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Le 10 emergenze dei giovani / Fuga all’estero

(Antonio Saba)

Solo nel 2016, secondo una stima della Fondazione Migrantes, oltre 124mila nostri connazionali si sono trasferiti all’estero. Il 39% degli “expat” rientra nella fascia 18-34 anni, con un balzo di oltre il 23% rispetto all’anno precedente. Il cosiddetto “brain drain”, la mobilità dei talenti, non è negativo quando si compensa con la capacità di attrarre studenti, laureati e neoprofessionisti internazionali. Ma non sembra essere il caso dell’Italia, a partire dalla capacità di attrarre capitale umano dall’estero. Nel 2016-2017 gli allievi internazionali registrati in Italia dal Miur, il ministero dell’Istruzione, risultavano 79.174. Meno di un quinto dei 438.010 iscritti in Gran Bretagna, nonostante le ricadute su costi e immagine innescate dalla Brexit. Cosa spinge a lasciare la Penisola, senza prospettive di rientro sul breve termine? Gli stipendi non sono l’unico fattore, ma di sicuro incidono. Un giovane italiano nella fascia 25-34 anni guadagna in media poco più di 25.600 euro lordi l’anno. In Germania i contratti “entry level” si attestano in media sui 37mila euro lordi.

Le domanda: Cosa si offre ai professionisti espatriati? Come si può incentivare il “controesodo” e, parallelamente, l’attrazione di talenti dall’estero?

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