arte

Le 10 mostre dell’anno

Da Roma a Parigi tutto il meglio delle esposizioni del 2020 con la speranza di poterle visitare quanto prima di persona

a cura di Stefano Biolchini e Ada Masoero

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Da Roma a Parigi tutto il meglio delle esposizioni del 2020 con la speranza di poterle visitare quanto prima di persona


4' di lettura

La nostra selezione delle 10 mostre dell’anno contiene in sé soltanto un dubbio, che certamente non ha a che vedere con la qualità delle esposizioni qui riassunte. Quando l’emergenza da Coronavirus ci consentirà di poterle visitare di persona? In attesa del via libera dalle autorità sanitarie dei paesi europei e italiane ecco l’elenco che proponiamo convintamente ai nostri lettori.

I marmi Torlonia. Collezionare capolavori

Era già prevista per il 29 giugno prossimo la chiusura della mostra attesissima I marmi Torlonia. Collezionare capolavori, curata da Salvatore Settis con Carlo Gasparri per i Musei Capitolini di Roma. Esposti 92 dei 620 magnifici marmi archeologici raccolti dalla nobile famiglia romana nel palazzo di via della Lungara: una collezione di collezioni, la loro, fitta di capolavori inestimabili, spesso integrati in passato da grandi scultori (tra cui Bernini), riuniti in quella che è la più importante raccolta privata al mondo di sculture di scavo.

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Raffaello 1520-1483

Non meno attesa era la rassegna che le Scuderie del Quirinale, a Roma, avevano programmato per i 500 anni dalla morte dell'Urbinate. Raffaello 1520-1483, aperta il 5 marzo, subito chiusa e poi riaperta in estate, ha subito i danni di Covid-19 ma resterà negli annali per gli studi che l'hanno accompagnata e per la qualità delle 200 opere (oltre cento quelle di Raffaello) che Marzia Faietti e Matteo Lafranconi hanno riunito in un superbo percorso a ritroso che, dagli anni della gloria universale, a Roma, risale a Firenze, all'Umbria di Perugino, e a Urbino, dove nacque.

Tiepolo. Venezia, Milano

“Dormiente” fino al 21 marzo, la mostra Tiepolo. Venezia, Milano, l'Europa presenta nelle Gallerie d'Italia-Piazza Scala circa 70 opere tra dipinti di Giambattista Tiepolo (1696-1770) e lavori di artisti a lui contemporanei, cui guardò o con cui si confrontò in gioventù, oltre ai dipinti dei figli, che lo affiancarono sin dai cantieri di Würzburg e di Madrid (dove morì). Trampolino del suo lancio verso l'Europa fu proprio Milano, dove conobbe i primi veri successi e che ora lo celebra con questa mostra spettacolare curata da Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti.

La riscoperta di un capolavoro. Il Polittico Griffoni

Erano distribuiti in nove grandi musei del mondo i 16 pannelli superstiti del maestoso Polittico Griffoni, dipinto nel 1470-1472 da Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti per la cappella della famiglia bolognese e poi smembrato nel primo ‘700 dal rapace cardinale Pompeo Aldrovandi per ricavarne dei «quadri di stanza». Mauro Natale e Cecilia Cavalca li hanno riuniti, fisicamente e virtualmente (con Factum Foundation), in Palazzo Fava a Bologna, nella mostra La riscoperta di un capolavoro. Il Polittico Griffoni, che li ha riportati nella città d'origine, restituendone tutta la meraviglia.

Tomás Saraceno. Aria

Aperta in Palazzo Strozzi, a Firenze, il 23 febbraio di questo tormentato 2020, poi chiusa e riaperta, per concludersi il 1 novembre, la mostra Tomás Saraceno. Aria, curata da Arturo Galansino, ha richiamato, a dispetto di tutto, ben 60 mila visitatori. Spettacolare e coinvolgente, la rassegna affrontava con le sue opere visionarie un tema appassionante e centrale nel nostro tempo, reso anche più attuale dalla pandemia, come l'interconnessione tra uomo e ambiente, indicando la strada verso la nuova era -auspicata dall'artista- dell'Aerocène.

Carousel

Forse ci sarà ancora tempo, se le mostre riapriranno, per vedere da Camera-Centro Italiano per la Fotografia, a Torino, la mostra Paolo Ventura. Carousel, prorogata fino al 14 febbraio. Nel percorso, curato da Walter Guadagnini con Monica Poggi, sfilano le metafisiche immagini del fotografo (Milano, 1968) noto nel mondo per i suoi “teatrini” stralunati e poetici, di cui realizza le scenografie e i costumi per i personaggi, impersonati da lui stesso e dai familiari. Con i molti lavori conosciuti e inediti, è presentata anche una spettacolare installazione.

Artemisia

Londra. S'intitola semplicemente Artemisia la prima monografica nel Regno Unito di Artemisia Gentileschi (1593–1654 ca.). La mostra della National Gallery di Londra rende omaggio non solo a una grande artista (la prima a essere accolta nell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze) ma a una donna controcorrente, fiera e combattiva che, stuprata in gioventù, si costruì una fama internazionale anche con i cruenti dipinti in cui celebrava eroine vendicatrici come Giuditta e Giaele. A Londra lavorò nel 1639, per Carlo I, accanto al padre Orazio e ora vi torna da primattrice.

Giorgio de Chirico. La pittura metafisica

Fu a Parigi, dal 1911, che Giorgio de Chirico entrò in contatto con la vera modernità. Formato a Monaco di Baviera, all'ombra di Böcklin e Klinger, qui si appropriò del linguaggio capace di esprimere le idee nuovissime che già aveva formulato; qui conobbe Apollinaire, Breton, Éluard, e qui incontrò il mercante Paul Guillaume. Ricca di capolavori, la mostra Giorgio de Chirico. La pittura metafisica, curata da Paolo Baldacci per l'Orangerie di Parigi (e poi, se si potrà, per la Kunsthalle di Amburgo), ruota intorno al rapporto con Guillaume ma si spinge fino a Ferrara dove, dal 1915, prese forma la Metafisica ferrarese.

Victor Brauner (1903-1966)

Il Mam-Musée d'Art Moderne de Paris ha dedicato una grande monografica al romeno Victor Brauner (1903-1966) che, a Parigi conobbe l'opera di de Chirico e dei Surrealisti, diventando un esponente di punta, seppure eccentrico, del gruppo. Oltre cento sue opere (poi destinate, virus permettendo, alla Barnes Foundation di Filadelfia) ne ricompongono la vicenda artistica dalla Romania, nel 1920-25, alla Parigi surrealista, fino agli ultimi anni, non meno visionari. In mostra anche il profetico Autoritratto senza un occhio, 1931, che anticipa ciò che gli sarebbe poi veramente accaduto.

Una rivoluzione ottica

Era una delle mostre più attese dell'anno quella (ora online sul sito del museo) che l'Msk-Museo di Belle Arti di Gand-Gent ha dedicato a Jan van Eyck (1390 ca.-1441). Intitolata Una rivoluzione ottica (perché veramente tale fu la sua pittura cristallina), la rassegna presenta 13 delle 23 sue opere giunte sino a noi, con l'eccezionale opportunità di vedere da vicino gli otto pannelli esterni, appena restaurati, del Polittico di Gand (o dell'Agnello Mistico), dipinto con il fratello Hubert per la Cattedrale. Insieme, un centinaio di opere di maestri coevi, come Masaccio, Beato Angelico, Pisanello.


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