MERCATI ESTERI

«Lazio, multinazionali in pista per il post Covid»

Il Lazio è un grande mercato con un elevato capitale umano. Le aziende a controllo estero offrono opportunità di crescita anche ai giovani

di Andrea Marini

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4' di lettura

«Credo profondamente nella collaborazione tra le imprese e le istituzioni del territorio. Dalla Regione Lazio al Comune di Roma, ma non solo. Penso per esempio ai distretti e alle Province. Tutti insieme possiamo lavorare per favorire lo sviluppo delle multinazionali, che rappresentano un attore fondamentale della crescita e della competitività della nostra regione». Alessandra Santacroce, vicepresidente di Unindustria Lazio, con delega alle multinazionali e mercati esteri, anticipa al Sole24Ore Centro i punti del suo programma, con le proposte che intende presentare alle istituzioni, in primis la Regione.

«Nel 2019 Unindustria, Regione Lazio e il Comitato multinazionali di Confindustria hanno firmato un protocollo d’intesa per la creazione di un customer care per le multinazionali», spiega Santacroce. «In sostanza – prosegue – si tratta di creare un unico punto di riferimento per le aziende, per far fronte alle loro esigenze ed evitare che si manifestino problemi che possono portare a delle delocalizzazioni. Un aspetto molto importante, dato il complesso scenario di forte competizione internazionale tra territori». Con la crisi pandemica il progetto ha subito un inevitabile rallentamento, ma adesso, chiede la vicepresidente di Unindustria Lazio, «bisogna dare seguito a quella firma, per creare uno strumento concreto che aiuti chi ha investito sul nostro territorio».

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Alessandra Santacroce dal 2008 è direttore delle Relazioni Istituzionali di IBM Italia, funzione dedicata alla promozione del valore dell’innovazione nelle politiche italiane ed europee. Nel luglio 2020 è stata chiamata dal nuovo presidente di Unindustria Angelo Camilli a ricoprire il ruolo di vicepresidente con delega strategica alle multinazionali e mercati esteri. «Un settore sul quale Unindustria – spiega Santacroce – ha sempre riservato un’importanza fondamentale. Si tratta di realtà per cui i problemi più sentiti sono spesso la burocrazia e la mancanza di tempi certi nelle procedure».

L’importanza per il Lazio
Nella regione le aziende che fanno parte di grandi gruppi con sedi all’estero hanno avuto da sempre un ruolo cruciale. Il Lazio vale il 9% delle unità locali delle imprese multinazionali presenti in Italia (9.000 su 103.000), il 10% degli addetti di quelle presenti in Italia (303.400 addetti nel Lazio), il 13% del loro valore aggiunto generato (37 miliardi di euro nel Lazio).

Le multinazionali con sede nel Lazio hanno i livelli di produttività (valore aggiunto per addetto) più elevati rispetto al resto del paese: oltre 120mila euro. Molto elevata è anche la retribuzione media dei lavoratori: circa 58mila euro (la più alta in Italia).

Eppure si tratta di un pezzo di tessuto economico che non sempre ha goduto di buona stampa, indicato in alcuni casi come costituito da colossi che sfruttano solo le occasioni che offre il territorio su cui si insediano senza un impatto reale in termini di sviluppo locale. «Un altro dei punti del nostro programma – continua Santacroce – è proprio quello di invertire questo trend: aprire le porte delle multinazionali e far capire quale sia la loro importanza per il territorio».

Se Roma si candiderà all’Expo 2030/2035 – sottolinea – «pensiamo a quanto forte sarebbe la cassa di risonanza che potrebbero offrire le multinazionali. Si tratta di realtà – prosegue – in grado di generare un indotto ampio e articolato. In grado di trasferire competenze e una visione internazionale anche alle piccole e medie aziende locali. In settori come Ict, chimico-farmaceutico, automotive, alimentare e aerospazio c’è un integrazione perfetta con il territorio in grado di aumentarne la competitività e creare valore per tutta la filiera. Tra l’altro molti manager di queste grandi aziende provengono spesso dalle università della nostra Regione, a conferma delle opportunità professionali e di carriera che le multinazionali possono offrire ai nostri giovani».

Lazio e il fattore calamita
Eppure negli anni scorsi non sono mancati episodi di alcune grandi multinazionali che hanno pensato di delocalizzare una parte della loro produzione in altri Paesi, per poi tornare immediatamente sui loro passi per la elevata qualità del capitale umano del Lazio. Perché la regione, nonostante i problemi legati alla burocrazia, ha molte frecce al proprio arco.

«Certo – sottolinea la vicepresidente di Unindustria – Roma è la capitale d’Italia, un interlocutore fondamentale per ogni multinazionale. Ma le scelte di localizzazione di una grande azienda a capitale estero non sono basate sulla politica, ma sulle opportunità di mercato e sulle specificità del territorio. Il Lazio è un grande mercato, e con i suoi poli universitari e prestigiosi centri di ricerca pubblici e privati è in grado di fornire un capitale umano che ha pochi eguali in Italia. Per questo Unindustria si è fatta promotrice, attraverso la proposta del nostro presidente Angelo Camilli, di creare un Politecnico di Roma e del Lazio».

La competizione internazionale
«In questo momento storico in cui le multinazionali stanno ridefinendo la geografia globale dei loro investimenti, fondamentale è il ruolo che la Regione deve giocare per mettere in campo tutte quelle politiche economiche necessarie per garantire un ambiente attrattivo e sostenibile per le aziende presenti sul territorio e per attrarne delle nuove. Stiamo lavorando anche alla stesura di un documento che contiamo di portare alla Regione Lazio entro aprile», spiega la vicepresidente di Unindustria. «Il nostro obiettivo – aggiunge – è individuare 2-3 temi sui cui indicare le priorità per aumentare la competitività del territorio e contribuire con il nostro know how a proiettare ancora di più la Regione in un contesto internazionale. Il tutto attraverso un’analisi di benchmark che evidenzi i punti di forza e di debolezza per disegnare insieme alla Regione un contesto sempre più attrattivo per le multinazionali».

L’impatto del Covid-19
Il tempo stringe, e la crisi pandemica ha avuto effetti anche sulle multinazionali, seppur in maniera meno devastante rispetto alle piccole e medie aziende. «La crisi – sottolinea Santacroce – ha fatto emergere per esempio il tema della trasformazione e innovazione digitale come elemento fondamentale per superare non solo l’emergenza attuale, ma anche le sfide future».

L’obiettivo deve essere quello di fare leva sulla discontinuità imposta dalla crisi per ripartire, «non tornando semplicemente allo status quo, ma cogliendo l’opportunità per crescere e superare le criticità che già affliggevano il Lazio prima della crisi. Il Recovery plan – conclude – dovrà essere utilizzato come opportunità unica e irripetibile di rilancio della nostra economia».

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