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Lavrov gela Berlino: «La Russia è pronta a rompere le relazioni con la Ue»

Il ministro degli Esteri russo alza i toni del confronto con l’Europa decisa a imporre nuove sanzioni. Da cui Berlino vuole escludere Nord Stream

di Antonella Scott

Il Cremlino sotto la neve. Il traffico a Mosca è stato paralizzato venerdì da una nevicata record (Afp)

3' di lettura

Gli scambi verbali tra Russia e Unione Europea si sono avvicinati pericolosamente a un punto di non ritorno quando il ministro degli Esteri di Vladimir Putin, Serghej Lavrov, ha avvertito che l’adozione di ulteriori sanzioni Ue ai danni dell’economia russa vedrebbero Mosca pronta ad affrontare una rottura delle relazioni. «Non vogliamo isolarci dalla vita globale - ha avvertito cupamente Lavrov -, ma dobbiamo essere pronti. Se vuoi la pace, devi prepararti alla guerra». Anche con il tuo principale partner commerciale, quale è la Ue per la Russia.

Le parole di Lavrov più di tutti hanno sconcertato la Germania: Paese che ha fatto quadrato intorno al gasdotto russo-tedesco ai primi posti nella lista dei progetti da punire con nuove sanzioni. Malgrado la condanna di Aleksej Navalny (che venerdì si è ritrovato in un’aula di tribunale per il processo in cui lo si accusa di diffamazione), malgrado la repressione delle proteste e il giro di vite contro i suoi sostenitori, malgrado la pubblica umiliazione per mano dello stesso Lavrov a Mosca contro Josep Borrell, l’Alto rappresentante della politica estera europea che aveva voluto tentare a tutti i costi l’avvio di un dialogo anche sui fronti più difficili, Berlino ha sempre insistito per tenere in vita Nord Stream 2, peraltro quasi ultimato.

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Parole fuori contesto

Le dichiarazioni di Lavrov, ha commentato una portavoce del ministero degli Esteri tedesco, sono «sconcertanti e incomprensibili». «Non c’è da aggiungere altro», le ha fatto eco Steffen Seibert a nome della Cancelleria. Dietro le parole di Lavrov si nasconde la preoccupazione russa per il destino di Nord Stream e la volontà di mostrarsi determinati a difendere i propri interessi: ma intanto da Mosca il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha cercato di attenuare la tensione. Le frasi del ministro degli Esteri sono state fraintese, ha detto, perché prese fuori contesto senza il consenso del ministero e senza aspettare la diffusione integrale dell’intervista televisiva. Peskov ha chiarito che Mosca non vuole interrompere i legami con Bruxelles, aggiungendo però che bisogna essere preparati in caso si verifichino «sviluppi insensati». Ha cercato di gettare acqua sul fuoco anche Vladimir Chizhov, rappresentante permanente russo presso la Ue che ha definito il tormentato viaggio di Borrell a Mosca un segnale positivo di una disponibilità a lavorare insieme.

La Russia ha ormai già diversi anni di sanzioni alle spalle: le restrizioni che in seguito alla crisi ucraina del 2014 hanno limitato le possibilità di raccolta di capitali all’estero e di cooperazione industriale sui fronti dell’energia e degli armamenti. Il successivo embargo sui generi alimentari europei ha poi spinto le imprese locali a produrli da sé: così come è stata costretta a fare Gazprom, impegnata a ultimare da sola Nord Stream 2 sotto la minaccia di sanzioni americane.

La scelta di Biden

Ma il mercato europeo i russi non possono darselo da soli, malgrado Peskov affermi la necessità di «essere pronti a sostituire con infrastrutture nazionali tutto ciò di cui possiamo essere privati». Quei legami energetici che il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha definito «l’ultimo ponte tra Russia ed Europa».

In questa partita saranno decisive le scelte a cui il nuovo presidente americano Joe Biden è chiamato in queste ore: punire il Cremlino per il caso Navalny dando il suo via libera alle sanzioni contro Nord Stream, oppure rinviarle accettando la richiesta della Germania. E questo a pochi giorni dalla grande conferenza di Monaco sulla Sicurezza, che Biden aprirà il 19 febbraio al fianco della cancelliera Angela Merkel. Il neopresidente americano interverrà sul tema del rafforzamento dei legami transatlantici. Che posto vuole avere Mosca in tutto questo?

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