Scomparso nel 2020

Lazio, la sala della presidenza del Consiglio regionale intitolata al giornalista Giovanni Bartoloni

Una cerimonia sobria alla Pisana alla presenza della famiglia del giornalista vittima della seconda ondata di Covid

4' di lettura

La sala della presidenza del Consiglio regionale del Lazio è stata intitolata a Giovanni Bartoloni. A un anno esatto dalla prematura scomparsa del giornalista, punto di riferimento della comunicazione alla Pisana, è diventata realtà la proposta regionale approvata lo scorso febbraio, di dedicare alla sua memoria la sala dove si svolgono le riunioni dell’Ufficio di presidenza. L’inaugurazione è avvenuta alla Pisana nel corso di una cerimonia sobria, a richiamare una delle caratteristiche di Giovanni Bartoloni, alla presenza della famiglia - della moglie Marta, del figlio Paolo, della mamma e della sorella - dell’ex portavoce della presidenza del Consiglio regionale del Lazio, vittima della seconda ondata di Covid-19.

Giovanni vittima della seconda ondata di Covid

Giovanni Bartoloni, 51 anni, è morto il 25 ottobre 2020 all’istituto Spallanzani di Roma dove era ricoverato in terapia intensiva dopo aver contratto il Covid-19 nella seconda ondata. Storico collaboratore dell’amministrazione regionale, prima di arrivare alla Pisana (2013), aveva lavorato con il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra. Tra i suoi numerosi incarichi anche quello di responsabile delle relazioni con i media di Alitalia e di portavoce dell’amministratore delegato di Equitalia.

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Un professionista attento e garbato

Ma al di là dei ruoli ricoperti nella comunicazione istituzionale a Roma, il maggior successo di Giovanni Bartoloni è stato il rapporto che ha saputo instaurare con tutti i suoi colleghi giornalisti, sintetizzato nelle parole del governatore Zingaretti subito dopo l’improvvisa scomparsa: «ci mancherà la sua grande professionalità e il suo sorriso, la sua energia e la sua ricchezza d’animo». Ecco Giovanni per tutti era questo: un professionista attento, garbato, di altri tempi; una persona perbene e speciale, come è stato ricordato oggi durante la cerimonia in diversi interventi, tra cui quello del governatore Nicola Zingaretti.

Vincenzi: «Chi ha conosciuto Giovanni ricorda la sua profonda umanità e sensibilità»

«Quella di oggi è una giornata importante. Il ricordo di un evento tragico, che si è portato via un grande uomo e un grande professionista. Con l’intitolazione dell’aula, un simbolo importante del Consiglio regionale, la sua memoria rimarrà viva negli anni a venire. Grazie alla famiglia, alla moglie Marta, al figlio Paolo, a tutti gli amici e colleghi che hanno portato un pezzo del loro cuore qui in Consiglio», ha detto prendendo la parola Marco Vincenzi, presidente del Consiglio regionale del Lazio, che con Bartoloni ha condiviso un percorso lungo 20 anni. «Chi ha conosciuto Giovanni, come me, notava subito nell’approccio la sua profonda umanità e la sua sensibilità d’animo. Di lui colpivano anche il suo sorriso, la sua intelligenza, la capacità e il senso di appartenenza all'Istituzione. Noi pensiamo che ricordare a un anno di distanza questo grave lutto, un dolore ancora incolmabile, è importante anche per la testimonianza di un uomo con grande senso di appartenenza alla comunità».

Gasbarra: «Era sempre un passo indietro alle luci»

Secondo Enrico Gasbarra, che ha avuto con Bartoloni un grande rapporto di amicizia oltre che professionale, «Giovanni era sempre un passo indietro alle luci. Dietro ogni mia vittoria c'era lui con i suoi consigli, le sue riflessioni, le sue analisi argute, a volte anche dissacranti. Giovanni ha servito questa Istituzione, come le altre in cui è stato, con umiltà e onore». In tante battaglie politiche «c'era la mano di tuo padre Paolo - ha detto Gasbarra rivolgendosi al figlio - Noi siamo andati in pubblico, ma il goal ce l'ha fatta segnare tuo padre! Manca a tutti noi. Aver voluto di decidere di fermare dentro una sala così importante il suo nome e il suo cognome è importante per tutti noi che gli abbiamo voluto bene». L'intitolazione della sala alla sua memoria, «fatta anche sulla spinta di tanti colleghi della stampa, è un bell'esempio per chi è ora nelle istituzioni e per chi verrà. Non è solo una cerimonia fine a se stessa, non è solo il ricordo di un amico, ma è un messaggio che questa comunità lancia al futuro perché si possa seguire quell’esempio di persona perbene».

Ruffini: «Un amico che sapeva ascoltare»

Ernesto Maria Ruffini parla dell’amicizia avuta con Giovanni Bartoloni come «dono inaspettato e uno dei più belli che la vita mi ha riservato. É stato un compagno di viaggio che ci ha visto diventare grandi insieme. Lui era una presenza inconfondibile e insostituibile. Un amico che sapeva ascoltare. Con un misto di pudore, ironia e coraggio - che chi l’ha conosciuto ricorda - riusciva a farti vedere la realtà da un punto di vista differente. Verso di lui ho ancora un sentimento immenso di gratitudine per tutto quello che mi ha regalato. Credo che la promessa che possiamo fare a noi stessi ricordando e onorando la sua vita è quello di non disperdere, ma anzi di continuare a far fiorire, con il nostro paziente impegno i semi che lui ha sparso lungo il nostro percorso con l’augurio di poterlo fare insieme con molti di voi. Ci eravamo fatti una promessa: non prenderci troppo sul serio e di fare sempre quello in cui crediamo per non rischiare di finire per credere in quello che facciamo. Una promessa che spero di portare avanti».

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