i dati di ottobre

Lavoro Usa, dati migliori delle stime: 128mila nuovi posti

Revisioni positive anche per le rilevazioni dei mesi di agosto e settembre: complessivamente 95mila posti in più. Ancora in sofferenza il settore auto, mentre cresce l’occupazione per sanità, servizi e ospitalità. Resta il nodo della platea di milioni di lavoratori, anche qualificati, che ha lavori precari e sfugge alle statistiche

di Marco Valsania


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(AFP)

3' di lettura

New York - Il mercato del lavoro americano regge meglio del previsto ai timori di un rallentamento, evidenziando in ottobre la creazione di 128mila posti di lavoro, più dei previsti 75mila.

Il dato ha rappresentato una frenata rispetto ai mesi precedenti, ma ha risentito dell’impatto di un lungo sciopero alla General Motors che ha visto circa 50mila dipendenti della grande casa automobilistica incrociare temporaneamente le braccia. I dipendenti Gm sono ora tornati al lavoro dopo aver raggiunto un nuovo accordo sul contratto.

Forti revisioni positive nelle statistiche occupazionali sono inoltre arrivate per agosto e settembre, aggiungendo complessivamente 95mila impieghi alle stime originali, portate a 219mila nuove buste paga nel caso di agosto e a 180mila in settembre.

Tasso di disoccupazione in risalita
Il tasso di disoccupazione è contemporaneamente lievitato leggermente il mese scorso al 3,6% dal 3,5 per cento. È tuttavia rimasto vicino ai minimi da mezzo secolo ed è stato anzitutto dovuto a un aumento della forza lavoro, cioè degli americani che hanno attivamente cercato un impiego, aumentati di 325mila. La partecipazione alla forza lavoro è lievitata al 63,3%, ai massimi dal 2013, pur restando ancora inferiore ai livelli precedenti la grande crisi del 2008.

I salari orari sono migliorati del 3% rispetto all’anno scorso, in linea con le attese. Di recente questa è stata spesso la crescita salariale registrata, superiore al 2% di cinque anni or sono ma inferiore al picco del 3,4% raggiunto in febbraio e tuttora considerata dai critici inadeguata a recuperare passate perdite nel potere d’acquisto.

Le pressioni di Trump sulla Fed
Il presidente Donald Trump ha reagito rivendicando «numeri eccezionali» sull’occupazione - e ancora: «USA ROCKS!». I dati sul mercato del lavoro nell’insieme danno in realtà credito soprattutto alla scelta della Federal Reserve, che questa settimana ha tagliato per la terza volta da inizio estate i tassi di interesse per combattere indebolimenti dell’espansione e contagi in arrivo dalla debolezza dell’economia globale, ma ha indicato che dovrebbe fermare gli stimoli in attesa di maggiore chiarezza sullo stato dell’espansione.

Trump ha invece finora premuto duramente sulla Banca centrale perché abbassasse più aggressivamente i tassi e difficilmente cesserà quella campagna in un anno elettorale.

La creazione di occupazione è diminuita di pari passo con la moderazione dell’intera ripresa economica - nel 2018 la media dei nuovi posti mensili era stata di 223mila, quest’anno è di 167mila - rimanendo però sufficientemente solida da allontanare al momento spettri di nuove debacle. In questo clima, sul mercato future le probabilità di un ulteriore allentamento di politica monetaria al vertice di dicembre sono ora scivolate al 12,% dal 22,1 per cento.

Comparto auto ancora in sofferenza
In ottobre, nel segno dell’impatto delle agitazioni alla Gm, il comparto auto ha nell’insieme perso 42mila impieghi. Tra i settori che hanno invece trainato la marcia occupazionale si sono distinti la sanità, che ha creato 34.200 impieghi, i servizi alle aziende con 22mila e l’ospitalità con 61mila.

Un quadro meno confortante del mercato del lavoro è stato offerto da un’inchiesta del New York Times che rivela le tensioni nascoste dietro le statistiche. Milioni di americani, spesso anche qualificati, non riescono ancora a trovare un impiego, soprattutto stabile e con compensi da ceti medi.

I lavoratori che sfuggono alle statistiche
Sono lavoratori che solo in qualche caso entrano nelle statistiche ufficiali della disoccupazione, non nel bassissimo tasso del 3,6% ma in quello allargato che comprende forzati del part time e degli impieghi marginali e che sono il 7% (in aumento oltretutto in ottobre dal 6,9% di settembre), pari a circa 11 milioni .

Molto più spesso sfuggono però completamente a sondaggi e rilevazioni formali, perché lavorano per periodi in posizioni temporanee e precarie che sul momento li fanno sembrare tra gli occupati. Oppure fanno parte dell’esercito della gig-economy, gli autisti di Uber o Lyft, i freelancers, i lavoratori a contratto, privi di sicurezza, benefit e gravati da paghe inadeguate. Un recente sondaggio Gallup ha trovato che la maggior parte degli americani oggi ritiene di non avere un “buon lavoro”.

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