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Lavoro Usa: 136mila nuovi posti a settembre. Disoccupazione verso i minimi da 50 anni

Il dato è il benvenuto dopo che indici dell’attività manifatturiera e dei servizi avevano deluso, il primo mostrando contrazioni del settore per due mesi consecutivi

di Marco Valsania


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2' di lettura

NEW YORK - L’economia americana ha creato 136.000 posti di lavoro in settembre, meno dei 145.000 previsti ma abbastanza per spingere il tasso di disoccupazione ancora in ribasso al 3,5% dal 3,7% di agosto, vicino ai minimi da cinquant'anni, dal dicembre del 1969. I salari sono aumentati, anche se hanno frenato il passo sotto il 3%, al 2,9%, dopo che l’anno scorso avevano accelerato fino al 3,6 per cento. Il governo ha inoltre rivisto al rialzo i dati dei due mesi precedenti, quando tra luglio e agosto sono stati creati 45.000 impieghi più delle iniziali stime.

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Il dato è il benvenuto dopo che indici dell'attività manifatturiera e nei servizi avevano deluso e alimentato preoccupazioni, il primo mostrando contrazioni del settore per due mesi consecutivi e cadendo ai minimi da dieci anni, il secondo tuttora in territorio di espansione ma arretrando ai minimi da tre anni. L’andamento dell’occupazione conferma un rallentamento ma allontana eccessivi timori che l'economia statunitense corra immediati pericoli di crisi.

La Federal Reserve riunirà i suoi vertici di politica monetaria a fine ottobre e le previsioni sono tuttora che possa decidere un ulteriore taglio dei tassi di interesse americani come stimolo alla crescita e continua polizza di assicurazione contro il contagio in arrivo da indebolimenti dell’economia globale e dalle guerre commerciali. Sono però leggermente diminuite le scommesse degli investitori su due tagli dei tassi entro fine anno, scivolate al 46% dal 52%, dopo i due già effettuati questa estate per la prima volta dalla recessione e crisi finanziaria.

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Wall Street, con gli indici azionari che hanno aperto salendo di mezzo punto percentuale, e il dollaro hanno reagito positivamente, con rialzi, ai dati sul lavoro; le obbligazioni, considerate un investimento rifugio, hanno perso terreno.

Il mese scorso l'occupazione americana è stata trainata da comparti quali la sanità e i trasporti, con il primo che ha aggiunto 39.000 posti di lavoro. Il settore manifatturiero, invece, ha perso duemila impieghi nel segno della sua continua fragilità. Nell'insieme i nuovi dati occupazionali mostrano un rallentamento ad una media mensile di 161.000 nuovi posti di lavoro quest'anno, rispetto ai 190.000 impieghi creati mediamente durante gli otto anni di espansione nei quali l'occupazione ha conosciuto miglioramenti.

L'economia americana, secondo gli analisti, ha bisogno di creare almeno centomila posti di lavoro al mese soltanto per tenere il passo con l'incremento della forza lavoro. In settembre la partecipazione alla forza lavoro è rimasta stabile al 63,2% e il tasso allargato di disoccupazione e sotto-occupazione e' diminuito al 6,9% dal 7,2 per cento. In attesa di ulteriori chiarimenti in arrivo dai dati sullo stato di salute dell'economia, le stime sulla crescita del Pil Usa nel terzo trimestre appaiono oggi incerte, comprese tra l'1,3% e l'1,9%, dopo il 2% del secondo trimestre e il 3,1% messo a segno primi tre mesi dell'anno.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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