necessità, gioco forza, di rinforzare la cig “scontata”, quella che non prevede il pagamento dei contributi addizionali. Ma anche qui, serve un governo “in sella” che decida.

Attesa per le semplificazioni dello smart working

C’è poi da capire come ci si orienterà sullo smart working, con le parti sociali che, nel recente protocollo su salute e sicurezza, chiedono adempimenti semplificati (il lavoro agile è uno strumento utilissimo per contrastare i contagi); e sulle annunciate strette su tirocini e apprendistato: anche qui le posizioni, restrittive, di una fetta di maggioranza, M5S e parte del Pd e del ministro del Lavoro, non sono condivise da tutti, e, sui tirocini curriculari, quelli cioè scolastici - che si vuole equiparare a rapporti di lavoro - sono già state avanzate perplessità da parte dei ministri Patrizio Bianchi (Istruzione) e Maria Cristina Messa (Università). Insomma per decidere (o non decidere) serve una assunzione di responsabilità decisionale che solo un governo in carica può fare.

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